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Dire di no ai figli: l’educazione nel 21 secolo

Flavia Cavalero luglio 8, 2014

L’educazione ai tempi nostri è un’impresa da pionieri 🙂
I tuoi figli ti hanno detto:

  • ma la mamma della mia amica la lascia uscire
  • ma il mio amico non ha orari per rientrare
  • sei vecchia e non capisci
  • vuoi sempre avere ragione tu
  • appena avrò 18 anni me ne andrò di casa

Se hai avuto questa esperienza puoi anche terminare di leggere questo articolo, perché appartieni a quel piccolo gruppo di genitori che è capace di dire NO quando ritiene sia necessario farlo. In caso contrario è probabile che tu, invece, appartenga al grande gruppo di genitori che non riesce proprio a farlo.

In verità negare qualcosa ai figli è difficile, eppure questo è un passaggio inevitabile del processo educativo; si comincia da quando sono piccoli e si continua con la loro crescita e in modo proporzionale la difficoltà aumenta.
La diffusione del fenomeno indica come la questione sia ormai sociale, pare che siano più numerose le famiglie accondiscendenti rispetto a quelle più rigide sotto l’aspetto educativo. Così dichiarano insegnanti, psicologi, mass media: il ruolo educativo tipicamente genitoriale sembra essere in via di estinzione e sostituito da quello amicale.
Probabilmente le fonti che diffondono questa informazione, sono le stesse che confondono, e non poco, le idee ai genitori. Da un lato si enfatizza l’importanza della comunicazione e si invitano padri e madri ad incoraggiare i figli a confidarsi, dall’altro si punta il dito contro i genitori perché non sanno più impartire l’educazione ai ragazzi. La contraddizione dilagante non aiuta, “non si può essere tutto e il suo contrario e rimanere sani di mente”.
E’ noto che fare i genitori sia l’attività più difficile del mondo e, probabilmente, in questi anni ultimi anni lo è ancora più di un tempo passato; ci sono mille possibilità che fino a qualche decennio fa non c’erano, i ragazzi hanno molti stimoli, Internet ha aperto una finestra sul mondo. I nostri bambini sono i primi nativi digitali italiani e i nostri adolescenti sono i primi del nuovo secolo, non abbiamo termini di paragone.
Le nostre personali infanzia e adolescenza non sono comparabili a quelle attuali; la maggior parte di noi ha conosciuto Internet in età adulta, molti non hanno mai giocato con un video game, molti hanno studiato una lingua straniera alle superiori e così via.

La questione riguarda l’intero ambito di vita dei ragazzi, dalle uscite, all’abbigliamento, al comportamento con il proprio corpo, agli acquisti.
Dire di no talvolta può essere utile, talvolta indispensabile, altre volte può risultare perfettamente inutile. Non c’è una risposta universale e questo lo sanno tutti i genitori.
Sicuramente è necessario, anzi indispensabile, quando c’è di mezzo un pericolo. Sicuramente è importante che il NO sia motivato e non imposto senza alcuna spiegazione. Sicuramente è possibile mantenere il ruolo genitoriale offrendo ai propri figli la possibilità di confidarsi, senza passare quel limite che segna, netta, la differenza con gli amici.
Non possiamo pensare alla famiglia del novecento perché siamo nel duemila, la situazione è cambiata da tutti i punti i vista, che ci piaccia o no. Abbiamo bisogno di parametri e ci tocca costruirceli anche andando per tentativi ed errori, questo è un fenomeno che può anche confondere e/o spaventare perché non è noto.
Qualcosa però resta fermo nei secoli ed è la necessità degli esseri umani di essere amati, capiti, confortati, aiutati nel momento del bisogno, indirizzati e sostenuti.
Tutto ciò fa parte del ruolo genitoriale, ieri, oggi e domani.
E se dovessi sentirti dire
… ma la mamma della mia amica la lascia uscire
… ma il mio amico non ha orari per rientrare
… sei vecchia e non capisci
… vuoi sempre avere ragione tu
… appena avrò 18 anni me ne andrò di casa
Non ti arrabbiare, siediti vicino a tuo figlio e fatti spiegare perché lo dice, poi spiega quali sono le tue ragioni e sicuramente troverete il vostro modo di risolvere il problema. Il conflitto generazionale non deve spaventare, deve invece essere un modo per arricchirsi a vicenda.
Buon lavoro ai genitori del duemila.

La foto è di US National archive via Flickr

 

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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