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Barbie, non solo una bambola

Flavia Cavalero giugno 16, 2014

E’ il 9 marzo 1959 quando la Mattel commercializza la Barbie, la bambola più venduta al mondo che avrebbe dovuto essere solo una bambola, invece è diventata un fenomeno commerciale: costruita in Giappone, nel primo anno furono vendute trecentocinquantamila pezzi al prezzo di tre dollari l’una. La prima versione era vestita con un costume zebrato, in doppia versione bionda o mora, pettinata con una lunga coda.

Barbie kimono

In Italia dobbiamo aspettare il 1964 per conoscerla ed innamorarcene immediatamente.

Questa bambola ha una storia che la precede: la moglie di uno dei due originali titolari della Mattel trovò interessante il fatto che sua figlia Barbara, soprannominata Barbie, preferisse giocare con le immagini delle attrici ritagliate dalle riviste anziché con le bambole. Questa fu l’intuizione geniale da cui arriva la Barbie che interpreta i canoni di bellezza dell’epoca americana, amplificandoli un po’.

Nel 1961 arriva Ken, il fidanzato e successivamente altre bambole di etnie diverse come quella afroamericana e asiatica, nel tempo la cerchia si ingrandisce: nel 1964 si aggiunge  Skipper, nel 1966 i gemelli Tutti e Todd, Stacie nel 1992, Kelly nel 1995 e la piccola Krissy nel 1999.  Nasce la storia di Barbie, quasi una telenovela con intrecci di amicizie e fidanzamenti, per cui sappiamo che non si è mai sposata con Ken, che ha conosciuto su un set televisivo e dal quale si è separata nel 2004. Segue un flirt con il surfista Blaine, ma oggi Barbie è single. Sempre nel 2004 annuncia la sua campagna elettorale per diventare presidente degli Stati Uniti, con il Partito delle Ragazze, con tanto di programma elettorale.

Se all’inizio la bambola veniva commercializzata con un vasto guardaroba, fatto di abiti e accessori venduti separatamente, negli anni sempre più spesso veniva venduta con accessori tecnologici come computer, lettori musicali e cellulari. Non mancano cani, gatti, cavalli, cuccioli di ogni specie, veicoli di tutti i tipi.

Negli anni 2000 anche la Barbie conosce la crisi, ha bisogno di un restiling ed entrano in scena stilisti famosi, nasce il sito Internet barbiegirls.

A cosa è dovuto un successo di tale misura? Chissà, sarebbe bello avere la formula magica che lo ha generato. Possiamo fare alcune ipotesi:

  •  ha fatto da sparti acque nell’immaginario collettivo femminile: ora la bambola non rappresenta più il bambino del quale prendersi cura, ma un modello in cui identificarsi
  • viene spezzato lo schema per cui le bambine giocano con le bambole per imparare a fare la mamma: la bambina non assume più il ruolo di mamma ma quello di donna
  • la bambola ha un’età indefinita, ma sicuramente non ha le fattezze infantili
  • Barbie ha tutto ciò che si può desiderare, il suo ambiente è costituito da tutti i desiderata creati dal consumismo

La Barbie ha tracciato una linea di confine tra lei e le altre perché ha portato un messaggio nuovo, all’improvviso, nell’immaginario collettivo, la bambola non è più quel giocattolo che raffigura il bambino da accudire, ma diventa la donna da ammirare. Porta con sé un’immagine femminile particolare, che per anni condizionerà tanto le passerelle della moda quanto le scenografie cinematografiche.

Barbie vestito da sera

Se fosse reale le sue misure sarebbero 100-45-85, sarebbe alta 1,75 e peserebbe 50 chili, pochino non ti sembra?

Nel corso di decenni la bambola in questione è diventata oggetto di culto e collezionismo che ha assunto quasi dimensioni di massa, cosa ben accolta dalla casa costruttrice che ha creato così una linea di esemplari da collezione. Qui la panoramica delle sette più costose.

Oggi ha un indice di penetrazione sul mercato pari al 99 per cento, cioè 99 persone su 100 hanno una Barbie e parliamo di adulti prima ancora che di bambini, collezionisti disposti a pagare anche cifre altissime per una Barbie Blonde Ponytail n 1 del 1959.

Le immagini sono tratte da Barbie, guida per i collezionisti di Janine Fennick

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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