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Una buona occasione contro gli sprechi alimentari

Elena Bottari ottobre 20, 2014

La civiltà dello spreco alimentare è una ben triste civiltà. Lugubre ed egoista, preferisce buttare che ragionare. Produce più di quanto serva, compra per riempire frigoriferi da cui molti alimenti usciranno solo per finire nella spazzatura (e speriamo che si tratti di quella riservata all’organico).
Un ciclo perverso ci trascina sul filo dell’ipernutrizione, per sostenere l’iper-produzione, l’iper-spreco degli iper-mercati con filodiffusioni in scale maggiori e 3 x 2 che spesso, valutato il prezzo al chilo del prodotto, convengono a qualcun altro.

Questo mondo

  • si foraggia dall’agricoltura intensiva, dalle monoculture ad alto tasso di chimica e a bassissimi prezzi per i produttori (e spesso zero diritti, come si evince dalla piaga del caporalato)
  • produce un’enorme quantità di imballaggi ( il 35-40% in peso e il 55-60 % in volume della spazzatura che si raccoglie ogni anno in Italia è fatta da imballaggi) Fonte Comuni Virtuosi
  • impoverisce la biodiversità puntando tutto su poche varietà di piante
  • produce spreco nei campi, sui banchi del supermercato e nelle nostre case (in Europa 89 milioni di alimenti all’anno finiscono nella spazzatura)

Soffocato in discarica il cibo fermenta in mezzo alla plastica, produce metano e anidride carbonica. Il punto non è tanto come utilizzare questo fantomatico “biogas” ma come fare a non produrlo, come evitare che questi rifiuti finiscano in discarica.
Il cibo, la cui produzione è costata soldi, lavoro, acqua, energia, dovrebbe essere utilizzato per nutrire gli esseri umani, gli animali, i terreni e solo alla fine, essere compostata nella terra o finire in discarica. E’ molto triste che non si possa più nutrire gli animali in allevamento con gli scarti alimentari. Una legge europea lo vieta dal 2006 e c’è da chiedersi se l’alternativa dei mangimi sia vincente, vista l’origine non proprio chiara degli ingredienti. Dalla notte dei tempi i maiali hanno mangiato i nostri avanzi. Se qualcosa fosse andata storta non esisterebbero più i maiali, o no?

Se non producessimo per sprecare, sarebbe già un grande passo avanti: elimineremmo molti problemi ecologici che affrontiamo ogni giorno.

Cosa possiamo fare nelle nostre case, per arginare questo fenomeno aberrante, questo colossale spreco alimentare?

  • comprare cibo di alta qualità, di provenienza locale, senza tanti imballaggi
  • acquistare, spesso, piccole quantità di cibo
  • se vogliamo comprare di più, andare sempre muniti di lista della spesa e programmiamo i menù dei pasti
  • evitare le offerte 3 per 2
  • comprare alimenti semplici da cucinare sul momento
  • riusare gli avanzi in piatti della nostra tradizione (timballi di pasta, crocchette, frittate, tortini, macedonie…)
  • raccogliere gli umidi a parte per compostarli nel nostro giardino (se lo abbiamo :))

Stanno nascendo nuovi supermercati anti-spreco, i cosiddetti last minute market. Approfittiamone!
Alimenti in prossimità di scadenza, ma ancora buoni, sono venduti a prezzi bassi.
Per eliminare gli imballaggi, cosa c’è di meglio che un negozio che vende tutto sfuso? Cereali soffiati, sapone al litro, saponette, arachidi, pasta, tutto senza il peso del packaging!

Nelle scuole del Piemonte stanno circolando un bel film (Just eat it) e una lodevole iniziativa per sensibilizzare i ragazzi ai problemi dello spreco alimentare (Una buona occasione). I dati sui ragazzi sono incoraggianti. Ne sanno molto e vogliono conoscere di più. Bravi loro e sotto ai grandi. Tutti nei mercati dei contadini il sabato mattina 🙂

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La foto della discarica è di US National Archive via Flickr

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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