PsicoMamme.it

0

Siamo tutti responsabili dello spreco alimentare

Flavia Cavalero dicembre 9, 2014

Quello che state per leggere probabilmente vi sembrerà qualcosa di assurdo e di pressoché impossibile ma purtroppo è la verità: siamo tutti responsabili dello spreco alimentare. E’ quanto accade sotto i nostri occhi e a cui tutti noi prendiamo parte, semplicemente perché non ci abbiamo mai riflettuto in modo critico.
Ormai da anni, in modo del tutto inconsapevole, commettiamo un gravissimo errore: sprechiamo molto cibo e ne buttiamo via tantissimo anche se è ancora buono.

Mi sembra di sentire i commenti:

  • con sta crisi cosa vuoi che si sprechi
  • a casa mia non si butta mai via il cibo
  • io sono stata educata a non buttare via niente”, eccetera eccetera

Se non vi siete arrabbiati così tanto da smettere di leggere questo articolo, scoprirete che riusciamo a creare scarti di alimenti perfettamente buoni ed edibili ben prima di acquistarli e portarli a casa. Analizziamo il comportamento tipo di una persona che fa la spesa:

  • Sceglie prodotti dall’aspetto perfetto; ad esempio tra una mela “toccata” e una perfettamente lucida e integra, verrà acquistata la seconda
  • Sceglie prodotti con la data di scadenza più lontana possibile; si cerca tra gli scaffali, si spostano le merci per arrivare a quella più lontana perché sicuramente scade dopo
  • Compera più di quello di cui ha bisogno; sebbene in casa ci sia sempre una scorta di cibo per gli imprevisti, sembra quasi che si sia in attesa di una catastrofe e ci si voglia fare trovare preparati ad affrontarla
  • Spesso fa la “lista della spesa” e la dimentica a casa; questo è il comportamento classico che si alterna a quello di portare la lista con sé ma di non consultarla
  • Approfitta dei prodotti in offerta, tipo prendi tre e paghi due; se ho bisogno di una cosa (1) già è strano acquistarne due (2), ma comperarne tre (3) è davvero assurdo
  • Compera almeno due o tre prodotti in base all’impulso momentaneo; fare la spesa quando si ha fame è la prima causa che induce a comperare in base ad un impulso e non ad un bisogno.

Ce ne sono molte altre di cause, ad esempio la pubblicità, la gradevolezza di una confezione, la golosità e altro ancora sono motivi esterni che ci inducono ad acquistare cose che può anche capitare di non utilizzare

E ora analizziamo cosa, spesso, accade quando i nostri acquisti raggiungono casa nostra:

  • Disponiamo in frigorifero e in dispensa gli acquisti in base allo spazio disponibile
  • Decidiamo cosa preparare per il pasto in base al desiderio del momento o al tempo disponibile magari andando ad acquistare qualche ulteriore ingrediente mancante
  • Di tanto in tanto diamo un’occhiata in dispensa per controllare le date di scadenza
  • Cuciniamo più di quanto mangeremo e mettiamo gli avanzi nel frigo

Questo è all’incirca lo specchio di come trattiamo il cibo e sono questi comportamenti che ci inducono a buttarne moltissimo, senza avere la percezione di farlo. Nelle nostre case, noi rappresentiamo la punta di un iceberg, ma siamo direttamente coinvolti perché con il nostro comportamento manteniamo un vero e proprio disastro. Si stima infatti che circa la metà del cibo prodotto nel mondo finisca nella spazzatura, nonostante ci siano circa un miliardo di persone che non hanno accesso a sufficienti risorse alimentari.
In Europa, dati 2014 attestano che ogni anno si sprecano oltre 100 milioni di tonnellate di cibo (Fonte: “Stop Food Waste”).
La FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nation) calcola che ogni anno si sprechino 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, in Italia il valore economico di questo spreco si aggira intorno ai 13 miliardi di euro all’anno. Questo vuol dire che ogni italiano spreca all’incirca 150 kg di cibo all’anno. Un’immagine che rende bene l’idea è quella di lasciare cadere una borsa della spesa e abbandonarla per la strada, senza recuperarne il contenuto.
Gli sprechi di cibo avvengono a diversi livelli, dalla produzione fino al consumo finale. Come spesso accade, noi consumatori orientiamo le scelte dei produttori con le nostre richieste, ma non ci rendiamo conto di questa nostra grande responsabilità che è però anche una grande possibilità. Con piccole azioni quotidiane, attraverso le nostre scelte, possiamo davvero orientare il mercato in un’altra direzione.

Il manifesto del consumatore consapevole del valore del cibo

  1. Dare valore al cibo: il cibo non è una merce. E’ vita, comunicazione, relazione, legami, cultura, tradizione. Il suo valore è maggiore a quello di qualunque merce.
  2. Preferire la qualità alla quantità. Nel nostro Paese non ci sono problemi di sotto sviluppo nutrizionale e mangiamo molto di più di quanto non sia necessario, causando, semmai, in questo modo problemi da sovra alimentazione
  3. Scegliere prodotti naturali. Cerchiamo la perfezione, ma in natura la perfezione è rappresentata dalla diversità. Madre natura non si preoccupa che i suoi zucchini nascano senza gobbe o che le carote siano perfettamente diritte né che le banane abbiano una curvatura perfetta. In un’epoca in cui l’immagine va per la maggiore, associamo al criterio di bellezza quello di bontà
  4. Scegliere prodotti di stagione. Per garantire la presenza di alcuni prodotti anche fuori stagione, i contadini sono costretti a forzarne la produzione, aumentando notevolmente lo scarto
  5. Scegliere prodotti locali. Più distanze deve affrontare, più aumenta la probabilità che un alimento si rovini e venga buttato
  6. Imparare a leggere le etichette. “Da consumarsi preferibilmente entro…” vuol dire che quel prodotto, da quella data in poi, potrebbe subire variazioni organolettiche, ossia non essere perfetto da un punto di vista “estetico”. Questa indicazione non ha a che fare con la sicurezza di quel prodotto. Infatti, se mal conservato, potrebbe rivelarsi scaduto ben prima della data indicata
  7. Non vergognarsi a non sprecare. Può apparire come una stupidaggine, invece molto spesso accade questo paradosso: mentre non ci facciamo alcun problema a buttare via del cibo avanzato o che crediamo sia scaduto o, semplicemente, che non abbiamo voglia di mangiare, ci vergogniamo molto a compiere azioni che contrastano lo spreco. Ad esempio ancora da moltissime persone è ritenuto disdicevole portare a casa gli avanzi dal ristorante. Allo stesso modo moltissime persone ritengono di fare brutta figura se acquistano parti non nobili della carne, e così via
  8. Abituarsi ad utilizzare il freezer. La maggior parte del cibo può essere congelata. Utilizzare il freezer di casa è un ottimo modo per ridurre gli sprechi. Se già sappiamo che non mangeremo ciò che abbiamo avanzato, possiamo congelarlo e riportarlo in tavola in altri momenti
  9. Valorizzare la cucina tradizionale. L’arte culinaria italiana è famosa nel mondo e ogni Regione ha piatti tipici che si possono realizzare con gli avanzi di cibo: dalle polpette ai minestroni, dai canederli alla zuppa valdostana, dalle arancine e chi più ne ha più ne metta. Sfruttare questa magnifica quantità di ricette che ci permette di recuperare i valori culinari tradizionali è un ottimo modo per ridurre gli sprechi
  10. Evitare una visione negativa sulla riduzione degli sprechi. Non si tratta infatti di sottoporsi a sacrifici, a rinunce, a duri cambiamenti di abitudini. Si tratta, bensì, di valorizzare ciò che abbiamo e di trovare un nuovo modo per volerci bene.

La direzione corretta è opposta a quella che stiamo percorrendo.

Continua ad approfondire:

La foto della ricca tavola apparecchiata è di Internet Archive Book Images via Flickr

The following two tabs change content below.

Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

Flavia Cavalero

Ultimi post di Flavia Cavalero (vedi tutti)

Lascia un Commento

Scelti da Psicomamme

Login to your account

Can't remember your Password ?

Register for this site!