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Bruno Olivieri, fumettista alle prese con un Oskuro Kavaliere

Elena Bottari dicembre 1, 2016
Siamo felici di ospitare qui Bruno Olivieri, fumettista di lungo corso noto ai più piccoli per la sua gradita presenza su Il Giornalino e ai più grandi per le sue vignette umoristiche e per il nuovo progetto del Kavaliere Oskuro. Gli abbiamo posto qualche domanda sul suo lavoro e sul senso dei bambini per il fumetto.

Apprendiamo dal tuo blog che hai tenuto corsi di disegno per bambini e ci interessa sapere qualcosa su questa tua esperienza e su come, attraverso Il Giornalino, loro si avvicinino alle tue storie, al disegno e ai fumetti. Ti piace lavorare con i bambini e per i bambini?

Mi capita spesso di fare laboratori per bambini. Per lo più si tratta di laboratori di “narrazione per immagini” o, nello specifico, di “fumetto” vero e proprio anziché di semplice “disegno”. C’è una certa differenza tra le due cose, perché il saper disegnare non sempre implica la capacità di saper raccontare per immagini. I racconti a fumetti del Giornalino, come quelli di altre riviste dedicate agli adolescenti, cercano di dare proprio questo tipo di stimolo ai loro giovani lettori. Il linguaggio a loro dedicato deve essere chiaro, diretto e senza molti compromessi. La mia esperienza nel campo dell’insegnamento della materia ai bambini è molto utile perché mi permette di entrare in punta di piedi nel loro immaginario, di vedere e cercare di capire il loro punto di vista attraverso la loro interpretazione della realtà. È sempre una gran bella scoperta, ogni volta diversa e affascinante. Un costante “Do ut des” che credo sia irrinunciabile per chi, come me, fa questa professione.

Paky, Bruno Olivieri

Abbiamo letto la “Tragica scomparsa di Babbo Natale” su Il Giornalino e siamo curiose di sapere se i bambini apprezzino la visione non edulcorata della realtà e l’umorismo surreale degli autori. Quali sono i modelli a cui tu e Beppe Ramello vi ispirate? Quali erano i tuoi fumetti preferiti da bambino?

Qualcuno ha detto che “La fantasia per i bambini è una realtà necessaria”. Io sono d’accordo con questa affermazione. Nel raccontare le storie dei fumetti a loro dedicati è importante trovare il giusto metodo, scegliere il linguaggio più opportuno, cavalcare l’onda della loro fantasia. Stando in mezzo a loro, come in occasione dei laboratori, appunto, dalle storie che raccontano anche attingendo dalle loro esperienze personali, ci si rende conto di come essi siano una fonte inesauribile di ispirazione e molto spesso i loro racconti sono molto meno edulcorati di quanto si possa pensare. Così come il loro umorismo è molto più surreale di quello di alcuni adulti.

Nel caso specifico del piccolo Watson (il personaggio della “Tragica Scomparsa di Babbo Natale”), le cui storie sono affidate alla fantasia inarrestabile di Beppe Ramello, le ambientazioni londinesi e lo spirito investigativo di John Watson, richiamano inequivocabilmente le atmosfere evocate dallo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle. Il cognome di John, che è lo stesso del mitico assistente del famoso investigatore, il dottor Watson, del quale egli ha più volte dichiarato di essere un discendente, non lascia adito a dubbi.

Elementare Watson, Buno Olivieri
Per quanto riguarda il suo aspetto grafico, personalmente mi sono ispirato ai fumetti che leggevo da bambino, ovvero quelli di scuola franco-belga che trovavo spesso proprio nelle pagine del Giornalino (Lucky Luke, Gaston Lagaffe, Spirou…), che leggevo fin dall’epoca della mia adolescenza.

Hai voglia di raccontarci il progetto sul Kavaliere oskuro? L’anteprima che ha pubblicato fa parte di un progetto più ampio? E’ il cavaliere ad essere oscuro o sono i tempi che viviamo?

Il progetto del Kavaliere Oskuro (scritto con le “K”) è più che altro un’evasione personale nata dall’esigenza di uscire dai cliché di tutto ciò che ho prodotto negli ultimi anni. Infatti, il target al quale si rivolge non è propriamente quello dei fumetti per bambini, bensì è indirizzato a un pubblico ben più maturo.
Il progetto è in divenire, ci lavoro da qualche tempo e man mano che procede si arricchisce di nuovi risvolti.
Il mondo del Kavaliere Oskuro, per gli amici “Kav”, attinge continuamente dall’universo dei supereroi dei fumetti del quale è un’evidente parodia, ma non solo. Il suo linguaggio è molto spesso quello proprio dei social, dai quali sfrutta continuamente i meme e i vari tormentoni del momento. A volte con la stessa aggressività e frustrazione di chi commenta e scrive certi post.

Il Kavaliere Oskuro, Bruno Olivieri

Kav, infatti, vive la stessa vita di noi comuni mortali e la sua specialità di supereroe è semplicemente quella di riuscire a passare indenne attraverso i guai, gli imprevisti, e le molteplici difficoltà quotidiane, dalla fila alle Poste per pagare una multa, al farsi largo tra i passeggeri di un autobus nelle ore di punte. Egli non riesce ad evitarle, ma cerca semplicemente di sopravvivere a tutto ciò. Un po’ come facciamo tutti, insomma. Siamo tutti Kavalieri Oskuri, in tempi “oscuri”.

La tua vignetta sulla poesia di Dino Campana è molto bella. Ha avuto successo?

Ammetto di non essere un grande lettore di poesie. Però ho alcuni punti di riferimento e ogni tanto mi piace scoprirne di nuovi. Dino Campana è uno di questi. Ho realizzato quell’illustrazione a corredo di una strofa della bella poesia “L’Invetriata”, spinto dall’ispirazione del momento e per sperimentare l’efficacia di un simile accostamento. Devo dire che i riscontri sono stati soddisfacenti e chissà che in futuro tutto ciò non possa sfociare in qualcosa di più concreto.

Se un editore ti desse carta bianca cosa ti piacerebbe fare?

Nel cassetto ho un buon numero di idee e di progetti di vario genere realizzati in proprio o con la collaborazione di altri valenti sceneggiatori ma, come nel caso del Kavaliere Oskuro, mi piacerebbe privilegiare quelli che al momento sembra che possano avere una difficile collocazione editoriale, un po’ per scommessa nella speranza che siano graditi al pubblico. Ma mi rendo conto che è sempre difficile essere editor di se stessi, specialmente quando si è troppo coinvolti.

 

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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