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Amicizia e sicurezza ai tempi del web

Flavia Cavalero maggio 21, 2015

L’amicizia è stata studiata fin dai tempi più antichi e da molte discipline, dall’antropologia alla filosofia, dalla sociologia alla pedagogia, dalla psicologia alla statistica. Ogni studio ha riportato suddivisioni, tipologie, dati, teorie.
E’ stata da sempre anche cantata, dipinta, recitata, scritta.

E’ un gran bel fenomeno in effetti! Di tutti questi studi e citazioni, ce n’è una che potrebbe chiudere il cerchio, è quella di Aristotele secondo cui l’amicizia è “cosa necessarissima per la vita”.

Ancora oggi l’amicizia è cosa necessarissima per la vita delle persone, con il tempo è cambiata la forma, ma la sostanza è rimasta immutata. I vari trattati sull’amicizia fanno da sempre molte suddivisioni, differenziano tra rapporti di lavoro, conoscenze, innamoramenti, rapporti di utilità. Inseriscono all’interno della categoria “amicizia” altri tipi di relazioni. A mio parere è una forzatura, perché l’etichetta è ben chiara e quando si parla di amicizia ci si riferisce ad un fenomeno che è altro da conoscenze, rapporti di lavoro, eccetera eccetera.

La prova del nove può essere fatta chiedendo ad un bambino. Lui non vi risponderà che la maestra è sua amica, perché sa bene cosa si intende: con la maestra lui ha un “rapporto di lavoro” che può essere, ed è sperabile che lo sia, positivo e affettuoso, ma la maestra non è la sua amica.

Un bambino non vi dirà che suo fratello o sua sorella sono suoi amici, perché lui sa bene che quello è un rapporto parentale, che il loro legame è di un altro tipo e che non è nemmeno così facile confrontare questi due fenomeni.

Un bambino non vi dirà nemmeno che è suo amico un altro bambino che di tanto in tanto incontra al parco, perché lui sa che quel bambino è un conoscente; sa che ci può giocare insieme di tanto in tanto, che la cosa è piacevole, ma è un conoscente e la loro relazione c’è solo quando l’incontro accade casualmente.

Con molta probabilità un bambino vi racconterà che il suo amico è il suo compagno di giochi preferito, con il quale di tanto in tanto litiga (e quando accade lui soffre tantissimo), vi racconterà di un bambino del quale custodisce i segreti e al quale affida i suoi segreti. Vi dirà che è un bambino bravo, simpatico e intelligente, spesso anche percepito come migliore di lui stesso.

Noi adulti abbiamo invece bisogno di suddividere tutto in categorie, di creare gerarchie, di “mettere i puntini sulle i”, come se le parole non avessero come loro caratteristica quella di indicare una cosa precisa. D’altronde è anche vero che i ritmi delle nostre quotidiane vite sono frenetici e le relazioni che intessiamo sono molteplici e si rischia di confondere i ruoli. L’uso degli Smartphone e dei social network complica ulteriormente la faccenda perché, seppur virtualmente, siamo continuamente connessi e in collegamento con altre persone. Questo è un elemento di grande complessità che si aggiunge al tema dell’amicizia, perché il mondo virtuale può trarci in inganno, non solo per la creazione di finte amicizie, ma proprio a livello psicologico. Essendo un intermediario, permette di triangolare alcune dinamiche e di fare cadere alcune nostre difese che in una relazione faccia a faccia sono attive e di attutire alcuni segnali che funzionano da “campanello di allarme”.

A questi elementi va data molta importanza specialmente nell’età dell’adolescenza in cui si sente maggiormente il bisogno di amicizia. Nel mondo virtuale possiamo far vedere solo alcune parti di noi stessi, solitamente utilizziamo quelle che sappiamo essere le migliori, celandone altre, proprio quelle che nella vita reale renderebbero l’altro meno propenso a diventare un nostro amico. E poi ci sono le chat, e in questo ambito i rischi sono altissimi.

Molti adolescenti che ricercano amici su Internet considerano questo strumento come un’ importante possibilità per fare conoscenze con la speranza che si trasformino poi in amicizia. Questo non è impossibile ma è importante allertarli ai rischi che in campo virtuale possono essere maggiori che in campo reale.

Nel mondo dei social network l’altro è quello che mi fa vedere di sé e ciò che io proietto su di lui. L’identità spesso è nascosta e talvolta può essere totalmente falsa. Qualcuno può indurci a parlare di noi stessi e a fornire informazioni private e sensibili. Episodi di manipolazione, adescamento con promesse di regali o sull’illusione di trovarsi di fronte a innocui coetanei vanno prevenuti informando i giovanissimi ma anche monitorando la loro attività on-line da computer fisso o dispositivi mobili installando browser che permettano l’accesso solo a determinati contenuti, programmi filtro e soluzioni di ricerca sicura sui motori. Per quanto riguarda i dispositivi mobili si possono scaricare app che garantiscono la sicurezza ma la cosa più importante è spiegare ai ragazzi il motivo di questi filtri, perché non cerchino di navigare dai dispositivi di amici o conoscenti.

Il preoccupante reato del grooming, perpetrato da adulti ai danni dei minori tramite una comunicazione amichevole volta al plagio e all’abuso sessuale o al ricatto per ottenere performance pornografiche, deve essere ben conosciuto dai genitori ma anche dagli insegnanti che hanno un ruolo chiave nel mettere i giovani al riparo da veri e propri orchi che sono la vergogna del web.

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L’immagine del Telefono di Bell è di Internet Archive Book Images via Flickr

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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