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Come costruiamo i nostri legami affettivi?

Elena Bottari gennaio 15, 2014

Nel nostro viaggio nei sentimenti amorosi, passando anche per la separazioneeccoci al concetto di attaccamento e all’analisi di come costruiamo i nostri legami affettivi.
In base agli studi di Bowlby e colleghi, i tipi di legami che instauriamo da adulti sono molto influenzati dal tipo di attaccamento che avevamo da bambini nei confronti di chi si occupava di noi. Non è ancora così chiaro quando avvenga il passaggio dall’attaccamento verso i genitori a quello tra i pari: l’adolescenza è sicuramente un transito anche in tal senso.

Gli stili di attaccamento infantile, che tendiamo a riprodurre nei rapporti di coppa da adulti, per nostra fortuna non sono così rigidi da non poter essere cambiati. Ciò che non risulta esserci più funzionale, ciò che ci fa soffrire sebbene un tempo ci sia stato utile, può sempre essere trasformato. Il costo può essere alto in termine di fatica e di impegno personale, ma il gioco vale sicuramente la candela.

Tipi di attaccamento nei bambini

Chi ha avuto esperienza di Attaccamento sicuro è una persona che non teme gli abbandoni, che sa stare sola ed esplorare l’ambente circostante e che, soprattutto, sa di essere amato e, da adulto avrà tendenza a stabilire relazioni con persone dai tratti caratteriali forti e sicuri e che dimostrano i loro sentimenti. Così come il legame materno era basato sulla fiducia, anche quelli futuri saranno impostati in questo modo. Le future relazioni tenderanno ad essere stabili e durature e i partner tenderanno a costituire uno per l’altro la reciproca” base sicura”.

Attaccamento ansioso ambivalente

Quando un bambino non ha la certezza che il genitore sia disponibile a rispondere in caso di bisogno, sperimenta un’intensa angoscia di separazione: per lui il distacco è un’impresa molto complessa e l’esplorazione dell’ambiente lo manda in ansia. All’origine vi possono essere esperienze di diverso tipo comunque vissute in modo negativo: da genitori che realmente non si prendono cura del bambino in modo adeguato a minacce di non amarlo per certi comportamenti a separazioni frequenti fino a morti precoci non spiegate. In tutte queste situazioni vi è la presenza di un adulto di riferimento che a volte si dimostra disponibile, altre no, in modo inspiegabile per il bambino. Questi bambini crescono dubitando non solo degli altri ma anche di loro stessi e credono di essere deboli e colpevoli di fronte ad un mondo difficile da affrontare.

Da adulti, la relazione è vissuta con il timore costante di perdere l’altro. Ne conseguono richieste di rassicurazione e molto controllo; apparentemente si creano coppie che sembrano vivere in simbiosi. Simbiosi manifesta che cela la necessità di non restare soli, necessità che spesso indurrà l’individuo ad idealizzare l’altro. Predomina il senso di colpa per non sentirsi mai adeguati.

Attaccamento evitante/distanziante

Questo stile di attaccamento si crea quando il bambino fa esperienza del rifiuto continuo da parte della madre quando cerca conforto e protezione e sente di dover fare affidamento solo su se stesso.

Ne deriva insicurezza, convinzione di non essere amato, tendenza all’evitamento; l’immagine di sé come positivo e affidabile versus l’atro negativo ed inaffidabile. L’autonomia diverrà il mito da perseguire in seguito alla convinzione che alle richieste di cura si ottiene un rifiuto e la persona mira all’autosufficienza assoluta.

Quando ha una relazione di coppia tende a mostrare spirito eccessivamente critico, non mostrare affetto, evitare i conflitti, sentirsi annoiato.

Attaccamento disorganizzato

Sviluppano un attaccamento disorganizzato quei bambini che vivono storie di abuso e maltrattamento da parte della figura allevante; elaborano rappresentazioni interne della relazione, confuse e incoerenti.

Da adulti spesso  avranno serie difficoltà a scegliere partners affidabili, correndo il rischio di farsi coinvolgere in relazioni distruttive, con persone violente e aggressive.

Articolo di Flavia Cavalero

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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