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Psicologia infantile in pillole: come affrontare i figli senza impazzire (noi e loro)

Flavia Cavalero marzo 20, 2014

Alle prese con i capricci o con le recriminazioni dei figli, conviene tenere sempre presente pillole di psicologia infantile, per non abdicare alla nostra funzione genitoriale e per cogliere di sorpresa i piccoli o gli adolescenti che si aspettano da noi mosse prevedibili, pattern di comportamento collaudati.

I capricci

Cambiare pattern li spiazza e spesso disarma i loro capricci.
Quando le lagne si trascinano a lungo e i figli non vogliono risolversi a cambiare disco, può essere per orgoglio.
Non vogliono darla vinta ai grandi.

Come rispondere allora? Il modo migliore è far vedere che non facciamo i genitori per avere ragione e che non vogliamo la loro “sconfitta”. L’umiliazione non deve nemmeno comparire nel nostro orizzonte di genitori. Possiamo adottare un tono disteso e andare avanti. Può essere che i bambini ci seguano lungo un nuovo ragionamento o una attività. Se invece dovessero continuare per la loro strada, possiamo lasciarli un po’ nel “loro brodo”. Forse è anche di questo che hanno bisogno.

Loro sono loro. Noi siamo noi

Ricordare la nostra infanzia ci fa bene, ci illumina, ci rende più comprensibili i bambini ma non dobbiamo cadere nell’errore di credere che loro siano esattamente come ervavamo noi e che quello che piaceva a noi o che di bello avremmo voluto ci accadesse, sia ciò che loro desiderano o che li farebbe crescere meglio.
Non bisogna esagerare a inculcare concetti e passioni che non li smuovono di un millimetro. Forse non è il momento giusto, forse non è il modo giusto o forse dovremmo proprio piantarla 🙂

I loro successi, i loro insuccessi non sono i nostri. Il nostro compito è quello di supportarli, consolarli, insegnar loro di non rassegnarsi, di riprovare e di impegnarsi. Non dobbiamo mai fare l’errore di vergognarci per i loro risultati negativi o di sentirci artefici dei loro successi.

Il mito dell’autonomia

Rendere i figli autonomi è importante. Bisogna però che gli insegnamo piano piano come fare le cose e che li responsabilizziamo gradualmente, senza aspettarci che si preparino un piatto di pasta a sei anni. Per essere pienamente autonomi bisogna aver potuto decidere per sé, per i propri gusti e anche aver sperimentato qualche disfatta conseguente a decisioni prese autonomamente. Nessun adolescente sarà capace di badare a se stesso se non avrà potuto “sperimentare”. Rendere autonomi i figli richiede grande pazienza, buona volontà e tempo da parte dei genitori.

Genitori orientati al risultato

La tentazione del giudizio e l’ansia dei buoni risultati sono da tenere a bada. Con aspettative troppo alte rischiamo di comunicare al figlio che, nonostante tutto l’impegno, potrebbe non riuscire mai a soddisfare le speranze dei genitori. I figli rischiano di pensare  che l’amore sia proporzionale al risultato ottenuto a scuola o nello sport e che quindi l’intera vita sia una prova da superare per guadagnarsi il diritto ad essere amati.

Nessun genitore ammette volentieri di sbagliare o di attuare pratiche negative per sé e per i figli. Bisogna però essere spietati con se stessi e analizzare se, magari senza assolutamente volerlo razionalmente, stiamo condizionando pesantemente la crescita dei nostri figli. Si può sempre dare un nuovo corso ai propri comportamenti e correggerci potrebbe significare molto per i nostri figli:

  • anche noi genitori sbagliamo
  • si può cambiare strada
  • un comportamento sbagliato non  presuppone un giudizio negativo sull’intera persona

Ecco ulteriori spunti per i bambini

e per gli adolescenti:

La foto è di Missouri State Archives

 

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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