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Si declina ogni responsabilità: gonfiabili, aree bimbi nei ristoranti, parchi gioco possono rivelarsi un pericolo

Elena Bottari maggio 30, 2014

Le vacanze si avvicinano e grandi passi. Dopo la gran festa per la fine della scuola, si apre la caccia alle attività estive e la vita per i genitori spesso si complica. Quando le “estate ragazzi” sono finite e la carta “soggiorno estivo” è già stata usata, restano i nonni (quando ci sono) e la santa pazienza. Il genitore estenuato, alla ricerca di un momento di tregua, ricorre spesso a risorse che permettano di tirare il fiato, come i castelli gonfiabili, i risto-bimbi e ludoteche o parchi gioco con piscine piene di palline, scivoli e attrazioni varie. Quello che a volte sottovalutiamo è il fatto che la responsabilità di incidenti ai nostri figli o a danni procurati dai nostri bambini a coetanei, resta sempre nostra. Anche quando i bambini sono “custoditi” da educatrici o intrattenitori professionisti. Lo stesso vale per i baby club negli alberghi.

Non c’è quindi mai requie per i genitori?  Dipende molto dall’età dei bambini e dal loro grado di maturità, da quanto siano gestibili e da quanto, eventualmente, sappiano riferire comportamenti scorretti di cui possano essere stati vittime.
La mia personale risposta è no, non c’è requie. Anche se i bambini sono con degli adulti, devono essere tenuti sotto controllo. Devono essere sempre in vista e il genitore deve poter intervenire.

I parchi di divertimento specializzati in gonfiabili sono potenzialmente assai pericolosi, specialmente se sovraffollati e con bambini di età molto diverse. Ogni bambino deve accedere al gioco studiato per la sua età ed è vietato lanciarsi a corpo morto sugli altri, cosa che suona barbara ma nella realtà dei fatti accade. I gonfiabili all’aperto hanno l’obbligo di chiudere quando il vento è forte e la fruizione delle attrazioni diventa una possibile fonte di guai.

Spesso la nostra soglia di attenzione si abbassa quando i bambini si divertono e ci facciamo trascinare dall’entusiasmo, trascurando elementi importanti per la sicurezza. Per assicurare un gioco sereno, conviene supervisionare e guidare i propri figli ad un comportamento rispettoso di sè e degli altri, sperando che anche gli altri genitori facciano altrettanto.

Dal sito del Codacons riportiamo le norme di sicurezza dei gonfiabili:

  • Ogni attrezzatura deve essere fornita di un adeguato sistema di ancoraggio o di zavorramento
  • Deve essere utilizzati sotto la supervisione di personale specializzato
  • La rete di contenimento non deve impedire la visibilità, deve essere abbastanza resistente e la dimensione delle maglie dovrà essere al massimo di 3 cm in modo che i bambini non possano infilarci i piedi per arrampicarsi
  • Su qualsiasi lato aperto del gioco l’altezza di caduta libera non potrà superare i 63 cm. Le superfici di tali aree dovranno inoltre essere realizzate con materiali in grado di assorbire gli urti – come ad esempio sabbia e tappeti erbosi – in modo da attenuare l’impatto della caduta
  • I materiali devono avere sufficiente capacità di ritenere l’aria per permettere il loro gonfiamento quando vengono pressurizzate e devono essere in grado di riprendere la loro forma (sagoma) originaria dopo una deformazione sotto carico
  • Le attrezzature devono essere costruite in modo che qualsiasi apertura/foro non possa rappresentare un potenziale rischio di intrappolamento per le parti del corpo (testa, collo, piedi…)
  • I muri di contenimento sono richiesti per piattaforme di gioco che superano i 60 cm di altezza e dovranno avere un’ altezza almeno uguale a quella degli utilizzatori

Attenzione quindi ai dettagli! Se non c’è ancoraggio, se le maglie delle reti di contenimento sono troppo ampie, se il gonfiabile è sull’asfalto o su superfici dure, se ci sono buchi abbastanza grandi da intrappolare parti del corpo e non ci sono muri di contenimento per le attrazioni più alte, la struttura non è a norma.

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La foto è di Nantucket Historical Association

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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