Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività

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Tabù dei nostri tempi, senza dimenticare Freud

Elena Bottari Dicembre 27, 2012

Parlare di questo argomento senza fare riferimento al libro “Totem e tabù” di Freud risulta praticamente impossibile.
Siamo nel 1913 quando l’autore testimonia con quest’opera la scomparsa nella società moderna del totemismo (se non in qualche rara forma) e la persistenza dei tabù. L’autore studia le tribù degli aborigeni d’Australia costituite da clan che prendono il nome dal rispettivo totem che ne rappresenta il fondatore, lo spirito tutelare e il soccorritore. I membri del clan hanno precisi doveri rispetto al totem, ad esempio non distruggerlo e, aspetto principale, non avere rapporti sessuali né contrarre matrimonio per le persone di uno stesso totem. La trasgressione al divieto è punita dall’intera tribù con la pena di morte, come se il pericolo minacciasse tutti. La regola del totem rende impossibile a un figlio maschio l’incesto con la madre e le sorelle, l’esogamia rende impossibile all’uomo anche l’unione sessuale con tutte le altre donne del suo clan perché è come fossero sue consanguinee.

Tabù è una parola di origine polinesiana il cui significato è ambivalente, da un lato vuol dire santo, consacrato, dall’altro vuol dire inquietante, pericoloso, proibito, impuro.

Sono sinonimi di tabù:

  • divieto sacrale
  • interdizione
  • divieto
  • veto
  • proibito
  • intoccabile
  • inavvicinabile

Le proibizioni che derivano non hanno giustificazioni, la loro origine è sconosciuta, per definizione chi viola un tabù verrà punito, colpito da un potere soprannaturale non ben definito. Un concetto al confine tra religione, magia e superstizione; si situa nella zona franca del “non si sa come né perché”, nella zona del “si dice che”.

Trattare la tematica dei tabù in poche righe è presuntuoso oltre che impossibile. La questione non è circoscritta in termini di culture (non esistono tabù universali), né una genesi comune, né una sola tipologia. E’ però interessante guardarsi intorno e vedere come, negli ultimi decenni sia cambiato il panorama delle proibizioni, ma si appunto cambiato, non svanito.

Anche se tutto ciò appare come una storia di altri tempi, oggigiorno persistono alcuni tabù di vecchia origine, ad esempio la nudità, a dispetto di tutta l’esposizione che se fa, permane un tabù bello e buono. Ve ne sono anche di nuovi, molto attuali che sono entrati a far parte della nostra vita senza che ci rendessimo conto della forma che hanno assunto.

Nell’epoca dell’emancipazione, dello sviluppo, dell’immagine, siamo in realtà sommersi da tematiche inavvicinabili, intoccabili, indicibili:

  • La vecchiaia e tutto ciò che le appartiene:a partire da menopausa e andropausa fino al declino fisico;
  • La morte e tutto ciò che la circonda;
  • Il dolore fisico, per primo quello del parto.

Questi sono solo alcuni esempi, forse i più eclatanti, di argomenti di cui non si parla o lo si fa ’al contrario‛: si parla di vecchiaia per elogiare la giovinezza, di morte per commemorare la vita, di dolore per contrastarlo.

Tutto ciò ha delle conseguenze sulle nostre vite, intanto abbiamo sviluppato una vera e propria resistenza nei confronti di alcuni argomenti e la resistenza ne ostacola la presa di coscienza: in questo modo si crea una sorta di spirale per cui non se ne parla – non ci si pensa – si evita. Per fronteggiare il conflitto interiore che scaturisce dall’impatto con una tematica divenuta o trattata come un tabù, si creano difese dell’Io che agiscono indipendentemente dal nostro controllo volontario.

La questione su cui sarebbe importante  riflettere è che si tratta di fenomeni che ci appartengono in quanto esseri viventi, pertanto risulterebbe molto più utile e funzionale conoscerli, affrontarli, accettarli piuttosto che scappare e trincerarsi dietro tabù sociali che ci si ritorcono contro.

Quali altri tabù contemporanei ti vengono in mente? Dicci come la pensi!

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Articolo di Flavia Cavalero

La foto della parata dei totem è di UW Digital Collections

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