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Adolescenza e genitori. Chi è più spaventato?

Elena Bottari luglio 9, 2012

Dopo aver passato lunghi anni a marcare stretti i propri figli ci si ritrova con dei “non più bambini” e “quasi adulti” per casa, con problemi esistenziali, desiderio di indipendenza ed emancipazione dalla famiglia, voglia di differenziarsi dai modelli ricevuti, lancinante bisogno di stare con altri adolescenti.

I genitori non sanno più bene come comportarsi. I bambini che solo qualche anno prima volevano stare sempre con loro, urlavano mamma e papà ogni venti secondi per poi fare domande come “Perché i capelli crescono?” o “Perchè i vermi mangiano la terra?”, ora chiedono rispetto della loro privacy, hanno una vita sociale più complessa di quella dei genitori e una vita sentimentale da difendere gelosamente.

Cosa resta da fare al genitore, ora un pò orfano e spaesato?

Come lasciare libertà ai figli senza però essere estromessi dalle loro vite?

Come continuare a proteggerli a maggiore distanza?

I consigli di Psyco:

Il genitore dovrebbe mettersi lì a ricordare adolescenza vissuta, stupore e impressioni sgradevoli, lotte con i genitori per la conquista dell’agognata libertà, sbandate, litigi, amicizia e innamoramenti.

Non è un esercizio tanto difficile però bisogna farlo fino in fondo, fino a quando ci si ricorda benissimo delle sensazioni vissute nelle sere in cui, con gli amici, si vagava come zombie da un luogo all’altro e sempre c’era qualcuno che diceva “Cosa facciamo? Dove andiamo?” E regolarmente c’erano almeno due fazioni che non si mettevano d’accordo, e si stava lì a menar il can per l’aia fino a quando arrivava l’ora di tornare a casa.
Nel girovagare magari si parlava anche di qualcosa di importante, si faceva un po’ gli scemi, c’era quello che raccontava qualche prodezza, c’era quello che diceva “Ma vaaaa!” e via così fino a quando si finiva a parlare dei genitori, proprio come i genitori parlano dei figli, come fossero degli sciocconi disorientati, persino un tantino da compatire.

E, a pensarci bene, non è che il riflesso dell’atteggiamento che molti adulti hanno verso i ragazzi, giudicati spesso come “mollaccioni”, pigri, stravaganti, lunatici e inefficaci.
Se on volete che i figli vi trattino come dei bamboccioni crescuti dovete fare lo stesso con loro, ascoltarli senza giudicare subito, lasciarli esprimere anche nelle loro “stravaganze” e accettare che, per loro, siano importanti.

Molti genitori sentono le scelte o i gusti dei figli come qualcosa di lesivo della loro immagine, un pò come una macchiolina sulla propria immacolata reputazione. I capelli verdi e i tatuaggi, gli ascolti musicali diversissimi dai propri, sono come pugnalate alla propria identità. Questo succede perché si considerano i figli come prolungamenti della propria persona e non come persone a sè.

L’esercizio di considerare fin dall’inizio i figli altro da sè aiuta a non trovarsi in panne al momento dell’adolescenza.

Bisogna poi ricordare che, quando eravamo adolescenti, non eravamo mica scemi, eravamo un pò come adesso, solo con meno esperienza, più ideali e molto più tempo davanti. Se abbiamo fiducia nei nostri figli bisogna dimostrarglielo lasciando loro la possibilità di frequentare gli amici, di muoversi autonomamente ma sempre all’interno del rapporto di fiducia. Bisogna che loro non mentano e facciano sempre sapere dove vanno e con chi.

Però non è facile, dopo tanti anni di sindrome da cane da guardia, sempre lì a controllare che non si spaccassero la testa o che non finissero sotto qualche macchina, dire “Vai!”
E’ una cosa a cui abituarsi gradualmente, magari riscoprendo o, se lo si è perso, di ritrovare  il piacere di ritrovarsi in due.

Comportandoci così avremo forse qualche speranza che gli amati rampolli cerchino il dialogo su questioni su cui hanno dubbi o che li rendono inquieti. Non è però giusto pretendere che ci dicano tutto.

Ma come soffocare o ridimensionare le centomila paure che i genitori vedono minacciare i propri figli?
Come hai fatto tu? Hai paura che i tuoi bambini crescano? Vorresti che rimanesse tutto com’è?
Scrivici la tua esperienza o le tue paure!

 

 

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

Comments (2)

  1. Non mi metto di certo a pontificare su quanto SI DEVE fare con i propri figli, ciascun genitore e ciascun figlio sono diversi. Nel mio caso, ho adottato alcune tecniche: mente MOLTO APERTA (per esempio, accompagnando mia figlia dal ginecologo, è inutile far finta che il sesso non esista tra adolescenti), INTERESSE verso le attività dei propri figli, anche se sono distantissime dalle nostre e ci sembrano inconcludenti (anche passare ore ad ascoltare musica è per loro importante), DIALOGO in cui ci si espone in prima persona, parlando dei propri problemi lavorativi e famigliari, coinvolgendo i ragazzi nelle nostre vite e non lasciandoli fuori con l’assurda pretesa di proteggerli dai mali del mondo. Importantissima poi è la COERENZA, noi adulti non possiamo permetterci di parlare bene e razzolare male, il senso della giustizia e dell’onestà si formano proprio in questa fase. Infine, tanta PAZIENZA e spalle larghe, per assorbire gli inevitabili urti di atteggiamenti scontrosi e di opposizione, senza dimenticare che gli adolescenti sono soggetti a tempeste ormonali! Ecco, questo è ciò che funziona per me. Un’ultima cosa: non dimentico mai di abbracciare mia figlia quando è il momento giusto, le manifestazioni d’affetto anche se non sembra sono molto gradite, forse ancor di più che da piccini. Ciao!

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