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L’aggressività

Elena Bottari ottobre 8, 2012

Da piccola ti sarai sentita  più volte dire “Non fare la cattiva, comportati bene!” e non è raro sentire dire che certe persone sono proprio cattive.

Cattiveria e bontà sono concetti che rientrano nella categoria del giudizio, preferiamo parlare di aggressività.

Cos’è l’aggressività?

E’ la disposizione istintiva a difendere un proprio spazio fisico, mentale e/o sociale e, ci piaccia o no, è componente fondamentale della psicologia umana, declinata poi sulle tante  differenze individuali.

Aggressività è una parola ambigua già nella sua etimologia: deriva dal latino aggredior, composto da ad  “verso, contro, allo scopo di”, e gradior “vado, procedo, avanzo,cammino”. Verso o contro?

Non ci stupiamo dunque se la parola viene utilizzata in modo confusivo, è aggressivo chi aggredisce tanto quanto lo è chi si difende in modo energico. Allora l’aggressività ha anche una faccia “verso”, agevola nel raggiungimento degli obiettivi, può essere incanalata in energia positiva. In termini tecnici si parla di aggressività adattiva e distruttiva.

Non ci stupiamo nemmeno che sia stato Freud il primo a parlare di aggressività in termini psicoanaltici, del resto è stato il primo a parlare in assoluto in quei termini. Lui si è accorto che l’animo umano è popolato anche di desideri aggressivi, addirittura di desideri di morte e ne erano chiaro segno alcuni lapsus, alcuni segni, addirittura alcuni motti di spirito. Postulò anche una teoria su Eros e Thanatos, pulsioni di vita e di morte. Thanatos può agire contro il corpo in modo autodistruttivo  o verso l’esterno in un impeto auto conservativo.

Da qui si è partiti per studiare l’aggressività, oggi questi studi sono stati ampiamente integrati e, man mano, ci si è posti sempre maggiori domande.

Siamo aggressivi come le bestie?

Questo pare essersi chiesto Lorenz (l’etologo delle papere), stabilendo che è un comportamento istintivo, ma che anche la frustrazione è alla base dell’aggressività. Quindi, come spesso accade in psicologia, l’origine è sia ambientale sia animale.

Noi, a differenza delle bestie, conviviamo seguendo delle regole sociali che ci inducono a reprimere la nostra aggressività. Basta pensare a quante volte ci ripetiamo “conta fino a dieci”.

Se l’aggressività è un istinto, possiamo controllarla?

Per fortuna sì.

E’ possibile incanalare la rabbia e le norme sociali hanno anche questo scopo.

Entra in campo anche il famoso auto controllo, meccanismo che è possibile sviluppare. Un modo è quello di cercare di capire perché una situazione suscita in noi rabbia.

La capacità di autocontrollo e i limiti sociali aiutano quindi a dosarla. Se poi impariamo a vedere l’aggressività come fonte di energia possiamo utilizzarla in altro modo, a nostro favore. Uno di questi possibili modi per sfruttare questa energia è lo sport, un altro è l’arte.

Ti capita di non riuscire a gestire la rabbia e la frustrazione? Quali sono i tuoi trucchi per canalizzare l’aggressività? Secondo te va sempre “gestita” o ogni tanto ha senso lasciarla uscire dagli argini?

Intanto gustiamoci assieme un bicchiere al bar della rabbia.

Articolo di Flavia Cavalero

Immagine di Chris Sgaraglino via Flikr

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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