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No ai giochi “solo” per bambini o per bambine

Elena Bottari novembre 22, 2012

Natale si avvicina, molti sono già alla ricerca del regalo giusto, soprattutto per i più piccoli. Viene un po’ di ansia da prestazione, soprattutto perché magari ci giungono voci di regali meravigliosi e originalissimi scovati dagli amici, mentre noi quel genere di doni non sapevamo nemmeno che esistesse.

Scartabellando in rete i consigli di regali autoprodotti o da acquistare, abbiamo notato che quasi tutte le idee sono caratterizzate secondo il genere in modo irrimediabile. Le decorazioni per maschietti, le idee regalo bimbo, le idee regalo bimba, la moto per il vostro figlio centauro in erba, la bambola per la vostra piccola donna.
Lungi da noi proibire ai bambini di trasformare un bastone in un fucile o alle bambine di giocare alle bambole, vorremmo però che non ci fosse una separazione così netta e così rigida a livello sociale. Sembra che i genitori abbiano paura del gioco inteso come interpretazione di parti diverse da quelle che la logica o i condizionamenti sociali sembrano imporre. Regalare un bambolotto ad un bambino può aiutarlo molto nel caso di un fratello in arrivo, può permettergli di esercitare la cura per gioco, può permettergli di fare il papà. Ma se anche vostro figlio maschio di quattro anni volesse fare la mamma, sarebbe un gioco e basta.

Bisogna stare attenti a non far sì che i nostri figli diventino prolungamenti di noi, del nostro onore, della nostra visione dei sessi e della nostra rispettabilità. Può anche accadere che una bambina voglia una pistola per Natale o un trattore. Perché no?
Abbiamo talvolta notato che alle bambine vengono proibiti giochi “maneschi”. Si sentono pronunciare avvertimenti come “ti avevo detto di non correre”, “attenzione al vestitino”. Capita di trovare, e questo ci fa uscire dai gangheri, adulti che dicono alle bambine di cedere il gioco ai maschi o di lasciare l’altalena ben prima di averci fatto le sufficienti dondolate. Sono eccezioni ma è ingiusto mettere il freno alle bambine, costringerle ad essere remissive, a fare giochi tranquilli anche quando vorrebbero tirare qualche calcio ad un pallone (o a qualche stinco), arrampicarsi sulla palestra di roccia con la gonna, fare gare di velocità o di braccio di ferro.

Avete dimenticato Pippi Calzelunghe?

E’ recente la notizia di Egalia, asilo no-gender nato in Svezia per stroncare sul nascere le discriminazioni tra maschi e femmine.  Crediamo che l’Italia sia molto indietro su questo tema, anche se l’asilo senza genere richiama alla nostra mente le esilaranti esperienze del protagonista di “Zia Mame” (bellissimo romanzo di Patrick Dennis) alla “scuola di Ralph”:

Alla scuola di Ralph mi sono sempre un po’ sentito un pollo da batteria, però non era una sensazione spiacevole, anche perché non dovevo fare assolutamente nulla. La classe era uno stanzone nudo con le pareti imbiancate a calce, un pavimento riscaldato di linoleum, lucernari al quarzo e tubi ai raggi ultravioletti che correvano lungo le pareti libere del soffitto. Al posto di tavoli e sedie c’era qualche materasso su cui potevamo buttarci a dormire ogni volta che ci andava. Al centro della stanza troneggiava una grande struttura bianca che ricordava il bacino di una vacca, e sulle cui superfici avremmo dovuto compiere varie acrobazie. Chi voleva poteva anche insinuarsi al suo interno, e ogni volta che uno dei bambini più piccoli ci provava Ralph mollava una gran pacca sul sederone di Nathalie, e commentava «Un altro ritorno al ventre materno, eh Nat? ». Il bagno era comune – «stronca le inibizioni sul nascere» – e tuttavia le attività erano d’avanguardia. Ad esempio potevamo dipingere con le dita, o modellare la plastilina. Poi c’erano i cosiddetti gruppi di discussione guidata, dove i partecipanti raccontavano i loro sogni, oppure, a turno, dicevano a voce qualsiasi cosa gli passasse per la testa. Ma chi non aveva voglia di socializzare era libero di non farlo. A pranzo mangiavamo carote crude, cavolfiore crudo (causa di terribili flatulenze, almeno per me), mele crude, e latte di capra crudo.

Stroncare le inibizioni sul nascere può anche risultare traumatico o parecchio imbarazzante, soprattutto quando si cresce e si ha a che fare con chi non ha stroncato un bel niente. L’alternativa però non può essere la tetraggine di ruoli preconfezionati fin dalla culla. Ribelliamoci!

Tu cosa ne pensi? Lasciar esprimere tutte le emozioni ai tuoi figli e permettere loro di  “fare finta” quanto vogliono, ti crea dei problemi? Hai paura di ricevere giudizi negativi come genitore?
Dicci la tua!!

Fotografia della National Library of Ireland

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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