Filati tinti

Piante tintoree e colori naturali

Abbiamo parlato dei colori sintetici nell’abbigliamento, del pericolo di dermatiti da contatto o di vere allergie a causa di colori dispersi, bottoni contenenti nikel, residui chimici derivanti dalle fasi di lavorazione ma vale la pena di ricordare che esistono colori naturali e piante tintoree che potrebbero risolvere non pochi problemi dermatologici.

Le piante, si sa, hanno fatto la storia. Il caffé, il cacao, i tulipani hanno cambiato il mondo e l’economia. Le piante tintoree non sono da meno. Celeberrime sono cultivar come l’indigofera tinctorea o indigo (usato per produrre il colore blu), nota già dal neolitico e usata per tingere stoffe o come cosmetico, l’isatis tinctorea o guado (usato per  produrre il famoso blu di Piero della Francesca), la chrozophora  tinctoria o tornasole comune (usato per creare un colore blu molto in voga in epoca medievale), la robbia (usato per produrre per il colore rosso), lo zafferano o la curcuma (usati per creare gialli) ma non sono da meno l’anthemis tinctorea (per il colore giallo), il rhus cotinus (per il colore porpora), la juglans nigra o noce nero (per colori scuri), il carthamus tinctorius o zafferanone (per il colore giallo), la reseda lutheola (per un colore giallo chiaro), l’haematoxylum campechianum o campeggio (per colori dal blu al nero), l’ortica, l’edera, il chenopodio, la menta e lo spinacio (per il colore verde).  Anche ortaggi, insetti e molluschi hanno proprietà tintoree: barbabietole, mirtilli, melograni, galle, bucce delle cipolle, cocciniglie, molluschi fanno la loro parte nella storia delle tinte naturali. Le bucce della cipolla possono colorare tessuti dall’oro al marrone o al verde al e le cocciniglie danno un bellissimo rosso.

La porpora, ad esempio, si estrae dal murice comune che è un mollusco gasteropode. Il liquido prodotto da una sua ghiandola veniva usata per la colorazione delle stoffe e si può ben dire che intere economie siano sorte e tramontate sulla pelle di questo umile invertebrato. Le specie più ricercate per la produzione della porpora sono Hexaplex trunculus (Linnaeus, 1758), Bolinus brandaris (Linnaeus, 1758), Stramonita haemastoma (Linnaeus, 1767), Ocenebra erinaceus (Linnaeus, 1758) e Nucella lapillus (Linnaeus, 1758). Furono i Fenici, il cui nome deriva appunto dal colore rosso della porpora, detto foinix,  a scoprire questo colorante indelebile e costosissimo perché raro e molto complesso da produrre. Migliaia di murici erano necessari per tingere una singola tunica. La scoperta della porpora è narrata in un mito: il dio fenicio Melquart (equivalente al greco Eracle), invaghitosi della ninfa Tiro, inventò il procedimento di estrazione della porpora per tingere con questo colore una veste e conquistarla.

In epoche successive, altre essenze si diffusero influenzando la storia dell’arte e della manifattura. Fu Marco Polo, nel XIII secolo, a portare in Italia la ricetta per tingere i tessuti con l’indigofera tinctoria. La reseda lutheola spopolò invece in epoca medievale in tutta l’Europa occidentale, grazie alle sue proprietà coloranti e alla facilità di estrazione del colore da pianta fresca o secca. Le sue proprietà coloranti, in termini di tonalità brillantezza e resistenza, sono ancora competitive rispetto ai coloranti sintetici.
Per fissare i colori è necessario l’uso di mordenti che devono avere il minor impatto ambientale e dermatologico possibile: allume di potassio, latte di soia, sale da cucina, aceto. Bisogna essere consapevoli che i colori delle stoffe tinte naturalmente, con mordenti sostenibili, saranno meno brillanti di quelli sintetici, di quelli naturali preparati con mordenti dannosi come bicromato di potassio (cromo), cloruro stannoso (stagno), solfato di rame e solfato di ferro. Solo  i colori naturali estratti da piante con alti livelli di tannini reggeranno il confronto con i sintetici in fatto di brillantezza. Quindi, se avete allergie o dermatiti, i colori pallidi ottenuti naturalmente sono la soluzione migliore oppure è necessario informarsi su mordenti ed essenze tintoree.  Se tutto questo suona esageratamente complicato, i filati hanno un loro colore naturale e scegliere capi d’abbigliamento non tinti potrebbe essere la soluzione più semplice e sana.

Esistono molte ricette per la tinta delle stoffe. Ne abbiamo selezionate alcune che offrono anche ampie e interessanti approfondimenti:

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