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La scuola della Pace

Elena Bottari novembre 6, 2012

Intervista a Italo Cassa, creatore della Scuola della Pace.

Eccoci arrivati alla terza tappa del nostro giro d’Italia!
Anche in questo caso, come con le Nuove Tribù Zulu, partendo da una realtà italiana siamo approdati a luoghi geograficamente molto lontani.
L’associazione di volontariato fondata da Italo Cassa si occupa di portare gioia e colore ai bambini che hanno assistito alla violenza della guerra o che hanno subito il trauma di un disastro naturale, come accaduto ad Haiti e in Emilia Romagna.

Il camper colorato di Italo, il Joy bus, è stato in Bosnia, Serbia, Romania, Libano e ora ha un progetto ambizioso di cui puoi diventare promotore: una scuola creativa per i bambini siriani. Ad oggi  i bambini vittime della guerra in Siria sono 3.165 e, in tutti i conflitti, sono proprio i piccoli e i più deboli a cadere.

Il 17 novembre parte la tua missione per portare serenità a protezione ai bambini siriani profughi in Turchia.
In cosa consiste il progetto e quale sostegno hai dalla società civile e dalle istituzioni? Come sarà la tua scuola creativa?

Il progetto segue il filo delle missioni attuate già all’Aquila nel 2009, ad Haiti nel 2010, e in Emilia la scorsa estate.
Di fronte a catastrofi naturali come i terremoti, o a catastrofi generate da noi umani, come le guerre, si può intervenire per “sanare” le ferite psicologiche che questi eventi causano, specialmente ai bambini, ma non solo. Un intervento di questo tipo deve necessariamente essere indirizzato sulla “via della gioia”, ovvero non siamo portatori di soluzioni precostituite, ma se agiamo in positivo qualcosa accadrà di certo, e non solo ai piccoli beneficiari dei nostri interventi ludici, ma anche a noi stessi. Questa è una scuola creativa, aperta all’incredibile che è oltre ogni sofferenza!
Perché c’è sempre una sofferenza, uno smarrimento di fronte ad un evento che cambia improvvisamente, e radicalmente, la nostra vita. Lo shock causato da questo trauma, può però essere “riassorbito” piano piano, lavorando sulle emozioni, con i colori, con la gioia!

In questa missione, come in quelle precedenti, andremo a lavorare con i bambini siriani profughi nelle tendopoli in Turchia. Come appoggi della società civile c’è il supporto dell’A.S.L.I. (Associazione Siriani Liberi in Italia) che ci darà sia un supporto logistico per la richiesta dei permessi necessari all’ingresso nelle tendopoli in Turchia, sia un contributo economico di 2.000 euro. Il Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, ha dato il suo patrocinio alla missione.
Restano ancora da raccogliere 3.000 euro per coprire il resto del budget necessario (sul sito della scuola è possibile trovare informazioni per sostenere il progetto).

Che metodi pensi di utilizzare? Cosa aiuta davvero i bambini a superare uno shock come quello della guerra?

I metodi sono quelli che noi chiamiamo della “Joy Therapy”, unendo le attività ludiche, di animazione, didattiche e clownistiche. Non è difficile far divertire i bambini se li sentiamo vicini… saranno loro poi a prenderci per mano e “dirci” come fare, seguendo principalmente un “linguaggio non verbale”. Inoltre poi avremo con noi il materiale tecnico per proiettare dei cartoni animati con sottotitoli in arabo (Tom & Jerry sembra siano i più graditi in quella regione).

Ci puoi parlare della tua esperienza ad Haiti e negli altri paesi in cui hai operato? Qual’è oggi la situazione in quei paesi. Di cosa c’è più bisogno?

In quei paesi come Haiti c’è bisogno di tutto, però c’è da dire che lì le persone sono povere, o potremmo dire meglio impoverite dalle politiche internazionali che hanno dovuto subire, ma non sono disperate, nel senso che un haitiano, anche affamato, ha sempre il sorriso in bocca, e le bambine che tornano da scuola hanno il vestito tutto pulito e colorato, le treccine ai capelli, e camminano per strada a passo di danza.
Da noi accade altrettanto?
Quindi potremmo dire che quello di cui hanno più bisogno non sono solo gli aiuti, che anzi spesso sono uno strumento che serve ad un sistema che si basa proprio sull’assistenzialismo delle Ong, ma hanno bisogno di giustizia, hanno bisogno di libertà e di diritti negati alla maggioranza della popolazione.

 Quali sono i valori e i riferimenti a cui l’associazione si ispira?

La Scuola di Pace è stata fondata il 1° Settembre 2006 a Roma, ma le sue attività sono il frutto di un lavoro iniziato nel lontano 1987.
Il suo principio fondatore è la convinzione che la guerra non risolve mai i problemi che l’hanno generata, ma li aggrava sempre più.
Guerra e Pace fanno parte della Storia dell’Umanità da sempre. Tutti i popoli ricercano la pace, perché in tempo di pace si possono fare tante cose belle, che in tempo di guerra sono impossibili.
E allora, perché da sempre invece ci sono guerre?
Lo vediamo anche ai giorni nostri. Quando c’è un conflitto, c’è sempre qualcuno che si affanna a volerci convincere che non c’è altra soluzione, che attraverso l’uso della forza potremo risolvere quel determinato conflitto, e così poi ci sarà la pace. Ma poi la pace non arriva mai! E allora?
Allora, perché non sperimentare nuove forme di azione basate sulla cultura della pace e la nonviolenza?
È un percorso che deve partire prima di tutto da noi, ed è principalmente preventivo. Si sviluppa andando oltre tutte le convinzioni e gli indottrinamenti, anche quelli della nostra parte. È un percorso che passa per la comprensione delle ragioni degli altri, anche quando ci provocano rabbia, ci risultano ostili… È un percorso di fratellanza, di sorellanza, di amicizia, di amore. È un percorso difficile, anzi difficilissimo, ma è l’unico che valga la pena percorrere.
Non vogliamo essere solo dei pacifisti, vogliamo essere uomini e donne di pace, che combattono ogni giorno per soluzioni di pace.
Per questi motivi abbiamo fondato una scuola, una scuola per la pace. Perché siamo convinti che l’educazione è un po’ come essere agricoltori, ovvero siamo noi stessi i contadini che si occupano del loro campo. Devono prepararlo, fermentarlo, portarci l’acqua, spargere i semi, vegliare su di essi, aspettare che le piantine crescano e poi proteggerle dalle intemperie e dagli altri agenti esterni, finché non nasceranno i frutti e avremo di che nutrirci!
Quando poi il/la contadino/a si occupa di far nascere alberi, la sua è una doppia azione per la vita, la vita di tutti noi e anche del nostro pianeta.
Queste stesse azioni le compiono ogni giorno gli insegnanti nelle scuole, i genitori nelle famiglie, tutti gli educatori nella società, tutte le persone che antepongono il bene collettivo a un bene solamente individuale.
La Scuola di Pace è in tutto questo!

Puoi parlarci di film e libri “per bambini” che hai amato da bambino e di quelli che hai scoperto da adulto?

Il libri e i film che mi affascinavano di più da bambino erano le opere di Giulio Verne.
Successivamente, da grande, ho esplorato il mondo della fantascienza, un territorio dove scoprire possibilità e punti di vista basati su più angolazioni. Uno dei saggi che invece mi ha colpito di più è “Godel, Escher e Bach“.

Cosa conta di più nell’educazione e nella crescita di un bambino?

Penso che nell’educazione e nella crescita di un bambino, ma posso dire che questo vale per tutti, anche nel rapporto con gli animali domestici e da fattoria, è l’amore, l’essere vicini alla vita emotiva di chi ci sta di fronte. In questo modo si può parlare un linguaggio universale che ci apre porte che in altro modo non si apriranno mai.

Come si fa a far capire la pace ai bambini se il mondo è sempre in guerra? Come si fa a farla capire ai grandi?

La pace i bambini la capiscono molto bene ed è sbagliato, a mio avviso, nascondere loro le brutture della guerra (tanto poi le scoprono comunque da soli). Con i grandi invece è un altro discorso, perché nessuno/a vuole la guerra ma tutti sono convinti e rassegnati all’ineluttabilità della guerra, e che noi non possiamo fare niente né per impedirla e né per fermarla quando è in atto. Io penso invece che una situazione di guerra, anche lontana, prende spunto da quello che siamo anche noi, qui in Italia, prende spunto ed energia dalle nostre azioni e dai nostri pensieri non sempre positivi. La guerra è prima di tutto uno stato d’animo ombroso, che ci impedisce di vedere la luce dietro le nuvole. Se impariamo a vedere, e anzi ad avere sempre dentro di noi la luce, la guerra può dissolversi così come si è formata.

Ti senti “figlio” di Gianni Rodari?

Figlio no, semmai un fratello minore. Gianni Rodari è stato un vero precursore, un anticipatore di forme letterarie e pedagogiche che ci hanno insegnato, e ancora ci insegnano, molto. Quelli che invece capisco di meno sono i “Rodariani”. Ovvero, in un certo senso lo sono anch’io, ma penso che il suo pensiero vada preso come uno spunto per essere noi stessi dei Gianni Rodari. Persone come lui hanno raccolto un’energia e gli hanno dato un fondamento storico che senza di lui non avremmo avuto oggi. Ora quell’energia aspetta nuovi figli, nuovi fratelli, nuove sorelle e la vedova di Rodari, quando l’ho incontrata l’ultima volta, mi ha detto: “Ormai io sono vecchia” come a dire che quell’eredità dobbiamo continuare a portarla avanti tutti noi!

Ringraziamo Italo Cassa per averci parlato di sè e del lavoro della sua associazione.

Grazie delle domande, tutte le info sui sui progetti:
www.lascuoladipace.org
www.capitangioia.org
www.agenziadellagioia.com

Articolo di Elena Bottari

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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