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Giocare allena alla responsabilità ed è evolutivamente vincente, parola di filosofo

Elena Bottari maggio 8, 2014

Franco Bolelli, nel libro Giocate! Ci parla del gioco come chiave evolutiva, come ingrediente indispensabile per individui capaci di prendersi delle responsabilità, di competere in modo sano, di avventurarsi nelle imprese che più si confanno alla loro indole e ai loro talenti, senza dimenticare il ruolo dell’autodisciplina.

Il suo è un libro davvero appassionante e piacevolissimo da leggere. Un manuale in stile anglosassone, nel senso migliore. Semplice, esauriente, diretto, entusiastico, traccia le linee guida per aiutare i figli ad acquisire ciò che serve loro per diventare adulti pieni, fiduciosi nel buono che c’è nel mondo ma soprattutto nelle proprie possibilità. Incoraggiarli a sperimentare non ciò che è nei nostri desideri ma nei loro, fornire loro poche, semplici regole, prevedere eccezioni, non creare tabù, dare loro amore, attenzione e anche “vizi”, quelli non estorti con il capriccio, che servono a far sentire loro quanto il mondo sia dalla loro parte, sono tutti mattoni della confidenza che li aiuterà a scegliere il loro futuro e anche a costruirselo.

Come lo stesso autore dichiara fin dall’inizio

Giocate! È un appello, un incitamento motivazionale, un richiamo appassionato, uno slogan evolutivo. Qualcosa di tanto scanzonato e gioioso, quanto assolutamente serio. Quando dico giocate!, non sto affatto parlando di disimpegnata futilità, beata innocenza, spensierati passatempi… Giocare è un’attitudine verso la vita intera. Perché se il gioco resta confinato dentro un perimetro illusorio o consolatorio al riparo dal mondo, allora è soltanto un gioco: ma se è un modello mentale e comportamentale, allora la nostra stessa forma di relazione con il mondo ne sarà rafforzata.

… se vedessi qualcuno che gioca senza la volontà e il carattere per prendere –anzi pretendere- grandi responsabilità, lo prenderei per le orecchie. Ma se qualcosa ha flagellato la storia degli umani provocando tutti i peggiori disastri –antropologici, storici, psicologici, culturali, comportamentali-, è stata invariabilmente quella linea di condotta fatta di severità, rigidità, penitenzialismi, fonti aggrottate, regole restrittive, leggi di gravità, sensi di colpa, affettività non pervenuta, “è per il loro bene”, “la vita è dura e difficile”

Io dico «giocate!» proprio perché  ogni cosa importante – lo studio, le imprese, i valori, le responsabilità – è appassionante e vitale, e si merita occhi che brillano e sensi accesi. Franco Bolelli, «Giocate!»

Parlando della propria esperienza di orgogliosissimo ragazzo padre, completamente innamorato di suo figlio, Bolelli riesce a comunicare il privilegio di essere genitori e l’importanza di non soffocare l’entusiasmo infantile sotto la mole dell’educazione ideologica e del controllo autoritario.

Come educare i figli?

La strada migliore è quella dell’amore condito con regole semplici (non più di 10) e mai inderogabili. Le eccezioni ci vogliono! Sta ai genitori valutarle ma sono necessarie perché le regole non diventino più importanti di tutto il resto.

Alla fine non si educa mai educando: si educa trasmettendo passione, eccitazione, voglia di migliorarsi. Si educa quando l’educazione è spinta dal vento di una forte energia motivazionale.

Il miglior educatore vince quanto più si allontana dal suo ruolo, quanto meno ciò che insegna  si pretende regola normativa, sapere sistematico cui un bambino dovrebbe adeguarsi. L’educazione è un prezioso, sostanzioso effetto collaterale della prioritaria spinta ad amare, proteggere, rafforzare, valorizzare.

Allora, non sprecate tempo a chiedervi se è meglio un’educazione permissiva o una più autoritaria: non è con le posizioni ideologiche che si affronta, né tantomeno si risolve, alcuna questione.

Permissivi o severi?

Particolarmente liberatorio rispetto a schemi educativi tradizionali e  intelligente nel porre la condizione dell’assenza dei capricci, il consiglio di Bolelli sui vizi, intesi come giocattoli, premi, gratificazioni varie, si ispira alla massima “Viziarli, con una certa fermezza”

…i bambini vanno viziati, non si discute neanche; nello stesso tempo, si deve essere serenamente inflessibili appena accennano a lagnarsi, a pestare i piedi, a pretendere di avere qualcosa.

La sua è una posizione favorevole alla tecnologia e alla propensione dei bambini alla simultaneità di un’intelligenza connettiva più che logica, che favorisce una moltitudine di fonti e di strumenti espressivi.

Bolelli, novello nonno, insiste molto sul concetto di responsabilità sia quando si riferisce ai figli, sia quando si riferisce ai genitori ma allo stesso tempo loda slancio e un certo grado di sfrontatezza come assolutamente saggi. Non è quindi a educare bambini compunti che dobbiamo puntare ma a far sì che siano felici di essere se stessi e che sappiano sviluppare i propri talenti senza rinunciare al coraggio che serve per prendersi un posto nel mondo e a renderlo anche migliore.

Se cerchi spunti di gioco, leggi

 

La foto è di The National Library of Wales

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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