Bambini e apprendimento

Compiti a casa in prima elementare: come, quando, quanti, perché

Esistono molte scuole di pensiero sui compiti a casa in prima elementare. I compiti servono per consolidare le nozioni apprese e a non perdere l’allenamento, soprattutto durante lunghi periodi di vacanza.
Non devono però essere troppi  e il numero di esercizi dovrebbe essere ben distribuito nel tempo a disposizione, per evitare di trascorrere ore e ore a rispondere a quesiti di cui, sopraggiunta la stanchezza, non si capisce più molto. Se, alla fine, i compiti li fanno i genitori che spronano i figli a furia di “aiutini”, non otteniamo lo scopo prefissato.

Possiamo ben dire che assegnare i compiti è una vera arte. I compiti dovrebbero essere ben assortiti, per non risultare ripetitivi e dovrebbero essere chiari. Le operazioni richieste non dovrebbero essere troppe, perché i bambini di sei anni faticano a ricordare di ritagliare, incollare, leggere, completare, copiare, colorare…
Il colore è da utilizzare se aggiunge qualcosa alla comprensione dell’esercizio ma colorare per colorare è una specie di punizione divina che porta i bambini ad odiarne l’atto. Ha senso colorare quando si disegna ma passare ore intere a colorare fotocopie non è indispensabile.

I compiti del fine settimana di solito sono più “robusti” e mal tollerati dai genitori. Se ci si sveglia presto, la cosa migliore è farli dopo la colazione, quando i bambini sono ben riposati. Togliersi il dente dei compiti subito, offre il vantaggio di potersi godere la giornata senza pensieri 🙂
Ridursi a fare i compiti di sera può andare bene per i bambini abituati a stare in piedi fino “a tardi” e che non arrivano alla sera distrutti. Il rischio è di andare a dormire con il ricordo dei compiti come ultima attività della giornata. Se i bambini non vogliono applicarsi e protestano, possono instaurarsi malumori nefasti per il clima familiare.

Il rischio dei compiti è quello di spegnere l’interesse bei bambini che si sentono solo schiacciati dal dovere. Una giusta dose di compiti, ben eseguiti e ragionati è quello che ci vuole. Dare di tanto in tanto un compito aperto: disegna quello che vuoi, e scrivi una frase breve che racconti il disegno, oppure inventa un’addizione a piacere tra farfalle blu e farfalle versi scrivendo il risultato in numeri o lettere, potrebbe aiutare a vedere i compiti in modo diverso, a sentirsi parte creativa di un processo di gruppo che è il miracolo della scuola.

Quindi facciamo un appello semiserio agli insegnanti per il bene della comunità denominata “classe” e per la missione “istruzione” da loro promossa con autentica passione:

  • compito è bello se non mi carichi come un somarello!
  • il colore quando ci vuole, se no rischio di passarci le ore!
  • misto bosco di conti, parole e lettura, gustoso e stuzzicante come la miglior frittura!
  • compito a sorpresa per il maestro e la maestra, così non ho bisogno di guardare fuori dalla finestra

Approfondisci l’argomento “scuola” con i nostri articoli su

La foto è di Nationaal Archief

 

 

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