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Mamme preoccupate e figli arrabbiati

Flavia Cavalero ottobre 31, 2014

Come interrompere la catena mamme preoccupate e ansiose, figli arrabbiati? Si tratta di un circolo vizioso in cui tutti perdono e da cui si può uscire.
Pur essendo, per definizione, esperienze transitorie, le emozioni vengono spesso vissute come esperienze permanenti; sia quando si tratta di emozioni positive (felicità, sorpresa …) sia quando si tratta di emozioni negative (tristezza, paura, rabbia) abbiamo l’impressione che possa durare per sempre. Non c’è molto da stupirsi se molti bambini (e qualche adulto) facciano fatica a gestire le emozioni e si facciano guidare da quel vissuto.
Involontariamente noi “grandi” aumentiamo la loro confusione perché, quando si tratta di emozioni positive, siamo ben felici che le mostrino e le espongano senza trattenimenti, ma quando si tratta di quelle negative cambiamo il nostro comportamento. Quando un bambino ci abbraccia forte, quando lo vediamo felice, quando è allegro, allora rinforziamo il suo comportamento mostrando altrettanta allegria. Quando è arrabbiato, quando strilla, quando si oppone alle nostre richieste, allora anche noi ci turbiamo e partono le sgridate e i commenti del tipo “quando fai così non mi piaci” – “un bravo bambino non si comporta così” – “tuo fratello/tua sorella è più bravo/a di te”. Questa modalità si ripete sia in famiglia, sia a scuola. Tecnicamente questo si chiama mettersi in simmetria, ossia comportarsi nello stesso modo, ripagare con la stessa moneta, e non aiuta di certo il bambino a riconoscere e a gestire le proprie emozioni.

Spesso diamo per scontato che si nasca imparati, ma non è esattamente così, il processo della gestione consapevole delle emozioni è complesso.
In modo particolare il fenomeno che preoccupa genitori e insegnanti riguarda la gestione della rabbia, emozione che compare da piccolissimi e che è molto importante perché, come accade con la paura, ha il ruolo di protezione da attacchi interni ed esterni. Ci sono tanti livelli di rabbia, ma innanzi tutto ci sono tanti modi di esperirla e di manifestarla e siamo noi adulti che abbiamo il compito di insegnare ai bambini come la si può vivere, ma se non siamo consapevoli che questo fa parte del nostro ruolo, anziché aiutarli, non facciamo altro che dare loro un modello da seguire, il nostro, che non è detto sia quello più funzionale.

I motivi che possono fare arrabbiare un bambino sono molti, la rabbia e la sua espressione sono direttamente proporzionali all’età, alle esperienze, alla quantità e alla qualità delle relazioni di un bambino. In ogni caso è indubbio che questa emozione si faccia sentire in modo intenso, prende allo stomaco, annebbia un po’ i pensieri e l’esplosione è a portata di mano.
Sgridare, castigare, punire, urlare… sono reazioni più che comprensibili, ma davvero poco utili specialmente se non si è mia affrontata la questione e se non è stato spiegato che tutti ci arrabbiamo, che poi passa e che ci si può esprimere, dire che si è arrabbiati, riconoscere quel che si sta provando è il primo passo da compiere.

Cosa può fare un adulto (genitore/insegnante) con un bambino arrabbiato?

  1. Ascoltare – stare a sentire le sue motivazioni, cercando di mettersi nei suoi panni
  2. Accogliere – dargli la possibilità di esprimersi facendolo sentire al sicuro
  3. Restituire – esporre il proprio pensiero su quanto accaduto, restituendo al bambino le sue sensazioni, ripulite dalla spinta emotiva

Se abbiamo a che fare con un bambino, o ragazzino, che è “fumino” e si arrabbia spesso, possiamo intervenire, quando è tranquillo, presentandogli questa emozione e facendogliela conoscere.

Alcuni suggerimenti:

  • Disegnare la rabbia e commentarla
  • Giocando al gioco delle emozioni
  • Ci sono letture che possono essere d’aiuto, per esempio Rime di rabbia di Bruno Tognolini
  • Fare la lotta con i cuscini
  • Praticare uno sport

In alcuni casi succede esattamente l’opposto, ossia il bambino non mostra mai rabbia. Questo non vuol dire che non la provi, ma che la reprime. Ciò accade più spesso con le femmine perché la nostra società, ancora oggi, tende ad educare in modo diverso i bambini a seconda del loro genere. Accade anche perché gli stereotipi sono duri a morire, e uno di quelli legati al genere, vuole la femmina pacata e tranquilla.
Se per gli adulti questa situazione è più facile da gestire e spesso questi bambini vengono definiti “calmi e tranquilli”, per il soggetto in questione, in realtà, la situazione non è migliore. La rabbia inespressa si accumula e, prima o poi, in qualche modo, ad esempio sotto forma di nevrosi, presenta il conto. Quindi anche in questi casi è importante intervenire ed aiutare il bambino/la bambina ad esprimersi.

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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