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La pubertà, questa sconosciuta

Flavia Cavalero ottobre 9, 2015

Nell’immaginario collettivo, in particolare in quello di molti genitori, la pubertà non esiste. I bambini passano dallo stato di infanzia a quello di adolescenza, senza passare dal via.

Questo fenomeno, che ormai sembra definitivo e che viene sostenuto da più parti, lascia però alcune “vittime” sul campo e, guarda caso, si tratta proprio dei diretti interessati. Se poi consideriamo che l’età della pubertà è fortemente diminuita e che i nostri fanciulli si “sviluppano” molto prima di quanto non sia accaduto a noi, allora il fenomeno diventa ancora più preoccupante.

La pubertà è il ponte fisiologico tra infanzia e adolescenza, è quel momento in cui i nostri figli diventano più alti, cambiano fisionomia, iniziano a cambiare voce, a diventare pelosi, arriva il menarca e così via.

In questo periodo però i cambiamenti non riguardano solo il fisico, ma anche (e spesso soprattutto) i comportamenti. Abbiamo a che fare con dei bambini che chiedono di essere trattati da adulti, e noi cadiamo nella loro rete, quasi che il vederli grandi fisicamente ci tranquillizzasse rispetto alle loro capacità di comprendere quel che per loro va bene e quel che per loro non va affatto bene.

Il ragazzetto alto un metro e ottanta ha però tredici anni.
La fanciulla con la quarta di reggiseno ne ha dodici.

Tutti i trambusti ormonali ai quali sono sottoposti giustificano alla grande le loro richieste:

  • Voglio il profilo su Facebook
  • Voglio il profilo Instagram
  • Voglio l’I phone 150
  • Voglio uscire la sera
  • Voglio fumare anche in casa
  • Voglio andare in discoteca
  • Voglio andare in vacanza con i miei amici

Quel che manca è qualcosa che giustifichi il nostro comportamento passivo e fin troppo accondiscendente… che sia paura?

  • Paura che non ci amino abbastanza
  • Paura che si arrabbino e facciano chissà cosa
  • Paura che se ne vadano il giorno stesso del diciottesimo compleanno
  • Paura di assumerci le responsabilità di genitori
  • Paura di dire di no

Purtroppo però queste paure non tengono conto di altri pericoli, molto più reali, che lasciamo che i nostri figli affrontino quotidianamente.

Qualche esempio

Sebbene prima dei tredici anni non si possa aprire un profilo su Facebook, ve ne sono tantissimi di bambini anche al di sotto dei dieci anni; bambini muniti di cellulare che vi accedono in qualunque momento senza il controllo di adulti. Questi bambini sono in pericolo costante, l’adescamento on line è diffusissimo, e loro hanno nelle mani uno strumento da adulti senza saperlo usare. Sarebbe come dare un’auto potentissima ad una persona che non solo non ha la patente, ma non ha mai nemmeno guidato.

Leggete i dati ufficiali a questo link della Presidenza del Consiglio dei Ministri!

I ragazzini vengono definiti nativi digitali perché sono nati in quest’epoca di forte sviluppo delle tecnologie e sono molto più capaci di noi ad usarle, ma solo da un punto di vista funzionale. Una volta accordato loro il permesso di aprire una pagina, aprono un mondo virtuale che saranno capacissimi di tenerci nascosto. Un mondo fatto di chat su cui parleranno con chiunque, senza avere certezza sulla vera identità degli interlocutori.

Quindi dire NO è un nostro preciso dovere, esattamente come è loro diritto ribellarsi un po’. Verrà il giorno in cui ringrazieranno per questa presa di posizione.

Il discorso non cambia di molto nemmeno per altre richieste.
Uscire la sera e rientrare a mezzanotte se non dopo, a dodici anni o a tredici o a quattordici anni non è salutare per i bambini, perché di bambini si tratta.

Si possono fare eccezioni: sì alla partecipazione ad una festa se accompagnati da qualche adulto e si stabilisce un orario. Un bambino di quell’ età è naturalmente attirato dalle situazioni a rischio, l’alcol ad esempio (per curiosità, spirito di contraddizione, ribellione verso i genitori, voglia di dimostrarsi grande). Fino ai dodici/quattordici anni il fisico non è in grado di metabolizzare l’alcol, il che detto in parole più chiare, rende altissimo il pericolo di coma etilico. Anche per avergli evitato questo, un giorno ringrazieranno.

Cari genitori, la pubertà esiste ed è importante che ce ne ricordiamo se vogliamo che ci sia riconosciuto il nostro ruolo.

Continua ad approfondire:

 

Foto di ragazzini da Library of Congress

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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