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C’è chi dice no! La difficoltà di rifiutare e di ricevere il rifiuto

Elena Bottari novembre 26, 2012

Allontanare, bocciare, contestare, disapprovare, discriminare, emarginare, escludere, estromettere, negare, respingere, ricevere, ricusare, dire di no, mandare indietro, combattere, contrastare, rigettare, ripudiare, scartare, schifare, rinunciare a, eliminare, rinnegare, disdegnare, disconoscere, sconfessare, chiuder le porte a, tagliar fuori, ribellarsi a, rivoltarsi contro, bloccare, cacciare, confinare, lasciar da parte, negarsi, espellere, radiare, scacciare, snobbare, sprezzare, abbandonare, deporre, lasciare, rinviare, smentire, vietare, disprezzare…

Questo è un elenco parziale di sinonimi della parola “rifiutare”. E’ evidente come abbiano tutte una stessa valenza, generalmente percepita come negativa.

Eppure, una delle prime cose che i bambini imparano a dire è proprio il no e attraverso questa parolina magica iniziano a distinguere tra loro stessi e il mondo, iniziano a farsi conoscere, a comunicare ai grandi il loro personale gusto e la loro personalità.

Gli adulti devono insegnare che ci sono delle regole, che vanno rispettate perché hanno un senso e un’utilità. Succede però anche che alcune di queste regole, sappiano di imposizione e di allenamento per una futura capacità di gestire l’ipocrisia. Ad esempio, secondo noi adulti, i bambini tra di loro devono piacersi, essersi tutti simpatici ed essere amici. Perché non permettiamo ai bambini di esprimere le loro antipatie?

Tutta una serie di condizionamenti, che vengono etichettati come educazione, ci spingono a non manifestare il nostro dissenso se non quando è inevitabile.

L’uomo è un essere sociale per natura, e il rifiuto è emotivamente fastidioso, ma tutti prima o poi lo proviamo nelle più disparate situazioni: a partire da un no dei genitori, passando per quello di qualche insegnante, fino ad un amore non corrisposto o all’ambiente di lavoro. Ma viene vissuto come un tabù. Questo modo di fare diffuso contribuisce a rendere complicato sia l’esprimere sia l’accettare il rifiuto e ci spinge ad infilarci in situazioni in cui preferiremmo non trovarci.

Alzi la mano chi non ha mai accettato un invito ad una cerimonia sebbene non avesse alcuna voglia di parteciparvi. E che dire della suocera invadente che ha chiesto le chiavi di casa perché non si sa mai? Anche la pausa pranzo con i colleghi non è sempre così gradita. In tutte queste situazioni, e in molte altre simili, ci infiliamo da soli pur di evitare di dire NO.

Chi è incapace a dire di no è  un asso nel trovare scuse per evitare di farlo: gentilezza, cortesia, non può evitare, non fare dispiacere, chissà poi cosa pensa, chissà poi cosa dice, chissà poi come la prende.

Spesso questo atteggiamento nasconde il timore del conflitto, la paura del giudizio e una bassa autostima.

Dire di no può essere più semplice se:

  • Valuti con calma la situazione,  magari chiedi un po’ di tempo per pensarci prima di rispondere
  • Esprimi la tua difficoltà “non è facile per me dirti che …”, “mi dispiace, ma …”
  • Pensi che stai esercitando un tuo diritto e non te ne vergogni, rifiutare è legittimo
  • Riconosci che faresti male ciò che in realtà non vuoi fare

Accettare il rifiuto

Accettare il rifiuto è difficile e spesso doloroso, può generare rabbia, paura, senso di inadeguatezza. Per alcuni è così difficile che, pur di evitarlo, rinunciano in partenza, non provano nemmeno a mettersi in gioco.

Sentirsi dire di no è un’esperienza poco piacevole, che può essere vissuta ancora peggio se:

  • Pensi che succeda solo a te
  • La tua autostima vacilla
  • Ne fai una questione di colpa, tua o altrui
  • Estendi un episodio al tutto
  • Insisti come non avessi ricevuto un rifiuto
  • Non usi senso critico
  • Non riconosci che rifiutare è legittimo
Non si può piacere a tutti e al cuore non si comanda. I nostri sentimenti non vincolano nessuno a ricambiarli come vorremmo e, anzi, l’accanimento di solito non porta che ad un deterioramento ulteriore dei rapporti. Questa la teoria. La pratica è un po’ più difficile.
Questa frase di Oscar Wilde potrebbe però indicare una buona via

 

Ridere non è un brutto modo per iniziare un’amicizia, ed è senz’altro il migliore per terminarla.

 

 

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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