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Psicologia dell’abbigliamento: il cambio dell’armadio

Flavia Cavalero marzo 25, 2015

Spesso non abbiamo percezione di quanto siano simbolicamente importanti alcune azioni che compiamo abitualmente. E’ il caso del “cambio stagionale dell’armadio”.
Ci troviamo almeno due volte l’anno alle prese con i nostri abiti da spostare, sistemare, accomodare, scegliere e lo facciamo con perfetta nonchalance, in modo quasi meccanico. Per alcune persone, questa è un’operazione piacevole, mentre per altre è un fastidio. Che piaccia o meno, tocca farlo e ognuno ha un suo metodo:

  • il tempo: c’è chi fa questo lavoro velocemente, spostando da un lato all’altro dell’armadio i vestiti senza quasi guardarli, chi li ripone accuratamente dentro a dei contenitori, chi li ripone lavati e stirati, chi li ripone solo lavati pensando che tanto si stropicceranno e non vuole fare due volte lo stesso lavoro, chi misura uno ad uno gli abiti e prepara gli abbinamenti e così via, per altre mille e più variabili.
  • chi se ne occupa: in alcune famiglie è la donna di casa ad occuparsi degli armadi di tutti i componenti, in altre ognuno pensa al proprio, in altre ancora la madre si occupa del proprio lato e di quello dei figli, e così via, per altre mille e più variabili.
  • quando farlo: alcuni si preparano in anticipo rispetto al cambio di stagione e lasciano per un po’ di tempo qualche cosa di pesante a portata di mano, un cambio in itinere che procede in base alla meteorologia, altri vanno con il calendario e fanno coincidere il giorno di entrata della nuova stagione al giorno del cambio di abiti, altri ancora vanno a sensazione corporea e quando iniziano a sentire freddo tirano fuori i maglioni e quando iniziano a sudare si occupano delle magliette.

Qualunque sia la modalità che preferisci, probabilmente non hai mai pensato che questa operazione possa essere anche:

  • un’ottima metafora per rappresentare il desiderio di un cambiamento interiore. La linea di confine che definisce lo spazio tra dentro e fuori, in alcuni punti, può essere molto sottile.
    Cambiare abiti per la nuova stagione che arriva, rimanda alla possibilità di un cambiamento interiore utile per affrontare un nuovo ciclo della vita. Decidere di tenere tutto quello che si aveva già, oppure decidere di mischiare qualcosa di vecchio con qualcosa di nuovo o, ancora, decidere di buttare tutto per rinnovare completamente il proprio armadio, potrebbe dirci qualcosa rispetto alla fase che stiamo attraversando. Si tratta di azioni compiute d’impulso, senza averci riflettuto, senza che siano state pensate, che sono però dei segnali di come sta la nostra parte inconscia.
  • un modo per occuparsi di se stessi e prendersi cura del proprio corpo. Se appartieni a quelle persona che dedicano un po’ di tempo a sistemare i propri abiti, non stai solo facendo ordine nell’armadio, ma ti stai occupando anche del tuo corpo, della tua immagine pubblica e stai verificando se ti piaci come sei, se ti piaci ancora, se hai voglia di cambiare il tuo look perché quello passato non ti rappresenta più. Anche questo è un modo per prendersi cura di sé e di coccolarsi un po’. Se invece appartieni alla categoria opposta e non ti preoccupi minimamente dello spostamento dei tuoi abiti, ma compi meccanicamente l’operazione, magari anche con un po’ di fastidio, potrebbe esserti utile fermarti un attimo e domandarti cosa c’è che non va. Cosa non ti piace di te, del tuo corpo, della tua immagine. E’ vero che siamo stati a lungo oppressi dall’immagine, dal look, e che per un lungo periodo l’immagine aveva sovrastato l’essere e tutti sappiamo quanto questa tendenza sia stata deleteria e nociva, in modo particolare per le giovani generazioni. Ma la cura di sé e del proprio corpo, quando sono guidate dal buon senso, sono un segnale di benessere individuale.
  • un modo per vedersi come si è nel qui e ora. Un detto popolare recita “gli anni passano e le mamme imbiancano”. Si cambia, di stagione in stagione, di età in età. Il cambiamento è naturale e necessita di una digestione psichica. La gonna dello scorso anno potrebbe essere diventata larga o, più facilmente, stretta. La camicia “vedo non vedo” che indossavamo con molto piacere potrebbe non fare più lo stesso effetto. E’ importante prendere atto del cambiamento del proprio corpo, è importante accettarsi e decidere come comportarsi per il futuro con serenità. Se si sceglie di seguire una dieta per dimagrire, rientrare in una gonna della stagione passata potrebbe diventare un obiettivo ragionevole da raggiungere. Il piano B potrebbe essere decidere di portare la gonna da una sarta per farla allargare. Qualsiasi sia la tua decisione è importantissimo che sia la TUA decisione e che venga presa con estrema serenità.
  • un amarcord. Se c’è una cosa difficile da fare, è disfarsi di alcuni abiti, anche quando ci è del tutto evidente che non li indossiamo più. Non sono vestiti qualunque, ma sono quelli ai quali colleghiamo particolari ricordi: la prima volta che…, quella sera che…, quando ho fatto…. E a volte sono di qualcuno che non c’è più.

Molti degli abiti che abbiamo nell’armadio sono intrisi di ricordi, alcuni sono vere e proprie reliquie che teniamo per anni e anni e anni. Niente di male fino a quando non sono più le reliquie di quel che ci serve. Quanto spazio abbiamo a disposizione? E non mi riferisco solo all’armadio, mi riferisco allo spazio mentale, a quello spazio interiore che forse, a volte, viene abusato dai ricordi. In questo caso, insieme a qualche colloquio di psicoterapia, è necessario procurarsi una valigia per riporre tutto dentro e fare spazio. C’è una bellissima tradizione americana, quella del patchwork, che secondo me andrebbe valorizzata per gli addicted da ricordi di stoffa, perché avere i propri ricordi chiusi in un armadio, messi via e che vengono fuori solo quando facciamo il cambio stagionale, ci impedisce di goderne e trasforma quei simboli in reliquie, statiche, con un alone di sacro che ci fa sentire sacrileghi se li usiamo. Un lenzuolo, un cuscino, una coperta in patchwork, da usare quando abbiamo bisogno di abbracciare quei ricordi, trasforma i ricordi tristi in malinconici (e la malinconia non è triste) e ci fa sentire sulla pelle i ricordi allegri.

Ci sono infinite altre varietà di alibi, di scelte inconsce o di temporeggiamenti che possono essere messi in atto di fronte al proprio armadio. Quel che conta è non subire il rapporto ma prendere le proprie decisioni senza timore 🙂

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La foto dell’armadio è di George Eastman House

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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