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I Rolling Stones smuovono le montagne

Flavia Cavalero giugno 26, 2014

Era l’inizio degli anni 60, c’erano The beatles e c’erano The rolling stones, proprio come cantava Morandi “c’era un ragazzo che, come me, amava i Beatles e i Rolling stones”.

Hanno fatto la storia del rock. I baronetti inglesi hanno avuto un destino meno fortunato dei loro ribelli colleghi/rivali.

A dare vita alle “pietre rotolanti” sono stati Mick Jagger e Keith Richard, entrambi classe 1943;  il primo album della band, Rolling Stones, esce nel 1964 e cinquant’anni dopo, ormai settantunenni, li ritroviamo che saltano ancora sul palco e suonano e cantano per ore, che si esibiscono in concerti con settantamila persone come è successo a Roma.

Psicomamme c’era al concerto, insieme ad un oceano di persone, un pubblico che già in se stesso era uno spettacolo; la rappresentazione dell’umanità per etnia, provenienza, genere, età e ceti sociali. Tutti insieme appassionatamente è il caso di dire.

I biglietti erano introvabili e fuori dal Circo Massimo (che merita una citazione anche lui essendo un sito storico meraviglioso) si poteva assistere alla compra – vendita di biglietti a colpi di cento cinquanta euro fino alle nove di sera, sul calare delle ore calavano anche i prezzi fino ad arrivare a cento euro a persona.

Non si può fare critica di un concerto così perché è stato qualcosa di più di quel che si è visto e che si è sentito, non ha importanza se Mick ha steccato o se non ha retto qualche nota. E’ stato l’evento, è stata l’ennesima dimostrazione che la musica è il linguaggio che unisce i popoli.

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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