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La mia vita da zucchina, stop motion di Claude Barras

Elena Bottari gennaio 5, 2017

La mia vita da zucchina è un film rivoluzionario perché affronta molti tabù e proprio affrontandoli acquista in poesia e verità. I bambini protagonisti di questo meraviglioso stop motion di Claude Barras sono veri come Pinocchio e Lucignolo e anche agli adulti non vengono fatti sconti. Tutti sono alle prese con la propria solitudine, tutti hanno motivi di sofferenza che un comportamento da bulli non può cancellare.

Zucchina e i suoi amici sono abbandonati anche se qualcuno vuole averli in affido per arrotondare lo stipendio o invia regali di tanto in tanto, senza presentarsi mai di persona. La grandezza di questa storia sta nel non negare la negatività del mondo e i comportamenti distruttivi ma nel costruire un’occasione di bellezza e di divertimento in cui l’amicizia e l’amore danno nuova luce ad ogni cosa. Questo film ci ricorda che la felicità è possibile, che la felicità degli altri è la nostra felicità e che nessuno è condannato alla solitudine. I bulli non sono solo bulli, gli orfani hanno voglia di giocare e di essere felici, magari di innamorarsi e di sapere come funzioni questo strano mondo.

La mia vita da zucchina parla di legami che esisteranno per sempre e di cambiamenti spaventosi da affrontare insieme. L’amicizia e l’affetto possono trasformare le persone, gli  spazi vuoti  non devono rimanere tali in eterno. Molte porte si aprono, stanze vuote si popolano e c’è sempre un buon motivo per far volare un aquilone.

Proprio perché è a suo modo un film duro e dolcissimo, La mia vita da zucchina è da vedere con i bambini che saranno stupiti dall’estetica originalissima di questo film colorato dalle forme strambe e dai molti silenzi, permeato dal senso che le cicatrici possano sempre rimarginarsi.

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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