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Bugie tra fantasia, bricconate e autonomia

Elena Bottari novembre 16, 2012

Babbo sapessi quante me ne sono successe, non me le scorderò finché campo. Che ti è successo Pinocchio?
Babbo vedessi pioveva nevicava e te non c’eri, io avevo una gran fame e allora il grillo mi ha detto: “te lo meriti ti sta bene. Sei stato cattivo!”. E io sai che ho fatto? Gli ho dato un martellata! Ho fatto bene babbo e ho detto: “cosi impari!”. Poi ero stanco avevo fame avevo sonno e te non c’eri babbo, non c’era il mio babbo; allora mi sono messo sul fuoco per riscaldarmi e il fuoco mi ha bruciato e ora la fame ce l’ho sempre… e il vestitino non ce l’ho più. Me lo faresti un vestitino nuovo di zecca babbo?

E perché te lo dovrei rifare? Per farti di nuovo scappare di casa e rimandarmi in prigione?
Ti prometto che da qui in avanti sarò buono. Andrò a scuola e mi farò onore!

Questo è un dialogo tra Pinocchio e Geppetto: l’uno che racconta un sacco di bugie, che pone tutto ciò che gli accade come non dipendente dalla sua volontà e l’altro che cerca di tenere duro e di non cedere alla prima promessa. Sappiamo poi come continua la storia.

Con un figlio adolescente spesso la frottola è lì al varco, che aspetta il momento buono per essere infilata a giustificazione di un comportamento. Tu te ne accorgi, lo scopri praticamente subito e cosa fai? Di solito ci si arrabbia, ci si sente traditi e sminuiti nel ruolo di genitore–confidente, nonché gestore della vita del proprio figlio.

Ma se tutti i figli prima o poi mentono, un motivo ci sarà???

A seconda dell’età la bugia ha scopi e funzioni diverse.
Nei bambini è una sperimentazione, un modo per vedere se è possibile modificare la realtà con il pensiero, un espediente funzionale per cercare di ottenere o di nascondere qualcosa. E’ anche una modalità utile a sviluppare strategie e abilità.

Fintanto che sono occasionali è sufficiente svelarle; se diventano frequenti allora è possibile che abbiano la funzione psicologica di costruire un mondo diverso dal reale e, in questo caso, è importante capire quali sono gli elementi di disturbo che rendono necessario il ricorso continuo alla fantasia.

Altro aspetto da non sottovalutare è l’esempio che noi stessi diamo ai bambini, più noi abbiamo l’attitudine a mentire o a non rispondere o ad evitare le loro domande, più loro si sentono autorizzati ad imitare questo comportamento.
Come per ogni altro aspetto della vita, non possiamo pretendere che i figli “si comportino bene”, se non siamo noi i primi a farlo. Bis0gna stare attenti a non creare contraddizioni tra quello che predichiamo e quello che facciamo.
Tornando all’esempio di Pinocchio, se ci pensate bene, a cosa sono serviti i predicozzi e le punizioni della fata turchina?
Pinocchio è rinsavito davvero quando ha visto il suo babbino in mezzo alle onde, pronto a morire per trovare il suo bambino-burattino. Quello che fa muovere davvero i ragazzi è la sincerità dei sentimenti.

Negli adolescenti la menzogna è un passo verso l’autonomia, una scappatoia per fare ciò che si vuole indipendentemente dal consenso dei genitori. La bugia è un modo per imparare a salvaguardare la propria privacy ed incominciare ad escludere i genitori dalle proprie scelte e può avere svariate funzioni:

  • di compensazione (coprire aspetti ritenuti inadeguati)
  • di manipolazione (ottenere qualcosa)
  • di copertura (nascondere qualcosa)
  • di rinvio (attendere di riuscire ad affrontare apertamente una questione)

L’attenzione deve essere alta quando il ricorso alla menzogna è ripetuto e sistematico, perché indica una difficoltà ad accettare la realtà e ad affrontarla e deve essere alta rispetto ai comportamenti a rischio: le bugie preoccupanti spesso non sono quelle che fanno maggiormente infuriare i genitori.

Abbiamo scelto due aforismi:

Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero. (Oscar Wilde)

Quello che ho detto ho detto. E qui lo nego! (Totò)

E una bellissima poesia di Gianni Rodari:

Il paese dei bugiardi

C’era una volta, là dalle parti di Chissà,
il paese dei bugiardi.
In quel paese nessuno diceva la verità,
non chiamavano col suo nome nemmeno la cicoria: la bugia era obbligatoria.

Quando spuntava il sole c’era subito uno pronto
a dire: “Che bel tramonto!”
Di sera, se la luna faceva più chiaro di un faro,
si lagnava la gente: “Ohibò, che notte bruna, non ci si vede niente”.

Se ridevi ti compativano: “Poveraccio, peccato, che gli sarà mai capitato di male?”
Se piangevi: “Che tipo originale, sempre allegro, sempre in festa.
Deve avere i milioni nella testa”.
Chiamavano acqua il vino, seggiola il tavolino
e tutte le parole le rovesciavano per benino.
Fare diverso non era permesso,
ma c’erano tanto abituati che si capivano lo stesso.

Un giorno in quel paese capitò un povero ometto
che il codice dei bugiardi non l’aveva mai letto,
e senza tanti riguardi se ne andava intorno
chiamando giorno il giorno e pera la pera,
e non diceva una parola che non fosse vera.
Dall’oggi al domani lo fecero pigliare
dall’acchiappacani e chiudere al manicomio.
“E’ matto da legare: dice sempre la verità”.
“Ma no, ma via, ma và …”
“Parola d’onore: è un caso interessante, verranno da distante
cinquecento e un professore per studiargli il cervello …”
La strana malattia fu descritta in trentatre puntate
sulla “Gazzetta della bugia”.

Infine per contentare la curiosità popolare
l’Uomo-che-diceva-la-verità
fu esposto a pagamentonel “giardino zoo-illogico”
(anche quel nome avevano rovesciato …)
in una gabbia di cemento armato.

Figurarsi la ressa.
Ma questo non interessa.
Cosa più sbalorditiva, la malattia si rivelò infettiva,
e un po’ alla volta in tutta la città si diffuse il bacillo della verità.
Dottori, poliziotti, autorità tentarono il possibile per frenare l’epidemia.
Macché, niente da fare.
Dal più vecchio al più piccolino la gente ormai diceva
pane al pane, vino al vino, bianco al bianco, nero al nero:
liberò il prigioniero, lo elesse presidente,
e chi non mi crede non ha capito niente.

Tu come riconosci le bugie? Senza un pò di bugia come si fa a far funzionare la fantasia?
Quali sono le bugie che non bisogna lasciar correre? Raccontaci la tua esperienza!

Articolo di Flavia Cavalero

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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