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Tatuaggi si? Tatuaggi no? Come affrontare la cosa con i figli

Elena Bottari maggio 28, 2013

I tatuaggi sono talvolta oggetto di scontro tra genitori e figli. I genitori li vedono come un marchio indelebile di cui si pentiranno, i figli li trovano bellissimi e trovano che sia un loro diritto esprimere qualcosa di sé attraverso questa antica arte.

Se leggi questo articolo sperando di trovare la risposta definitiva, il SI oppure il NO, sappi che rimarrai delusa. Non è infatti possibile dare un’indicazione in questo senso perché sono molti i fattori che concorrono alla scelta e tra questi molti sono soggettivi, dipendono dai propri, personali ed esclusivi, punti di vista. Ciò che è possibile fare invece è un ragionamento allargato su cosa è, su quali sono gli eventuali pericoli ma anche su come è possibile evitarli, cosa rappresenta a livello simbolico sia per i ragazzi che lo richiedono sia per i genitori che lo rifiutano. Potresti trovare utile leggere i consigli su come comportarsi con i figli adolescenti.

Con un rapido sguardo possiamo accorgerci che moltissime persone hanno almeno un tatuaggio. Molti preferiscono esporli, altri preferiscono averne di più discreti in parti del corpo meno visibili. Quel che è certo è che ormai da oltre un decennio sono di gran moda e sono molto diffusi.

I ragazzi iniziano a chiedere di poter fare un tatuaggio sempre più precocemente, tendenzialmente a loro piacciono molto e spesso questo piacere non è condiviso dai genitori e nasce la “lotta”.

Molte delle crisi tra genitori e adolescenti hanno un nome: tatuaggio

Una bagarre che apre dei varchi grandissimi. Chi di voi ha a che fare con questa situazione si è senz’altro sentita dire che “il corpo è mio, ne faccio quello che voglio”, “tanto me lo faccio lo stesso”, eccetera eccetera. La cosa si complica ulteriormente se chi rifiuta è una persona che ha un tatuaggio e se ne è pentito, in questo caso infatti risulta ancora più difficile fare passare il messaggio di rifiuto.

Il tatuaggio non si può certo definire come un prodotto del nostro tempo. Non ha nulla della novità, le sue origini sono vecchissime tanto che ne sono stati ritrovati in tutte le parti del mondo e alcuni datati 500 avanti Cristo. Poi, racconta Wikipedia, Papa Adriano I nel 787 li proibì e questa pratica scomparve, ma non del tutto, infatti clandestinamente è sopravvissuta per arrivare fino a noi.

A seconda del periodo e dei luoghi ha la funzione di amuleto contro spiriti malvagi, contro pericoli e malanni, è parte di riti iniziatici, esprime fede religiosa e devozione anche in termini laici. Le motivazioni che spingono oggi a marchiare il proprio corpo probabilmente non sono molto diverse. Come se imprimere un messaggio sul corpo lo rafforzasse e lo rendesse indelebile come il segno che lo descrive.

Per anni è stato un segno distintivo di soldati, marinai, hippie e detenuti, e per una fetta di popolazione, sotto sotto, mantiene una sorta di connotazione negativa. Probabilmente questo è il punto dolente. Abbiamo quindi in questo caso a che fare con uno stereotipo che non tiene conto del concetto attuale di questa pratica ma lo riveste ancora di un significato vecchio. E’ molto difficile attribuire un senso nuovo ad un segno vecchio, la nostra mente usa la stereotipia proprio come scorciatoia; percorrere una strada nota è in genere comodo e facile.

Si può però anche provare a pensare in modo diverso cercando di capire quale è il valore che viene attribuito a questa pratica e questo è un ragionamento che varia da persona a persona. Per alcuni ragazzi si tratterà solo questione di adeguarsi al gruppo e alla moda, per altri potrebbe invece avere un senso differente.

La bagarre che spesso si scatena serve solo a mettere ulteriore distanza tra l’adolescente e i genitori. E’ invece molto più utile una chiarificazione, un ragionamento, un’analisi della questione. Affrontare la situazione parlandone, chiedendo quali sono le istanze che sottostanno alla richiesta, chiedendo quale significato abbia farsi tatuare qualcosa sul corpo, in genere favorisce anche un chiarimento a chi porta la domanda che spesso non si è soffermato molto a riflettere sulla sua stessa richiesta.

Se si decide di procedere con il tatuaggio è bene seguire alcune fondamentali regole:

  • Rivolgersi ad un professionista. Non è proprio il caso di cercare di risparmiare qualche euro affidandosi a persone che “improvvisano” la professione perché questo tipo di intervento non è esente da rischi
  • Anche dal professionista si deve verificare che utilizzi strumenti monouso e colori atossici, che indossi un camice, dei guanti monouso e una mascherina durante l’intervento

Dopo aver fatto il tatuaggio:

  • Seguire le indicazioni impartite dal tatuatore che di solito riguardano la rimozione della medicazione, l’applicazione di una crema antibiotica, le regole per l’esposizione ai raggi solari e quelle per il mantenimento del tatuaggio
  • Se vedete qualcosa che non vi convince chiedete consiglio al medico senza esitare

Per i genitori che proprio non ne vogliono nemmeno sentire parlare e per i figli che proprio non si riescono a rassegnare al rifiuto, c’è la possibilità di fare un tatuaggio temporaneo, e anche in questo caso è necessario rivolgersi ad un tatuatore professionista, perché i rischi dell’intervento sono pressoché identici.

Tu cosa ne pensi? I tuoi figli sono aspiranti tatuati?
Raccontaci la tua esperienza e leggi la nostra recensione di Storie sulla pelle.

Articolo di Flavia Cavalero

La foto è di The U.S. National Archives

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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Comments (2)

  1. Numerosi pregiudizi, troppa importanza attribuita all’apparenza che innumerevoli volte si rivela completamente contrastante a ciò che in realtà esiste sotto a tanti forse troppi tattoo.
    Credo sia fondamentale riconoscere che chi ha rovinato il mondo, fino ad oggi, non siano rapper con tanti tatuaggi, non punk, ma gente in giacca e gravatta.

    Rispondi
    • Elena Bottari

      Grazie Marta!E’ un commento necessario. Su punk, pregiudizi e tatuaggi sfondi una porta aperta:) Un tatuaggio è un segno indelebile che ha comunque un significato. E’ qualcosa di personale, la concretizzazione di un pensiero, di un significato a cui si tiene. La giacca e la cravatta sono spesso un’uniforme “rispettabile” sotto cui nascondere ben altro. Ci sono tanti travestimenti. Bisognerebbe farne a meno e indossare un vestito, qualsiasi esso sia, che parli di noi, per noi. Che ci faccia sentire bene e non sia uno specchietto per allodole 🙂

      Rispondi

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