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Go with the flow! quando la psicologia diventa hippie

Flavia Cavalero maggio 4, 2015

Una delle esperienze che accomunano gli esseri umani è quella di “stufarsi” di qualche cosa… a volte anche di qualcuno. Quando accade, ci si sente anche un po’ stupiti e si fatica a trovare una spiegazione. Non è facile capire come mai un’attività, un hobby, uno sport e finanche una persona, che fino a poco prima ci coinvolgevano, di colpo, non ci interessino più e addirittura ci annoino. Go with the flow! direbbero gli hippie e gli psicologi 🙂

Mihaly Csikszentmihaly, psicologo ungherese, nel 1975 ha scritto un libro su noia e ansia (Beyond Boredom and Anxiety). In questo importantissimo testo egli afferma che è necessario riacquistare la gioia di vivere superando ansia e noia che caratterizzano la nostra epoca. Il piacere è un prerequisito della gioia che si raggiunge trovando soddisfazione, godimento intrinseco nelle azioni. Componente fondamentale del godimento intrinseco è il flow, flusso di coscienza, stato interiore in cui un’azione segue l’altra secondo una logica interna senza bisogno di intervento consapevole da parte del soggetto. Egli è conscio dell’azione, ma non di questa consapevolezza. “Il flusso di coscienza è un fatto estremamente individuale, che ciascun soggetto, in ogni cultura, può raggiungere in modo personale ed in situazioni diverse, purché siano presenti le condizioni formali che ne permettono l’insorgenza” (Massimini, Inghilleri, 1986).

Le condizioni che permettono l’insorgenza dello stato di flow sono:

  • la concentrazione sulla situazione
  • la totale immersione in quanto sta facendo il soggetto che non modula quanto sta facendo
  • l’automatismo
  • la motivazione intrinseca

Il flow è temporaneo e porta una sensazione di benessere, l’esperienza non soddisfa esigenze preesistenti ma è appagante di per sé.

Tu quando ti senti in stato di flow?
Quando ti capita di sentirti completamente assorta in quello che stai facendo?

A noi ad esempio succede quando leggiamo un bel libro, quando guardiamo un film avvincente, quando studiamo e quando scriviamo un articolo per Psicomamme.

Successivi studi di Csikszentmihalyi suggeriscono che la regolazione ottimale del ciclo di vita si basa sulla capacità di raggiungere lo stato di esperienza ottimale, e farlo evolvere a gradi di complessità sempre maggiori. Questi processi si reggono sulla capacità di strutturare interazioni con l’ambiente sociale secondo modalità che consentono il flow. Cioè questo autore ci suggerisce di fare in modo di provare l’esperienza del flow fin da piccoli perché entrano in campo, quindi anche si sviluppano, diverse capacità:

  • Quella di focalizzare l’attenzione e mantenere la concentrazione;
  • Quella di definire i propri scopi e l’identificazione dei mezzi necessari per raggiungerli;
  • Quella di cercare feedback ed associarli con i propri scopi e motivazioni;
  • Quella di regolare in continuazione la percezione del livello di equilibrio tra sfide e capacità.

Gli individui che dispongono di queste risorse di base sono

  • agevolati nell’agire sull’ambiente
  • nel conseguire esperienze positive
  • nello sviluppare il proprio Sé e i propri comportamenti

Si tratta di capacità e di caratteristiche personali fondamentali per la crescita dell’individuo, ma esistono differenze individuali: a tal proposito l’autore chi dice che alcuni di noi sono facilitati nel provare questa esperienza di flow, in quando hanno una personalità autotelica, caratterizzata dalla tendenza a trovare motivazione intrinseca  e sperimentare il flow nella quotidianità. Dove altri trovano ansia e noia, la personalità autotelica trova il flow, è un tratto stabile dell’individuo che si forma nella relazione tra sfide ambientali e capacità personali, si forma dapprima nelle famiglie e, in seguito, nei contesti sociali. L’individuo nel corso dello sviluppo si addestra a fronteggiare momenti di ansia e noia, costruisce il suo Sé che può regolare nel corso di tutta la vita, portando al perpetuo sviluppo della personalità.

Perché dunque può captare che alcune attività ci “stufino”? E cosa c’entra il flow?

Il flow è il punto di equilibrio che raggiungiamo quando sentiamo che un’attività è adeguata alle nostre possibilità, quando è bilanciata con le nostre risorse (cognitive, emotive, intellettuali …). Quando sentiamo che questa attività è al di sotto delle nostre possibilità, ci annoiamo e tendiamo ad evitarla, al contrario, quando abbiamo la percezione che questa attività sia al di sopra delle nostre possibilità, ci assale l’ansia.

Quindi ansia e noia si producono quando non vi è bilanciamento tra le sfide e le capacità che l’individuo ha, o ritiene di avere, a disposizione per fronteggiarle. Se l’individuo percepisce le richieste dell’ambiente come troppo impegnative proverà uno stato ansioso, si sentirà inadeguato e non potrà raggiungere lo stato di flow. Se, invece, le sfide dell’ambiente sono poco complesse, o percepite come tali, allora insorge la noia che altrettanto impedirà lo stato di flow.

L’esperienza del flow è quella che fanno i bambini quando disegnano, quando realizzano un loro progetto. Tutte le volte che i bambini all’opera non ci sentono mentre chiediamo loro qualcosa, non è che non siano attenti, è che stanno creando qualcosa che li mette alla prova senza schiacciarli e dà loro gioia e piacere, un piacere creativo che assorbe tutte le loro energie mentali. Possiamo sperimentare il flow quando studiamo qualcosa che completa le nostre conoscenze, i nostri interessi, quando insomma scopriamo nuova linfa per i nostri pensieri, quando nuove porte, che non sospettavamo nemmeno esistessero, si aprono a noi. Il flow è sempre creativo, nel senso che creiamo, espandiamo la nostra personalità e le nostre conoscenze, in un percorso di crescita che non finisce mai.

La sensazione di essere sulla strada giusta, che le attività che svolgiamo filino lisce e di essere nel posto e nel momento giusto, a fare proprio quello che ha senso fare per noi, è una traccia che ci dice che stiamo sperimentando la condizione di flow, caratterizzata da uno stato proattivo e soddisfacente, “centrato” come va di moda dire adesso.

Flavia e Elena

La foto dell’autostoppista è di US National Archive

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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