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Pelo Malo al #TFF31

Elena Bottari novembre 27, 2013

Un bambino vive in un palazzone di Caracas. Si occupa del fratellino, ama la musica e il ballo. Invita il fratello a non alzarsi nel box quando si sentono sparatorie ed è abituato ad essere preso in giro dai coetanei.

In un quartiere dove può capitare di essere violentati per strada mentre si va dal fotografo e dove la gente si affaccia al balcone per vedere altre persone affacciate nel palazzone di fronte, Junior lotta con il suo “pelo malo”, i capelli ricci e sogna una fotografia da cantante, con un bel vestito e i capelli stirati.

E’ un desiderio, un sogno da artista in erba ma la madre lo interpreta come un segno di omosessualità che lo allontana sempre di più dal bambino che lei vorrebbe avere. Non ci sono tante carezze per Junior che non può avvicinarsi alla madre, non può guardarla “così” e non può vestirsi come preferisce. Per il suo fratellino, che lui chiama “ciccione” ma che cura amorevolmente, coccole a non finire. I due non sembrano fratelli e forse non lo sono ma Junior vuole molto bene al piccolo.
Pelo Malo è un film straziante per la solitudine in cui il bambino vive ma sorprende per i ritagli di spontaneità e di fantasia che, comunque, i bambini riescono a strappare. Junior, che è anche orfano, dovrà scegliere tra sé e la madre. Rinuncerà a sé.

Junior Pelo Malo

La speranze è che, guardando la pellicola, i genitori lascino esprimere i figli comprendendo che cantare, sognare, ballare non sono sintomi da curare dal dottore. Alcuni parlano di questo film citando una “scoperta dell’omosessualità”. Questa categoria rigetta Pelo Malo nel pregiudizio. Essere sensibili e amare la danza non sono segni di un orientamento sessuale. Non è cantando che si scoprono i propri gusti sessuali.

Junior sogna di fare il cantante e di lisciarsi i capelli allo stesso modo in cui la sua amica sogna di vincere un concorso di bellezza. E’ un desiderio ad occhi aperti, è una fuga dai palazzoni. E’ l’affermazione di una sensibilità che riesce a trascendere l’orrore delle megalopoli e dei meccanismi degli adulti. E’ un grido di libertà.

Le foto sono tratte dal presskit del sito Pelo Malo

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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