Roberto Saviano al Salone del Libro 2021

La presentazione di Gridalo al SalTo 2021

Roberto Saviano ha presentato alle scuole Gridalo!, un’antologia di vite resistenti contro pregiudizi, violenza, indifferenza, gossip.  Gridalo! è una mappa per perdersi e trovare il proprio posto nel mondo raccogliendo il testimone di personalità esemplari, non appiattite a santini, non ridotte ad una sola dimensione. Gridalo è il libro per chi non si trova a proprio agio nella crudeltà del mondo ed esorta il lettore a gridare il proprio malessere per renderlo un posto migliore, in cui ogni scelta testimoni una presa di posizione. Martin Luther King, Jean Seberg, Giordano Bruno, Galileo Galilei sono solo alcune delle figure tratteggiate dall’autore che al Salone del Libro ha parlato a ragazze e ragazzi anche di bellezza e social media, soffermandosi a lungo sulla logica degli algoritmi che favoriscono offese e polemiche dandoci l’impressione che vi sia sincerità solo nei commenti negativi e ipocrisia nei complimenti. Di fronte ad una platea gremita di studenti delle scuole superiori, Roberto Saviano ha unito i puntini tra figure esemplari tratteggiando costellazioni che possono indicare a tutti una via di umanità.

Qui di seguito ecco la trascrizione dell’evento

Ciao a tutti! Che meraviglia! Confesso che è davvero emozionante vedere la sala piena, vedere i vostri volti, essere dopo tanto tempo di nuovo in un luogo di condivisione fisica dopo millanta dirette Instragram, Zoom, Skype. Dopo tanta distanza tornare qui vicini è qualcosa che fa sentire le celebri farfalle nello stomaco e questo dimostra in qualche modo che la vicinanza ci è fondamentale. Da dove partire? Questo libro è proprio per voi. Se tra voi c’è qualcuno che non sopporta la direzione di questo mondo, c’è qualcuno che non la sopporta e si sente spesso come in errore, come sbagliato, come se gli obiettivi (…)
Se proprio non sopporti più come le cose stanno andando e che vuoi di più e hai proprio la sensazione di essere l’unico fesso che davvero non accede alla furbizia e cerca di essere in qualche modo corretto o in coerenza con i propri valori e ha voglia di sovvertire, girare il tavolo rispetto alle regole che ci vengono imposte, ecco, ho provato a scrivere queste pagine per farci compagnia da un lato e soprattutto forza, per gridare insieme.

La bellezza

Volevo partire da un tema che riguarda tutti noi, lo affronto in una capitolo che si chiama Fottuta bellezza. Se vi raccontano che esiste la bruttezza, vi stanno fregando. Vi stanno fregando! Provo ad essere più veloce: l’aspetto, il nostro aspetto viene sistematicamente misurato. Ci guardiamo e non ci piacciamo in molti casi, in altri casi invece iniziamo a piacerci, postiamo, condividiamo, soffriamo per un giudizio negativo. Dei giudizi positivi siamo magari un po’ sospettosi. Chi sa? Ce l’ha fatto perché ci vuole bene, gli piaccio le piaccio perché magari c’è del sentimento ma il mio aspetto non è all’altezza. Ecco, l’algoritmo che fa andare avanti un determinato tipo di corpo. Le copertine che vengono disegnate in un certo modo. Tutto questo ha letteralmente intossicato il rapporto tra noi e la bellezza. Parlo di bellezza erotica, estetica. Qui non vado nella furbizia del Bello dentro, non bello e bella ma simpatico e simpatica, questi sono obbrobrii. La bellezza appartiene a tutti! La bellezza appartiene ad ogni corpo, in assoluto. La bellezza erotica, quella che fa eccitare l’altro. Attenzione! Non piacciamo a tutti. Piacere a tutti significherebbe non piacere a nessuno in realtà, avere un altro ruolo che è quello della bellezza canonica che viene poi venduta ma ci arriviamo piano piano. Quello che voglio dire è Il tratto, i lineamenti, quello che noi siamo, quello che noi comunichiamo, le nostre fantasie, tutto questo è bellezza.

Ma veramente pensiamo che la misurazione del naso, la grandezza del seno, la panza, le trippe, il sedere, l’altezza, siano questi gli elementi del bello? Non ci cascate mai!! Quelli sono elementi del nostro corpo che ci rendono bella o bello, che ci rendono erotica o erotico. Perché dicevo “la bellezza standardizzata”?

Vi siete mai chiesti per quale ragione il mercato della moda, sta cambiando anche lì qualcosa ma siamo ancora lontani, fa sfilare modelli e modelle che hanno misure non medie? Perché così magre, perché così alte, perché con quel viso? Eppure tu devi vendere la giacca a più persone possibili, eppure tu devi vendere la gonna a più persone possibili, quindi perché non mi metti un modello che rientri in qualche modo, a seconda degli Stati, è ovvio che se sfili in Croazia o in Olanda sono più alti, se sfili in Spagna o in Grecia sono più bassi. Perché vuoi vendere di più a quella categoria, non mi metti una persona “media”, con media intendo dire semplicemente di altezza media? Perché c’è un trucco. Loro mica fanno sfilare quella modella o quel modello veramente per vendere quella giacca, loro vi stanno dicendo Se compri il mio abito, sarai bella come lei. Se compri il mio jeans sarai figo come lui. E’ questo il trucco. Quando li vedete lì con quelle misure, che vi sembrano impossibili, magari invece alcuni di voi avranno quelle misure e non c’è niente di male. C’ è di male quando quello diventa imposto. L’obiettivo, l’algoritmo, l’unica forma di bellezza. Occhio che questo è fondamentale capirlo. La moda utilizza questa strada. Non ti dice Voglio vendere la gonna, ti dice Con quella gonna diventi lei, con quella camicia diventi lui.

La bellezza risiede già in voi. Piacere, la relazione sensuale, non sarà trasformata o migliorata dall’aspetto. Attenzione! Quello che voglio dire è che più assomigliate a ciò che siete dentro, più comunicate cose. In questo c’è la grande battaglia che si fa in questi anni per la cosidetta accettazione del corpo, che non è un rassegnarsi, è un valorizzarsi. la moda è meravigliosa, non è qualcosa di tossico. Curarsi è bellissimo. Scegliere la scarpa, scegliere il vestito, somigliarsi anche su come ci si veste è bellissimo! Qui non si sta demonizzando uno stile o un mondo ma quando quella scelta mi fa sentire che non basto mai, che non sono troppo magra, che non sono troppo soda, che non sono troppo alto, quando inizio ad entrare nell’ansia del mio corpo, che non rientra in quel parametro lì, allora c’è il veleno. La ricerca è altrove. Accettare il proprio corpo significa riconoscere che c’è bellezza in ogni, singolo corpo. Non fatevi fregare e infatti alla fine di questo capitolo dico Gridala questa bellezza, gridalo che non c’è il trucco. Quando non ti piaci, in realtà non ti stai vedendo. Non so se vi è capitato di vedere un film di quando ero giovane, Avatar. Quando uscì fu un successo gigantesco. Questi extraterrestri giganteschi blu con le gambe lunghe lunghe, e la possibilità da parte dei marines di entrare nei loro corpi, di avere appunto l’Avatar e di vivere quest’altra civiltà. Mi piace molto immaginare e guardare film che raccontano altre civiltà ma perché sto citando Avatar? Perché loro non si dicono Ti amo, loro si dicono Ti vedo. E lo trovo bellissimo nel senso che lo sceneggiatore chiaramente aveva letto Yung, aveva letto tutta la storia dei classici freudiani e di lì in su. L’espressione Ti vedo è superiore all’espressione Ti amo perché Ti vedo è un’accoglienza totale, Ti vedo nelle tue contraddizioni, nei tuoi errori, nella tua bellezza. Il Ti amo è qualcosa, parlo per me, che mi mette sempre un po’ di inquietudine. Ok ma al prossimo errore che faccio finisce quella roba lì no? Il Ti amo ha sempre a che fare un po’ con il Meriti o no il Ti amo. Che io ti ami e che io possa stare davvero dentro questa relazione. Meriti il Ti amo? Il Ti vedo per molti è invece controllo, no no, il Ti vedo è Io ti sto vedendo, cioè Sei davanti a me, Ti accolgo in tutto ciò che sei. Ti vedo.

Questo libro è un libro di visione, cerco di raccontare come le persone, ne scelgo diverse come Martin Luther King, molto note e altre meno note, vicende che magari affrontare a scuola come quella di Zola. Magari, quando inciampate nelle sue pagine. A volte vi capiterà una mattina di pensare Ma che palla, Ma che è questa storia di minatori, e invece sono storie pazzesche. Volevo mostrare, far vedere, tenere lo sguardo, provare a dare una mappa nel suggerire Si può cambiare, nel suggerire C’è uno spazio, si può non aderire a quella che sembra ormai essere la strada, cioè tutti che fottono tutti, vince il più furbo, va avanti la più figa o il più figo, vince solo chi ha i genitori più ricchi e in fondo quello che conta è il cash. La scuola vi racconta Devi essere giusto, devi essere antirazzista, che si è tutti uguali e poi appena mettete il naso fuori dalla scuola, il mondo vi dice esattamente il contrario, Frega chi vuoi fregare, Compra chi vuoi comprare, Fai il cash. Quindi voi dite, ma come Mi state insegnando dei valori che poi lì fuori, in quest’infinita merda, se uso perdo? Qui cerco di dire No, non perdi, C’è la possibilità di resistere, C’è una strada, tortuosa, complicata ma C’è una strada che possa permetterti di rimanere fedele a te stessa, a te stesso. Puoi! C’è! Basta cercarla!

I vostri professori, se sono qui, e li ringrazio, chiaramente hanno una grande passione per tutto ciò che ha a che fare con il racconto della verità e della giustizia, altrementi non sareste qui. Quindi questi professori probabilmente fanno un lavoro enorme per darvi una mappa. (…) La vostra vita sarà questo, un luogo inesplorato. Nessuno vi può dare la mappa perché ancora non c’è quel territorio, lo dovete cercare, trovare, creare. Quindi, qui dentro ho cercato di fare questo: mappa. Mappa per perderti ma, allo stesso tempo, mentre stai camminando, per dirti Occhio a quell’agguato, Occhio a quella trappola, Attenzione a quel bivio, Io ti racconto com’è andata e infatti mi immagino proprio, nelle prime pagine, di incontrare me stesso sedicenne, pieno di capelli, amatissimi. Non vi preoccupate, lo dico a tutti i ragazzi che verso i 18 anni iniziano a stempiarsi, ricordatevi sempre quello che diceva Gabriele Dannunzio, La pelata è la bellezza del futuro, ed è vero! E’ vero. i aveva visto giusto e lui lo diceva negli anni ’20. E io racconto anche di questo. Ad un certo punto non ti riconosci più allo specchio. Ad un certo punto succede che inizi a stempiarti e dici Ma come? Non sono più io. I chiaroscuri, i disegni del viso, li avete costruiti in un altro modo e ad un certo punto Bum!, all’improvviso, siccome tua mamma ti passa il gene, arriva questo e anche lì, è tutto una riscoperta, una ricostruzione di sé, una generazione. Si nasce prima dal grembo materno, poi dobbiamo noi stessi metterci al mondo, quello che sta succedendo a voi, negli anni dell’adolescenza. Rimettersi al mondo. Partorire da noi stessi. Ma senza andare troppo nei simbolismi psicanalitici, io avevo fatto un riferimento a Zola.

Zola

Magari state studiando il Verismo, il Naturalismo. Sicuramente, se siete qui con i vostri prof, pieni di talento, vi avranno fatto appassionare. Io provo a metterci un carico maggiore. Dovete immaginare che prima di questi autori c’era intrattenimento. La dico forte lo so ma permettetemi la velocità. La pagina del libro si occupava di principi, di balli, di cavalieri, di amori, di tradimenti e sogni e poi arrivano gli scrittori che dicono Io voglio raccontare la miseria, le prostitute, l’alcool, chi si uccide di Assenzio nei bar, chi pippa, ci si uccide di tabacco e whisky, chi sta nelle miniere e viene ucciso dalla tisi, per la polvere che inala giorno dopo giorno. Io voglio raccontare la vita vera, la miseria, il ghetto. Bum! (…) Il potere non vuole questo. La politica non vuole questo. Ha paura che, conoscendo queste storie, si insorga. E Zola scrive questi libri e, magia, ha successo. I giornali, allora esistevano solo quelli cartacei, pubblicavano nell’ultima pagina, ogni giorno, un capitolo di un suo libro. Perciò sentirete la parole feuilleton. In genere erano libri di intrattenimento, romanzi rosa. Poi iniziano ad avere successo Germinal, Nana, le storie di miniera, le storie di arrivismo sociale. Le persone comprano, vogliono sapere, vogliono conoscere. Gran parte del pubblico conservatore era convinto che queste storie creassero fastidio nelle persone. E cosa accade? Accade ad un certo punto che Zola diventa il raccontatore della verità, misurabile. Lui si toglie dalla pagina, diventa uno scienziato sociale, addirittura dirà Voglio fotografare che quindi significa non fare un ritratto espressionistico della realtà. Il pittore cosa fa? Anche quando è realista, tutta la realtà passa nei pori, nell’anima, nelle trippe. Il fotografo no. Clic! E’ un’altra storia la fotografia. Lui dice Voglio fare questo. Voglio togliermi di mezzo a far parlare solo le storie, i meccanismi.

Dreyfus

E succede, magari lo avrete affrontato o lo affronterete, l’affare Dreyfus. Succede che accusano un ufficiale dell’esercito francese, Dreyfus, ebreo, di aver tradito l’esercito francese e di aver fornito informazioni al nemico, alla Germania. Zola non è amico di Dreyfus, non ha stima di Dryfus. Dreyfus è un reazionario, bighellone ma è un innocente. E’ assolutamente innocente, non ha fatto nulla di male e interviene a sua difesa. E’ la prima volta che uno scrittore mette al servizio di una causa civile il proprio impegno, il proprio corpo, la propria testimonianza e così, sull’Aurora, giornale culturale, Zola scrive un famosissimo testo, J’accuse! Io accuso. Il governo sta commettendo un’ingiustizia atroce. Dreyfus è innocente e la sua condanna metterà vergogna nei secoli a venire sullo Stato Francese. Lo state accusando solo perché è ebreo. Lo state accusando solo perché fa gioco ai reazionari, perché vi serve esasperare gli animi. Presidente, scriverà, non ceda a questo. Il numero dell’Aurora sarà stampato in migliaia e migliaia di copie, credo 12 edizioni soltanto a metà mattinata. Ognuna edizione in migliaia di copie. In tutto il giornale, 4 pagine, c’è solo la sua lettera, nessun’altra notizia, nessuna foto. Va a ruba. Zola perde tutto. Zola perde la propria serenità personale. Iniziano a scrivere delle sue presunte amanti, casini a casa, un disastro. Viene processato come un disfattista, come un fiancheggiatore del nemico. La causa gli costa tantissimo. La perde. Viene esiliato in Inghilterra. Gli editori hanno paura a stampare i suoi libri. Zola viene accusato di aver scritto il J’accuse in cambio di soldi. Falso! Per dimostrare come fosse un articolo gratuito, lo imposta come lettera al direttore. Tutt’oggi è così, se scrivi Caro direttore è un articolo non pagato, una lettera. Lui lo fa apposta per segnalare che quell’articolo è in difesa di un innocente verso cui non ha nemmeno una simpatia, né ideologica, né politica (Dreyfus era un conservatore, Zola era un socialista, un libertario). Zola perde tutto e questo è un libro che racconta di chi, per scegliere, paga un prezzo. Perché c’è sempre un prezzo da pagare quando scegli da che parte stare, sempre. Zola arriva in Inghilterra con pochi soldi in tasca e un foglietto con sopra scritte le frasi in inglese. Lui non conosceva l’inglese né gli piaceva particolarmente e quindi ha giusto le tre frasi per chiedere l’indirizzo della casa che amici gli hanno affittato e sta in esilio. Dopo un po’ tornerà. La storia di Dreyfus finalmente avrà giustizia, Dreyfus intanto è stato mandato sull’isola del diavolo, cioè in Sud America, in un bagno penale, in queste isole.. Se vi capita guardatevi un film pazzesco, si chiama Papillon, con Steve Mcqueen ve lo consiglio, è la fine del mondo. Vi si racconta di queste isole terribili dove venivano mandati i carcerati, i detenuti. Dreyfus andrà lì per anni, poi verrà rimpatriato. Zola muore asfissiato dal suo camino. Il camino era sporco, si addormenta, il fuoco continua ad ardere, il fumo satura la stanza e morirà asfissiato. Qualche anno dopo i fascisti francesi dichiareranno – non si può ancora usare la parola fascisti per quei militanti, diciamo nazionalisti reazionari francesi dichiareranno Lo abbiamo ucciso abbiamo noi otturato il camino ma probabilmente erano mitomani. Il fatto è che Zola viene ucciso dall’isolamento, dall’aver sì preso una posizione ma dall’essere stato lasciato solo. Perché i suoi colleghi poi hanno paura. Tantissimi firmano per Dreyfus ma quando vedono cos’è successo a Zola, hanno paura e si fanno indietro. Ho scritto questo libro, tra l’altro oggi esce la versione audiolibro su Audible, a me piace un sacco ascoltare gli audiolibri, questo lo ha letto Pino Insegno e altre parti le ho lette io, e intanto sto leggendo le cartoline di Gridalo! messaggi che sono molto belli, dicevo, ascoltando questo libro – perché quando scrivo devo anche riascoltare – come se avessi scritto una partitura musicale, la parola deve anche funzionare letta, non solo funzionare tenuta a mente.

I social

Dicevo, volevo costruire un tentativo di rompere la solitudine ma la vostra solitudine, la solitudine di ogni individuo che sente, quando Ma davvero deve andare sempre così? Davvero deve vincere il peggiore? Davvero io devo comportarmi come un furbone o devo accedere sempre al peggio per vincere? Ma davvero io ad un certo punto devo dire Beh, lo fanno tutti… Ma davvero? E’ da ingenui pensare che possa cambiare? E’ da ingenui pensare che possa vincere un altro tipo di atteggiamento? Pensate, sui social no?, quando qualcuno ci riempie di merda, ci attacca, lo percepiamo immediatamente come, lo ripeto spesso, mi scuso con chi lo ha già ascoltato, lo percepiamo come autentico. Se uno ti dice Ah, che panza che tien Savià, dici E’ autentico se invece ti fanno un complimento Che begli occhi! Aspetta, dove vuoi arrivare? Mi vuoi fregare. Qual è il trucco? Quando qualcuno ci attacca, ci dà un giudizio negativo, lo accogliamo. Quando c’è un giudizio negativo, diffidenza… Questo i social lo hanno amplificato al massimo. Gli algoritmi sono costruiti per favorire il coinvolgimento emotivo, l’ingaggio e, nella maggioranza dei casi l’ingaggio è l’insulto, il giudizio. Perché il complimento, oltre un grazie non va. Se ti dico, Bellissima questa foto. Ah grazie fra! Ma se dico Uah! Che cazz’e foto e mis? Tu rispondi Ma scusa Perché? Ma che stai dicendo? E’ bellissima. Guarda là. E vai avanti, vai avanti, vai avanti. E il sistema dei social Bum! Lì vuole andare. Vuole andare a farti litigare. Vuole quello. I social non sono neutri.

Ricordatevi sempre! Quando qualcosa, non è mia la frase, è uno dei principii ispiratori della tecnologia, quando accedete a qualcosa di gratuito, la merce che stanno vendendo siete voi. Quando io entro in un social e non pago, mi stanno vendendo. Usano le mie informazioni, i miei movimenti, tutto ciò che serve quindi non è gratuito niente. Gli stai dando te. E’ costosissimo! Occhio anche a questo. Questo per dire che quando siamo lì, quando comunichiamo, in qualche modo siamo in una situazione dove siamo spinti a dare il peggio di noi. Io ho l’età per poter, ho quarantadue anni, ho l’età per poter ricordare benissimo quando nasce il web, nascono poi anche i social, io mi iscrissi al primo social, Myspace, non ricorderete neanche questo nome, e ci sembrava la possibilità di moltiplicare all’infinito il sapere, l’informazione, la condivisione, solidarietà, storie, il controllo del potere. Noi dicevamo Controlleremo il potere, noi, intendo dire, le più diverse istanze, Noi controlleremo finalmente i potenti, perché ci diremo le verità. E’ andata esattamente al contrario. Questo sistema ci fa controllare, ci fa osservare e qui dentro racconto anche questo. In questo libro io racconto anche come, per esempio, vengono distrutte vite con la violazione del proprio privato.

Karina Bolaños

Il proprio privato è sacro. E’ sacro sapete in che senso? Nel senso che non è spiegabile. La sacralità è spiegabile. C’è. Se tu vieni ripreso mentre sei al bagno. Non c’è niente di male. Cosa stai facendo? Ciò che fanno tutti. Eppure, se esce un tuo video mentre sei sulla ceramica, ti imbarazzi, perché è privato. E’ solo tuo. Uguale quando si fa l’amore, la sessualità, il picci picci, i giochini. Se visti da altri sembriamo dei ridicoli, ci mettiamo vergogna eppure non c’è niente di male in quello che facciamo. Eppure la privacy è perennemente, continuamente violata e cioè, tu inizi ad aver paura se qualcuno ha in mano tue foto, se qualcuno ha in mano tue informazioni. Non hai fatto reati ma basta che io entri nella tua vita Adesso mi faccio dare i telefoni e inizio a leggere nelle chat. Avete fatto reati? Zero ma comunque è legittimo dire no. No perché quello è un codice mio ed è giusto. E’ un modo mio. Stiamo scherzando noi due o stiamo facendo i seri? Ma solo noi possiamo capirlo. Un terzo occhio non capirebbe niente. Giusto! Privacy è questo, democrazia. La libertà è tenere al sicuro le informazioni su di sé. E racconto di una ministra costaricana che per essere delegittimata pubblicano un video di lei in bikini, in intimo, che stava parlando con un fidanzato dell’epoca. Cosa c’è di male? E’ uscito, le hanno chiesto le dimissioni, Un politico che si comporta così… non si può. Però l’obiettivo qual era? Metterla in difficoltà. Con cosa? Una cosa semplice, banale. E’ un corpo come un altro eppure ti senti sotto scacco. Il gossip è sempre squadrismo. Non è mica una cosa neutra. Pensate che quando ti raccontano di fidanzati, corna, amanti, stanno davvero facendo cronaca rosa? Quando mai? Stanno mettendo sotto estorsione le persone. I blog di retroscena, i giornali scandalistici, sono strumenti pericolosissimi. Ti fotografano, te al bar dicendo Cosa stai facendo? No, ti stanno dicendo, Io adesso ti ho fotografato al bar ma ti ho fotografato quando non te ne sei accorto in chissà quale altra occasione. Nelle altre occasioni non stai facendo crimini ma stai facendo la tua vita che è piena di errori, contraddizioni, cose normali, di cui hai il diritto di non rendere conto a nessuno se non, magari, alle persone che tu vuoi.

Jean Seberg

Allora, il tema della privacy è tutto. La frase Io non ho niente da nascondere, è una cazzata. Hai tutto da nascondere. Io posso, non abbiamo il tempo, prendere la storia di chiunque di voi, una storia banale, semplice e dimostrarti scientificamente come posso distruggerti, far passare una canna per Una droga che tu ti stai iniziando a fare, far passare una relazione o un flirt come un tradimento di un patto decennale, posso distruggerti e non hai fatto niente. Questa è la macchina del fango, questo è quello che spessissimo fanno i social ma sta a noi interrompere questa merda. Ad ognuno di noi, di voi è data la possibilità di poter interrompere. Ogni volta che non si crede a queste minchiate, ogni volta in cui smonti questi siti, stai lontano da questa feccia, ogni volta che scegli di farlo, stai proteggendoti. E qui racconto di Jean Seberg, un’attrice famosissima negli anni 60. Aveva interpretato Giovanna d’Arco, molto bella, biondina, dalla pelle molto chiara, amata dal mondo wasp, cioè bianco, protestante, americano. Bene, lei decide di appoggiare con una donazione una scuola delle black panther, movimento nero, afroamericano degli Stati Uniti. Lei appoggia questa scuola con dei soldi. La Cia entra in crisi. Dice Ma come? Sì, entra in crisi perché inizia a ragionare, dice Ma come, una donna, attrice, amata dai bianchi americani, anche conservatori perché il suo Giovanna d’Arco fu amatissimo dalle varie declinazioni cristiane, dai vari gruppi cristiani, protestanti, luterani, cattolici, evangelici che stanno negli Stati Uniti, invece lei inizierà a parlare a tutto quel mondo. Bisogna delegittimarla. Lei rimane incinta. Era moglie di Romain Gary, scrittore francese di origine armena che io adoro e il gossip, sapete cosa fa? Inizia a dire Ma, questo figlio di Jean Seberg, uscirà bianco o nero, cioè, cosa sottointende, lei ha finanziato la scuola delle black panther perché sta con i neri, perché le piace il maschio nero. Questa era la sottotraccia, E’ un fatto suo, E’ un fatto di depravazione. Lei è sotto una pressione che non riesce a gestire. Quindi questa gravidanza – pensate, non c’erano i social – a viverla con un’angoscia terribile, un momento così delicato. Perde la bambina. Fotografie, interviste. Addirittura c’è una rivista, una rivista di gossip, che manda a casa una lettera, una cartolina che dice Secondo voi, il figlio di Jean Seberg, maschio o femmina, nero o bianco? Pensate che violazione. E lì fa probabilmente un errore secondo me ma, non si può in questi casi, in nessun modo, giudicare. Lei asseconda in qualche modo il gossip e fa vedere il cadavere della bambina che ha perduto, tra l’altro la perde a sei mesi, un dolore immenso. E fa vedere che la bambina è bianca. Come a dire, Maledetti, cosa avete insinuato. Poi, anche fosse stata nera, allora? Giudicare cosa? La complessità di un rapporto? Che può essere in quel momento magari interrotto, che magari è in un momento di crisi, magari invece ha deciso di viverlo così, ognuno ha la possibilità di vivere i propri amori come vuole, anche negli errori. Jean Seberg non si riprenderà mai più da questo massacro e infatti si toglierà la vita poco dopo lasciando un biglietto, si uccide in auto col gas della macchina, scrivendo un biglietto di scuse, ha altri figli, dicendo Non ho retto più con i neri, Non riesco ad uscire, Non vedo più una via di uscita. Il gossip mi sta massacrando.

Martin Luther King

Guardate che Martin Luther King, questo è un aspetto un po’ inedito che io racconto in Gridalo! riceveva i cosidetti pacchi suicidio, gli arrivavano a casa dei pacchi che dicevano, Abbiamo le prove che tu, quando sei andato in Michigan hai avuto una relazione con questa donna, quando sei stato lì hai avuto una relazione con quest’altra donna, che i soldi che ti hanno dato, possiamo benissimo far dimostrare che ti ci compri le auto. Se ti uccidi, tutto questo non emergerà. Parola d’onore. Distruggiamo tutto e lasciamo il mito. Ma ucciditi! I pacchi suicidio. Telefonano a Corinna, la moglie, facendo sentire Martin che stava con altre donne, registrazioni. Ah, ecco il pastore! Il combattente! Guarda tuo marito. Ma lei resiste. Capisce che è solo un modo per delegittimare. Attenzione! Qua c’è il trucco. Sapete qual è il grande trucco? Pensare che le persone che si spendono per battaglie di solidarietà debbano essere perfette, così che nessuno di noi possa farle quelle battaglie.

La macchina del fango

Io l’ho esperito sulla mia carne. Che senso ha dire Hai l’attico a Manhattan? Io non ho l’attico a Manhattan ovviamente, ma che senso ha? Non dovrebbe essere un argomento di delegittimazione. Per chi non lo sa, era l’accusa che mi facevano spesso i leghisti. Il pensiero sottointende, Non lo ascoltare!, E’ solo per fare grana! E’ solo per avere like!, Ti sta dicendo Fidati solo dei chiavici, Fidati di chi ti dice Compra le mie scarpe, io ho bisogno di cash, oppure Likami perché io lo faccio per sedurre. Il meccanismo è Fidati solo di chi ti dice di volere solo profitto da te, di tutti gli altri non ti fidare. Il bene non esiste, La giustizia è una cazzata, è una fesseria, Vi stanno imbrogliando! Questo vi vogliono dire. E ugualmente veniva delegittimato Matin Luther King, parlo dei maestri, io mi metto sempre nell’ombra dei maestri, per capire questi meccanismi, volevano fare questo, dirti Aah, vuoi difendere le minoranze?, Hai tante fidanzate oppure Hai tanti fidanzati, si fa uguale tra uomini e donne anzi, più spesso sulle donne, E che c’azzecca? Che importa? E anche se faccio degli errori che significa? Che il mio impegno è minore? Questo è il trucco. Per poter dire Se tu vuoi prendere posizione Sii disposto alla purezza, al sacrificio. Cazzate! Nn è vero. Dobbiamo sbagliare.

I voti a Hong Kong

Una delle cose più belle che mi ha insegnato la scuola di Hong Kong, lì, a differenza della Cina, i professori danno dei voti altissimi ai compiti sbagliati. Cioé, se tu sbagli tutto il compito è 10, se lo sbagli per metà 6, se tu lo fai completamente bene, nessun voto. Il voto è Bravo! Il compito o hai risolto. Il premio è che io che faccio la valutazione lo valuto Il lavoro è fatto bene. Che sia per te il premio. Non hai voto. Perché io do il voto, che poi farà media, a chi sbaglia completamente? Attenzione! Se sbaglio completamente non facendo nulla, assolutamente no, mi viene dato 0, 2, se io lo sbaglio ma ho dimostrato che mi sono impegnato, questo avviene soprattutto in algebra, matematica, io sto dando fiducia alla persona, che sbagliando, so che è sulla strada giusta. Quindi, quando a fine anno, non mi importa che non abbia mai ingarrato un compito ma ho capito, io professore, che io ho dato il massimo ma mi serve valutare che è sulla strada giusta, cioè quella dell’errore. Se non sbaglia, non sta sulla strada giusta. Questo è fighissimo Devi sbagliare! devi! Se non fai cazzate, se non sei pieno di contraddizioni, non sei sulla strada per capire qual è il tuo percorso perché, se non sbagli, significa che qualcuno ti ha messo su una strada corretta ma non è la tua. Quindi, anche questo, Occhio sempre! Occhio sempre quando sentite questa delegittimazione sulle persone, anche su voi stessi, Occhio sempre a riportare informazioni che sono magari fesserie che possono ferire le persone.

Harry Potter

Volevo arrivare verso la chiusura raccontando proprio quello che succede quando ci lasciamo sedurre dall’idea che non siamo capaci, cioè che in qualche modo abbiamo la sensazione che gli altri, dannazione, abbiano sempre, non so se qualcosa in più ma certamente una chiave che li fa arrivare laddove vorresti anche tu ma dici Mi manca qualcosa! Poco smart, troppo poco bello, troppo poco bella. No? Quel qualcosa in più. Quella che è una pericolosissima consolazione, vorrei con questo libro smontarla nel senso che scelgo tutta una serie di storie in grado di raccontare come noi non siamo ciò che siamo, siamo ciò che scegliamo. Faccio un’altra citazione, Harry Potter. Quando lui ha il cappellone no? Quello che deve scegliere in quale casa finire, il cappello magico è lì, titubante, e qual è la grande paura di tutti? Lui in corpo ha il male no? Il rischio che possa andare a Serpeverde è enorme, perché dentro, Harry, ha un po’ di quella roba lì, quindi i professori che lo sanno dicono Se il cappello sceglie e lo mette in quella casa lì, gli dà un fuori classe no? Il cappello invece sceglierà Grifondoro. Il grande messaggio di quella scena, chiaramente la Rowling lo prende da tutta la tradizione fiabistica europea, non inventa nulla, anzi è abilissima nel sinterizzarla, è Non sei quello che sei, sei quello che, sempre. Harry va a Grifondoro perché? Perché lui sceglie di non essere crudele, lui sceglie di non stare dalla parte del veleno, del male. Anche se quel veleno ce l’ha! Quindi, in realtà, voi scegliete quello che siete! Quindi il giudizio, la valutazione, la misurazione sta su quello che fate, non su quello che siete. Per quello che siete si intende Famiglia in cui siete nati, certo è importante, il luogo, la situazione economica, i guai, ma sono le scelte quelle che fanno la differenza. E su questo io vi invito a ragionare, nel senso che, in qualunque situazione vi troverete, in qualunque situazione inciamperete, c’è sempre una possibilità di scelta. Immagino che molti di voi saranno figli di meridionali. Torino è la città calabrese più grande d’Italia, lo sapete, se lo dimenticano tanti piemontesi e quindi anche tutta la storia dell’emigrazione è nel vostro corpo.

Francesca Cabrini

Avrete nonni, genitori che si sono spostati da sud a nord. A volte lo chiedo, dopo nel firmacopie, se ci capiterà di incontrarci ve lo chiederò, io chiedo sempre, Di dove sei? Piemontese ma di che origine? A volte lo sento un po’ nell’accento, a volte nei tratti. Mi piace vedere una città così complessa, così stratificata. Perché sto dicendo questo? Perché racconto di una suora fighissima, fortissima, nel libro, che aiuta i migranti italiani che andavano negli Stati Uniti, trattati come bestie, meno che bestie. Le bestie erano molto più curate. Milioni di Italiani, anche piemontesi, andarono in Argentina, non a New York dove andarono soprattutto i meridionali, i piemontesi andavano in Argentina a fare il vino assieme ai liguri. Milioni di italiani su queste navi-bestiame. Dove avevano starci 500 persone ne mettevano 3.000, c’è questa santa che lì, è poi stata fatta santa questa suora, li assiste. Io racconto la sua storia ma volevo arrivare subito ad un punto, vengono maltrattati gli italiani, vengono maltrattati perché non sanno parlare l’inglese. Neanche io, dopo tanti anni passati in America faccio fatica a parlare inglese, non mi entra dentro. Gli italiani proprio non sopportavano di parlare inglese. E’ una lingua strana, non aveva le sonorità nostre. Ovviamente gli irlandesi già parlavano inglese, quindi la concorrenza sul lavoro era spietata, i polacchi sembravano imparare prima degli italiani, insomma era un problema. Francesca Cabrini, questo è il nome della protagonista, ha un’idea e dice Tutti i bambini italiani, portateli a me. E prima di insegnare la lingua, parlo loro in inglese mentre li pettino e li faccio giocare. Quindi non è la lingua che ti prende a calci in culo, non è la lingua che ha fatto arrestare tuo padre, non è la lingua dei poliziotti che ti entrano in casa di notte per sapere se sei clandestino o no, è la lingua del pettinare, delle carezze e del gioco. Francesca Cabrini dice Associamo quella lingua al benessere e così impareranno e non è una lingua ostile, è una lingua che permetterà loro, nel posto che li ha accolti anche se in maniera violenta, di poter avere una vita. Il racconto dell’immigrazione in Gridalo! è molto forte. Molti di voi emigreranno dall’Italia, molti di voi hanno storie di immigrazione già alle spalle. nel nostro Sud non si può stare, tra i vostri professori ci saranno sicuramente meridionali. Il che non significa che spostarsi sia un male in sé, è un male quando si è costretti, è un’assoluta meraviglia quando si vuole cambiare vita, percorso o accedere ad un’occasione. Ma provate a chiedere ai vostri genitori abruzzesi, campani, siciliani a chiedere Ma potevi lavorare lì? Ti era data la possibilità di avere lo stesso stipendio? Potevi vivere con gli stessi servizi? La risposta sarà un tragico No, purtroppo. Sarebbe bello, ma. Non è possibile. Ecco, voi questo potete cambiarlo. Non è un invito retorico ma è un modo per dire, parlo soprattutto alla parte di voi che ha sangue meridionale, non dimenticate quella storia. Non dimenticate da dove venite. Quando sentite parlare di barconi, di invasori, di persone che tolgono il lavoro, veniva detto lo stesso ai vostri nonni. Quando si arrivava qui, nel dopoguerra, Torino era piena dii un’unica scritta, Non si fitta ai meridionali. Poi si aprirono perché ci fu il dibattito politico, No no no, fittiamo ai meridionali, al doppio… Fittavano ai meridionali al doppio. Tanto è vero che se andate a vedere su Youtube, mettete Fiat, immigrazione, Torino, vedrete operai dormire alla stazione. Infatti tengono le famiglie ancora al Sud, per tenerle ancora a casa. E loro? Lavorano le 8 ore e poi dormono sulle panchine e c’era il servizio di frati che portava la colazione, che li faceva lavare nei bagni della stazione. Non dimenticate da dove venite, è importantissimo perché avete un portato che può essere fondamentale nello smorzare tutte le fesserie che ci raccontano sull’emigrazione. Emigrazione come invasione, emigrazione come guerra, emigrazione come islamizzazione. Bisogna comprendere che a noi dicevano le stesse identiche cose e quindi a noi sta smontarle.

Galileo Galilei e Giordano Bruno

Siamo arrivati alla fine. Un ultimo aneddoto e poi magari ci vediamo di là. Innanzitutto, grazie per essere venuti qui. Grazie ai vostri professori che hanno portato un percorso, che in qualche modo devono averlo fatto. Sono molto grato ai professori che sono, secondo me, i difensori, i soldati della Costituzione perché nel momento in cui vi formano alla conoscenza, stanno salvando la libertà. Grazie davvero e l’ultima cosa è una storia a cui tengo moltissimo ed è la storia, non la faccio lunga, non basterebbero ore, di Giordano Bruno e Galileo Galilei. Forse avete sentito o addirittura studiato, certamente Galilei, queste due figure magnifiche per il nostro paese. Galileo Galilei viene costretto ad abiurare di fronte al Tribunale dell’inquisizione. Ebbene sì, lui deve dire, per salvarsi la vita, per salvarsi dagli anni di carcere, che la Terra è immobile e che è il sole che le gira intorno. Accetta. E perché lo fa? Perché sa benissimo, da naturalista, che il sole non smetterà di essere lì impalato, al centro solo perché lui sta dicendo il contrario, che la Terra non smetterà di muoversi perché lui sta, sotto costrizione e tortura, avallando la terribile posizione dell’inquisizione cattolica, lui sa benissimo che quella sua frase non serve a niente, serve solo a salvarsi.

Non è che se tu neghi l’esistenza della forza di gravità, la mela inizia a fluttuare, ad andare verso il cielo, cadrà sempre dall’albero. E quindi Galilei dice, è vero, ho sbagliato. La Terra è immobile al centro dell’universo come le scritture dicono ed è il sole a girarle intorno. E hanno raccontato la meravigliosa leggenda che non è vera ma è più vera del vero, che lui andando via, al messo dirà la famosa frase, Eppur si muove. L’ho trovata sempre delicatissima, un’immagine teatrale splendida e lo dice tra sé e sé Eppur si muove. Eppure ho le prove. Giordano Bruno viene messo in galera per quello che ha scritto e detto. E cioè cos’ha detto? Che l’universo è formato da infiniti mondi e che noi siamo infiniti mondi. Dentro ognuno di noi c’è un’infinità di possibilità morali, etiche, di interpretare le cose e che tra uomo e animale non c’è una differenza di qualità ma solo di quantità. Che nel topolino c’è una quantità cognitiva minore, nell’uomo c’è una quantità e capacità olfattiva minore. Non qualità ma quantità. Pensate che cosa costruisce nel 600 questo filosofo napoletano che va in giro per il mondo a raccontare queste storie. L’universo è formato da infiniti mondi. Ogni stella è un mondo. Pensate quanto prima di tutto. Lo processano. Lo tengono anni e anni chiuso a Castel Sant’Angelo. Quando andate a Roma, ricordate che lì dentro è stato chiuso Giordano Bruno. E poi? E poi lo processano e lo processano e lo processano ancora e ancora e ancora e lui cerca di salvarsi la vita, non vuole essere martire. Lui vuole vivere, ama la vita. E’ innamorato. Ama le feste, ama la musica, ama le lingue, ama viaggiare e quindi se può cerca di negoziare. ma no, io non ho mai detto che la madonna non è vergine. Intendevo dire che la Madonna era una donna, quindi nessun bambino può nascere se… Le accuse erano queste hai detto che Gesù era un mago. Certo, Gesù era un mago, cioè la parola mago all’epoca significava naturalista, conoscitore delle regole della natura. Lui stesso si definiva mago, che sa mischiare gli elementi. Giordano Bruno cerca di farcela ma quando capisce che l’unico modo è abiurare, va alla morte. Lui non può abiurare perché se tu neghi che gli uomini sono uguali, se tu neghi che i sessi non hanno competizione ma uguaglianza, se tu neghi che la libertà è il valore che rende preziose le comunità, se tu lo neghi, quel valore muore. Non è una verità fisica, è una verità etica. E la puoi proteggere solo con la testimonianza. E Bruno sa che non può negarla perché negherebbe se stesso. Galileo può negare perché negando non cambia la verità. Bruno no. Ci sono delle verità che solo con la nostra scelta possono vivere. Senza la nostra scelta muoiono, decadono. Si rinsecchiscono. Bruno va sul rogo. Verrà bruciato a Campo dei fiori. Chi è andato a Roma si ricorderà la sua statua lì, che dà le spalle al Vaticano e che guarda, con fare cupo ma in realtà molto malinconico, non avrebbe mai voluto essere lì. E viene bruciato. Lui non può far altro che subire. Aveva tentato di negoziare. Era un modo per dire, va bene, non voglio offendere Ma no, gli dicono, la libertà è se neghi tutto questo. E no, non posso. Allora, per chiudere è proprio questa la grande differenza. La differenza è che ci sono delle verità, riconoscetele quando vi capita, quando vi è possibile, quando le sentite, che solo una vostra scelta che può essere un giudizio, una valutazione, una presa di posizione, una denuncia, una protezione, solo una chiacchiera, sappiate che quella verità è tenuta in vita dalla vostra scelta e che se voi la mollate, la trascurate, quella verità muore. Insomma scegliete e gridate dinnanzi alle ingiustizie. Grazie ragazzi per avermi sopportato quest’ora!

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