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Sanghenapule al Piccolo di Milano

Elena Bottari aprile 10, 2016

Sanghenapule celebra il sangue rappreso che si squaglia, la vita che torna a scorrere nelle vene di Napoli, città millenaria le cui radici affondano nel mito. Lucifero caduto dal paradiso, la sirena Partenope sul cui uovo si regge il destino della città, sono personaggi fondanti di una Napoli sempre minacciata dal Vesuvio. L’angelo caduto scatena la furia del vulcano mai spento, simbolo di vita e di morte, contro i napoletani mentre Gennaro cerca di tenerlo a bada. Il male e i lapilli dell’inferno assediano la città e copioso è il sangue innocente versato.

Ianuario martire, santo terreno e pratico, non giudica i fedeli e cerca di indirizzarli al meglio possibile, ben sapendo che la fame vince spesso contro i buoni principi. Il martirio di Gennaro rispecchia quello dei repubblicani napoletani, impiccati per non aver abiurato, colpevoli di aver provato a sconfiggere il male senza fare i conti con il popolo, che, come Mimmo Borrelli recita nei panni di Domenico Cirillo, rivoluzionario giacobino

ha el pregio d’accontentarsi, che vive al sol dei sogni e de poesia, ma non ensegue li sogni col daffarsi, perderebbe, di quei sogni, l’allegria

L’animo libero e vittorioso dei rivoluzionari è quello di Gennaro che non rinnega la propria fede e preferisce la morte allo spergiuro ma non è con animo sereno, come vorrebbe l’agiografia, che gli eroi della fede e del diritto si avviano alla fine. Sanghenapule trasuda umanità e tragedia nel senso più classico. Un destino crudele si avventa contro i migliori figli di Napoli, Gennaro e Domenico, separati dai secoli e accomunati da una fine violenta.

Lo spettacolo si sviluppa tra poesia ora declamata con ritmo da litania, ora detta quasi come un rap, come un vero canto di dolore che non risparmia durezze e crudeltà ma sa essere straziante per la verità dei sentimenti, espressi con religiosa sincerità da Mimmo Borrelli che sembra farsi attraversare direttamente dalla storia e dalle lacrime dei vinti. Il racconto è nelle mani e nella voce di Roberto Saviano che dipana la narrazione come la matassa che legava i migranti alla terra natia, quel filo che pur spezzato rimaneva per sempre a testimoniare le proprie radici.

Prosa e poesia non si pestano mai i piedi ma si sostengono a vicenda nello spazio concluso che ricorda una grotta o una chiesa e che si chiude a vulcano sovrastato da un rancoroso Lucifero. Sanghenapule attraversa i secoli e gli oceani per seguire la storia dei napoletani e del suo santo emigrato a New York sulle note di Gianluca Catuogno e Antonio Della Ragione, autori di una colonna sonora rarefatta e suggestiva, capace di sottolineare senza retorica l’andamento della pièce fino al miracolo del corpo che si scioglie e ridà vita e speranza a Napoli.

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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