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Come ho messo ordine nel Caos chiamato Andare a scuola

Elena Bottari ottobre 8, 2013

Andare a scuola è una sfida per i bambini ma anche per i genitori che devono ricordarsi i giorni di ginnastica, quelli di nuoto, le merende della mattina, le merende del pomeriggio per quando c’è un’ attività sportiva dopo le quattro. Arrivare a scuola ordinati ed  equipaggiati sembra facile ma non è!

Anche tu e tuo figlio dimenticate la merenda o la cartella?

Ecco come ho provato a responsabilizzare il mio primino che in nemmeno un mese di scuola ha dimenticato due volte la cartella (una volta a casa, una volta a  scuola), almeno tre volte il grembiule (sempre a scuola) e lasciato in classe la sacca di nuoto come umidificatore naturale, per due giorni. La classe però non è una fungaia e i costumi da bagno ammuffiti è meglio evitarli.

Grazie a questo foglio semplice ed intuitivo, appeso sul portone di casa, abbiamo migliorato parecchio le cose. Il bambino ci mette il proprio nome e diventa co-responsabile del progetto “arrivare a scuola con quel che serve“.

Organizzazione settimana

La sera controlliamo cosa ci serva portare il giorno dopo. Prepariamo la cartella e riempiamo le eventuali sacche sportive. Se fuori piove e non ci sono speranze che il grembiule si asciugi, lo mettiamo dentro al calduccio. Il giorno dopo, prima di lanciarci (a piedi) nel pazzo traffico delle otto,  controlliamo se abbiamo tutto e partiamo come vichinghi all’arrembaggio verso la scuola.

Famiglia vichinga

Quando ad essere fusi di testa sono sia i bambini che i genitori :), può tornare utile schematizzare la routine quotidiana, insomma dare rappresentazione visiva delle varie “filiere” che, lunghe o corte che siano, bisogna seguire per non inceppare gli ingranaggi dell’andare a scuola con tutto quel che serve e riportare a casa il bottino intatto.

Le filiere principali sono legate a:

  • il grembiule
  • la merenda
  • le varie sacche (ginnastica, nuoto e varie altre attività corroboranti)

Gli obiettivi dello schemino che abbiamo disegnato sono:

  • responsabilizzare lo scolaro
  • responsabilizzare il genitore che magari pensa a cose più “adulte”
  • mostrare al bambino che ogni filiera prevede fasi di approvigionamento e manutenzione senza le quali la routine va all’aria
  • creare una disciplina
  • visto che ci siamo, imparare i giorni della settimana
  • entrare un pò più a fondo nel principio di realtà secondo cui le cose non tornano a casa da sole, non si lavano da sole, non compaiono nella dispensa per magia.

Il grembiule, ad esempio, va portato a casa e va lavato il sabato, steso la domenica, stirato (se è necessario, io non lo stiro) e indossato bello pulito il lunedì mattina come ogni altro giorno della settimana scolastica.
Per comprendere bene il meccanismo, cosa c’è di meglio che coinvolgere il primino nel bucato e nella fase di stenditura?
Questo è l’unico modo per renderlo autonomo e anche soddisfatto di una pratica che, altrementi, potrebbe sembrare accessoria e priva di senso.

Le merende crescono sugli alberi ma, visto che noi non abbiamo alberi da frutto sul balcone, tocca la fase di cambusa: andare al mercato e comprarne abbastanza per una settimana. Ogni giorno bisogna ricordarsi di metterla nello zaino.

L’equipaggiamento sportivo richiede particolare attenzione. Per andare a nuoto servono: cuffia, costume, accappatoio, ciabatte. Un sacco di roba. Bisogna stare attenti a non perdere niente: né i vestiti con cui si è arrivati, né l’attrezzatura. Arrivati a casa bisogna svuotare la sacca, lavare quello che è sporco, mettere ad asciugare tutto e poi riordinare tutto nella sacca per la settimana dopo.

Prese silngolarmente, queste incombenze sembrano di semplice e quasi trascurabile realizzazione, ma tutte insieme fanno un bel ciclo di impegni e di responsabilità che conviene imparare da bambini, anche per spezzare la maledizione carmica di genitori confusionari e distratti.

Comunque, anche per noi vecchioni, non è mai troppo tardi 🙂

Se ti va di spiattellare con i figli e sei in vena di disciplina, leggi

Articolo e immagini di Elena Bottari

 

 

 

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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