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I sintomi dell’aborto spontaneo

Elena Bottari marzo 20, 2013

I sintomi dell’aborto spontaneo (l’espulsione naturale dell’embrione, per via vaginale) non vanno sottovalutati ma è importante non allarmarsi e chiedere aiuto al proprio medico o alla propria ostatrica che sapranno rassicurarci nel caso in cui tutto vada bene, e intervenire nel modo più adeguato in caso ci siano effettivamente dei problemi.

L’aborto si verifica soprattutto nel prima trimestre e può essere vissuto come un vero e proprio lutto. La nostra società tende a inquadrare questa eventualità come “cose che capitano” e a tagliare corto sugli aspetti emotivi che riguardano la perdita. E’ invece importante prendersi tempo per elaborare questo sentimento, anche se magari non viene riconosciuto dall’opinione comune. Non siamo macchine, ma esseri umani!

Si rischia a volte di confondere i sintomi di tale evento con quelli tipici di una normale gravidanza. Piccole perdite ematiche, soprattutto nella fase iniziale della gravidanza, sono fisiologiche.

L’interruzione spontanea di gravidanza può essere sintomatica o asintomatica (aborto interno).

E’ molto importante non concentrarsi su tutto ciò che può andare storto ma fidarsi del proprio corpo, delle proprie sensazioni e attenersi scrupolosamente alle buone regole di condotta: niente alcool, niente fumo, non assumere farmaci se non strettamente consigliati dal medico, non assumere tisane o preparati erboristici che non siano prescritti da un esperto (ci sono piante che possono indurre l’aborto), avere cura del proprio stato psicofisico (e della propria alimentazione) e riposarsi se ci si sente stanche. L’assunzione di acido folico aiuta a prevenire l’aborto.

Se si avvertono fitte e si notano piccoli sanguinamenti, è buona norma segnalarli prontamente al personale curante, senza però allarmarsi.

Il rischio di aborto è concreto quando:

  • il sanguinamento è cospicuo
  • si avvertono anche forti dolori di stomaco e forte spossatezza
  • la febbre compare
  • le perdite sono maleodoranti (possibile indice di infezione)

In questi casi è necessario rivolgersi immediatamente ad un medico o direttamente al pronto soccorso ginecologico.
L’aborto spontaneo va trattato chirurgicamente tramite raschiamento o non chirurgicamente (eventualmente attraverso la somministrazione di farmaci uterotonici), tramite l’induzione del restringimento dell’utero con successiva evacuazione del materiale residuo (questa pratica viene definita “condotta d’attesa”).

L’aborto interno

A volte accade che, pur senza alcun sintomo, la gravidanza si interrompa. Solo un’ecografia o una visita con rilevamento di battito cardiaco (tramite doppler fetale),  può accertare tale eventualità. L’aborto interno si verifica solitamente entro la dodicesima settimana e, per la totale imprevedibilità che lo contraddistingue, può essere davvero doloroso per la coppia. L’aborto interno si conclude con l’induzione del travaglio. Tale pratica risulta psicologicamente difficile per la donna che sa di partorire un feto senza vita.

Ci chiediamo se non ci siano modi meno violenti di concludere un evento così traumatico.
Tu cosa ne pensi? Un’espulsione “naturale” o certo la soluzione migliore dal punto di vista fisico ma non lascia forse pensanti strascichi di natura psicologica, lunghissimi da rimarginare?

La foto è di The U.S. National Archives via Flikr

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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