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Saper stare in relazione

Flavia Cavalero novembre 6, 2017

Aristotele disse che “l’uomo è un animale sociale”, ma questo non significa che ogni essere umano possieda quelle che sono definite capacità relazionali; non tutti infatti possiedono la capacità di stare con l’altro, di creare relazioni stabili e funzionali e legami. Queste capacità però sono alla base delle relazioni, sono ciò che ci permette di creare rapporti sani con gli altri, siano essi conoscenti, colleghi di lavoro, familiari o amici.

Le capacità relazionali sono quell’elemento che fa la differenza anche dal punto di vista professionale e in qualsiasi tipo di professione; vi è mai successo di dire “In quel negozio non vado perché sono troppo antipatici?” oppure di avere scelto, a parità di competenze, un professionista al posto di un altro in base al suo approccio con voi? Tutti conosciamo persone con le quali stiamo bene e trascorriamo volentieri il nostro tempo e altre tipologie di persone che hanno un tale comportamento che ci induce a cambiare strada quando le incrociamo.

Ecco dunque come le capacità relazionali non sono solo una questione che riguarda le professioni, ma sono attitudini fondamentali per entrare in relazione con l’altro che è sì altro da noi, ma parte costitutiva del nostro mondo, anche di quello interiore. Il professor Giorgio Blandino, riferendosi alla professione dello psicologo, le definiva come le capacità di “gestire” l’incontro con l’altro in tutto il suo divenire e di gestire la fatica (o sofferenza) emotiva che lo accompagna: la capacità di sentire, di essere presenti nella relazione, di saper entrare in contatto, di comprendere le richieste, i bisogni e il punto di vista. La capacità relazionale è dunque la capacità di gestire la complessità interpersonale.

Poiché la capacità ha una connotazione di ricettività, si configura pertanto come capacità ricettiva, di accoglimento e di contenimento. Nel suo libro “Le capacità relazionali”, Blandino ricordava alcune importanti affermazioni:

  • Nietzsche in Così parlò Zarathustra: “Medico, cura te stesso, gioverai in tal modo al tuo ammalato”.
  • Freud ha sempre messo in guardia e diffidato di quello che chiamava il “furor curandi”.
  • Ancora Nietzsche: “Non dare nulla agli uomini. Togli piuttosto loro qualcosa, o aiutali a portarla…”

Questa capacità, questa competenza, questo saperci fare, è indispensabile nella vita quotidiana di chiunque, anche senza scomodare la disciplina psicologica. E’ importante infatti per tutti noi il saper prendersi cura dell’altro, saper stare in una relazione senza pensare o sperare di far cambiare un’altra persona, il capire un pensiero che sia diverso dal nostro, il sapersi confrontare e, soprattutto, è importante imparare a non giudicare. Blandino nel suo testo sottolineava l’importanza di tener viva la curiosità di fronte all’oggetto con cui entriamo in relazione, ossia l’importanza di essere curioso dell’altro, di ciò che non siamo noi.

Ma come si fa?

La capacità di stare in relazione accresce grazie alla maturità emotiva e alla maggiore consapevolezza di sé; più si è in contatto in modo autentico con se stessi, più si è in grado di accogliere l’altro.
Qualche caposaldo:

  • Capire se stessi porta a capire l’altro
  • Conoscersi porta a conoscere l’altro
  • Essere curiosi dei propri processi mentali porta alla curiosità verso l’altro
  • Prima ancora di volerli superare è importante conoscere e accettare i propri limiti per poter poi ri-conoscere e accettare quelli altrui
  • Esercitare la curiosità

Ma c’è qualcosa che ci può aiutare? Certo che sì e spesso accade che, in modo anche inconsapevole, ci siano attività che svolgiamo che ci aiutano tantissimo a sviluppare le nostre capacità di relazione:

  • La lettura, perché ci permette di entrare nelle storie, che siano vere o di invenzione poco importa. La lettura ci trasporta nelle vite altrui e ci offre spesso chiavi interpretative di cui difficilmente saremmo entrati in possesso.
  • Il cinema, che ci porta a vedere e a vivere immersi tra immagini, suoni e movimenti, a percepire con quasi tutti i nostri sensi storie di vita che non sono le nostre, ma potrebbero esserlo.
  • L’arte in generale, perché sviluppa i nostri sensi, arriva diretta al nostro sistema percettivo, ci fa capire ma anche sentire a volte senza capire. Ci dà emozioni e solletica il nostro mondo inconscio. La curiosità e la creatività che devono essere sempre tenute vive, come un fuoco che non si spegne mai.

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La foto di gruppo è di Internet Archive Book Images via Flickr

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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