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	<title>Parto &#8211; Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</title>
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	<title>Parto &#8211; Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</title>
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		<title>Canto carnatico in gravidanza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2014 13:02:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Parto]]></category>
		<category><![CDATA[Frédéric Leboyer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il canto carnatico è un potente alleato delle donne in gravidanza ma anche dei loro compagni. Le vocalizzazioni della tradizione indiana sono state diffuse in Europa, per migliorare il benessere delle future mamme e dei loro bambini, dal Dottor Leboyer. Questo canto aiuta a concentrarsi sul proprio corpo, a rilassare i muscoli della gola, fa bene all’utero... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/canto-carnatico-in-gravidanza-leboyer/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il canto carnatico</strong> è un potente alleato delle donne in gravidanza ma anche dei loro compagni.<br />
Le vocalizzazioni della tradizione indiana sono state diffuse in Europa, per migliorare il benessere delle future mamme e dei loro bambini, dal <strong>Dottor Leboyer</strong>. Questo canto aiuta a <strong>concentrarsi sul proprio corpo</strong>, a <strong>rilassare</strong> i muscoli della gola, <strong>fa bene all’utero</strong> e fa fare ai feti delle belle ginnastiche nella pancia.<br />
Cantando si rafforza e si migliora la comunicazione intrauterina ma soprattutto si traggono grandi <strong>vantaggi respiratori</strong>. Il diaframma si alza e si abbassa, svuotando e riempiendo i polmoni di aria e quindi ossigenando bene l’organismo.<br />
Non si tratta di melodie complesse o di canti con parole precise, <strong>si tratta piuttosto di emettere dei suoni semplici, delle vocali, che hanno diversi effetti</strong>. La <strong>A</strong> è la vocale della <strong>massima apertura</strong>, come si vede anche dal <a title="Emissione delle vocali" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vocale" target="_blank" rel="noopener"><strong>trapezio della fonazione vocalica</strong></a> e può essere di grande aiuto durante il travaglio, perché accompagna e agevola il rilassamento e la nascita del bambino. Ogni vocale ha il suo senso e il suo effetto sul corpo, ognuno ha una vocale preferita.</p>
<p><strong>Il canto carnatico</strong> più che una teoria<strong> è una pratica</strong>. Bisogna provarlo e verificare di persona se sia d’aiuto o no alla nostra gravidanza. Quando si canta, anche i feti fanno la loro parte. Spesso si muovono con un certo brio e partecipano alla “performance”.<br />
Per questo e per creare un <strong>dream team della nascita e della puericoltura</strong>, impostando fin da subito un buon affiatamento di gruppo, è bello che<strong> i futuri papà si producano anche loro</strong> nella pratica del canto.<br />
Visto da fuori può sembrare molto ridicolo vedere tante persone che cantano vocali per un’ora ma l’aiuto concretissimo che questo esercizio può dare durante il travaglio, anche in termini di <strong>diminuzione del dolore</strong>, deve far coraggiosamente superare la diffidenza negli uomini che faranno così sentire forte e chiaro la loro voce ai bambini e alle loro compagne.<br />
Bisogna chiarire che la respirazione che vediamo da decenni nei film americani, quella degli inspiri frequenti a bocca aperta, non serve assolutamente al benessere della partoriente. L’unico risultato che questo tipo di respirazione può indurre è quello di iperventilare e avere così un&#8217; aumentata percezione  del dolore.</p>
<p><strong>Elisa Binotti</strong>, insegnante di yoga e <strong>allieva di Frédéric Leboyer</strong>, è stata la prima a parlarmi di canto carnatico, ormai più di sette anni fa.<br />
Ho frequentato sessioni di canto e mi sono esercitata a casa con l&#8217;aiuto di un cd per non sbagliare completamente l&#8217;intonazione e ho sperimentato quanto sia provvidenziale durante il travaglio. Come effetto collaterale si finisce anche per cantare meglio di prima <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La foto della <a title="Donna suona il sitar" href="Il%20canto carnatico è un potente alleato delle donne in gravidanza ma anche dei loro compagni. Le vocalizzazioni della tradizione indiana sono state diffuse in Europa, per migliorare il benessere delle future mamme e dei loro bambini, dal Dottor Leboyer. Il canto carnatico aiuta a concentrarsi sul proprio corpo, a rilassare i muscoli della gola, fa bene all’utero e fa fare ai feti delle belle ginnastiche nella pancia  Cantando si rafforza e si migliora la comunicazione intrauterina ma soprattutto si traggono grandi vantaggi respiratori. Il diaframma si alza e si abbassa, svuotando e riempiendo i polmoni di aria e quindi ossigenando bene l’organismo. Non si tratta di melodie complesse o di canti con parole precise, si tratta piuttosto di emettere dei suoni semplici, delle vocali, che hanno diversi effetti. La A è la vocale della massima apertura, come si vede anche dal trapezio della fonazione vocalica e può essere di grande aiuto durante il travaglio, perché accompagna e agevola il rilassamento e la nascita del bambino. Ogni vocale ha il suo senso e il suo effetto sul corpo, ognuno ha una vocale preferita. Il canto carnatico più che una teoria è una pratica. Bisogna provarlo e verificare di persona se sia d’aiuto o no alla nostra gravidanza. Quando si canta anche i feti fanno la loro parte. Spesso si muovono con un certo brio e partecipano alla “performance”. Per questo e per creare un dream team della nascita e della puericoltura, impostando fin da subito un buon affiatamento di gruppo, è bello che i futuri papà si producano anche loro nella pratica del canto. Visto da fuori può sembrare molto ridicolo vedere tante persone che cantano vocali per un’ora ma l’aiuto concretissimo che questa pratica può dare durante il travaglio, anche in termini di diminuzione del dolore, deve far coraggiosamente superare la diffidenza negli uomini che faranno così sentire forte e chiaro la loro voce ai bambini e alle loro compagne. Bisogna chiarire che la respirazione che vediamo da decenni nei film americani, quella degli inspiri frequenti a bocca aperta, non serve assolutamente al benessere della partoriente. L’unico risultato che questo tipo di respirazione può indurre è quello di iperventilare e avere una percezione aumentata del dolore." target="_blank" rel="noopener">donna che suona il sitar</a> è di George Eastman House via Flickr</p>
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		<title>Il parto in casa</title>
		<link>https://psicomamme.it/parto-casa-esperienza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2012 14:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Parto]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza e nascita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non sono un&#8217;ostetrica e non mi occupo di nascita da un punto di vista professionale o scientifico però, avendo avuto due figli a casa mia, vorrei raccontarti la mia esperienza, aldilà delle ideologie e dei condizionamenti medici o &#8220;new age&#8221;, su cui spesso si arena la discussione su questo argomento. Premessa medica Nel caso del... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/parto-casa-esperienza/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono un&#8217;ostetrica e non mi occupo di nascita da un punto di vista professionale o scientifico però, avendo avuto due figli a casa mia, vorrei raccontarti la mia esperienza, aldilà delle ideologie e dei condizionamenti medici o &#8220;new age&#8221;, su cui spesso si arena la discussione su questo argomento.</p>
<h2>Premessa medica</h2>
<p>Nel caso del mio primo figlio, la decisione di farlo <a title="Artisolo de La stampa sul parto in casa" href="http://www.lastampa.it/2012/09/21/scienza/benessere/gravidanza-parto-pediatria/il-parto-in-casa-e-sicuro-e-va-rivalutato-Nu9hHwwv9C2xDTY79dqFPL/index.html" target="_blank" rel="noopener">nascere in casa</a> è stata presa al sesto mese di gravidanza. Prima di approdare al<a title="Parto a domicilio, ospedale Sant&#039;Anna di Torino" href="http://www.oirmsantanna.piemonte.it/site/media/files/doc_sanna/evento_nascita/deplian_domicilio.pdf" target="_blank" rel="noopener"> servizio di parto a domicilio del Sant&#8217;Anna</a>, ho &#8220;provato&#8221; due ginecologi.<br />
Il primo era una donna, gentile, competente ma sfacciatamente pro-vita. Al primo mese di gravidanza le ho chiesto, tra le mille altre cose, informazioni sul <a title="Info su tritest  e translucenza nucale" href="http://www.mammaepapa.it/gravidanza/p.asp?nfile=tritest_down_gravidanza" target="_blank" rel="noopener">tritest e sugli altri screening pre-natali</a>. Io non ne sapevo nulla, volevo solo qualche spiegazione. Lei mi ha subito detto che dovevo prima chiarirmi le idee su cosa avrei fatto in caso il bambino fosse down.</p>
<p>Non so tu ma io, ad un mese di gravidanza, non avevo nessuna intenzione di immaginare situazioni del genere, né mi andava di decidere a tavolino, come si trattasse di una questione di fede, cosa avrei fatto. Io di fede religiosa non ne ho granché e, se mai facessi parte di una comunità di credenti, ne sceglierei una che difendesse la libertà di scelta.</p>
<p>La seconda esperienza è stata infinitamente migliore ma esclusivamente &#8220;medica&#8221;. La sfera delle emozioni, le paure, i dubbi rimanevano fuori dalla porta e il consiglio che ricevevo era di affidarmi alla sua esperienza, perché così sarebbe andato tutto bene.<br />
Ecco, a me, quando mi dicono fidati di me, non ti preoccupare, viene subito da preoccuparmi.</p>
<h2>La scelta del luogo del parto</h2>
<p>La decisione quasi irremovibile di non partorire in ospedale, l&#8217;ho presa durante una visita ad un&#8217;amica che aveva appena avuto la sua prima bambina. Il parto è stato difficoltoso, la mamma era molto provata e, nonostante i tanti cartelloni che invitavano ad <a title="Consigli di allattamento e gravidanza" href="http://psicomamme.it/maternita" target="_blank">allattare al seno</a>, non ha avuto grande aiuto dal personale dell&#8217; ospedale. La bambina era in neonatologia e, per vederla, doveva chiedere il permesso. Fin qui solo elementi razionali.</p>
<p>Il lato istintivo della scelta è emerso quando, in attesa di poter vedere la mia amica, stavo in corridoio con il mio mega-pancione. Un giovane medico, più giovane di me che allora avevo 30 anni, è venuto da me è mi ha detto, &#8220;lei è la prossima!&#8221;. Io ho pensato qualcosa tipo &#8220;nemmeno per sogno&#8221; e gli ho detto che ero al sesto mese, che aveva sbagliato diagnosi. La mia decisione era belle che presa, non avrei mai partorito con sconosciuti, per di più propensi a considerarmi un pollo in batteria.</p>
<h2>La prima esperienza di nascita in casa</h2>
<p>Marco è nato in casa una notte del 2007, dopo una sera passata al cinema, a vedere uno dei più brutti film della storia del cinema, che mi vergogno a citare. A mezzanotte precisa mi si sono rotte le acque. Ho sentito il classico rumore di un palloncino che esplode!</p>
<p>Abbiamo avvisato le ostetriche, mi sono fatta una doccia calda e ho accompagnato con i vocalizzi il travaglio. Le contrazioni sono diventate regolari e dolorose verso le tre del mattino e Marco (se fosse stata una femmina l&#8217;avremmo chiamata Lea), è nato.<br />
Le ostetriche sono state fantastiche perché, praticamente senza parlare, mi hanno seguita, incoraggiata con la loro presenza discreta ma partecipe e aiutata nel modo migliore che potessi desiderare. Hanno svolto la parte &#8220;scientifica&#8221; del loro lavoro quasi senza che me ne accorgessi, sempre con tatto e grande sensibilità, muovendosi nelle stanze silenziosamente, quasi a voler cancellare la loro presenza.<br />
Il fatto di conoscerle mi ha aiutata a non avere paura, a esprimere liberamente anche il dolore, a non sentire mai che stavo facendo un compito. Con loro non ho mai temuto che mi dicessero frasi odiose, o che mi dessero ordini come &#8220;spingi&#8221;, &#8220;mettiti così&#8221;, &#8220;fai cosà&#8221;. Solo silenziosa e vibrante assistenza fisica e morale!</p>
<p>Marco è nato con due giri di cordone ombelicale attorno al collo e un giro &#8220;a bandoliera&#8221;. Quando ha lasciato definitivamente l&#8217;utero, Anna, una delle due ostetriche che mi seguivano, l&#8217;ha svoltolato come una specie di gomitolo e poi l&#8217;ho visto, con gli occhi già aperti!! Le ostetriche mi hanno aiutata ad attaccare Marco al seno. Non lo hanno lavato o pettinato o aspirato. Non gli hanno dato zuccheri o roba simile.</p>
<p>I racconti di parto di solito finiscono qui, anche quelli filmici.<br />
Eppure il parto non è concluso, la placenta deve ancora nascere. Credo che ci sia una specie di tabù sulla placenta, non se ne parla quasi mai. E&#8217; però un organo a tutti gli effetti, un organo che prima non c&#8217;era, il primo gioco del bambino, il primo cuscino, la prima sua fonte di consolazione &#8220;abbracciabile&#8221;.<br />
Con la placenta ho faticato un pò, alla fine, d&#8217;accordo con le ostetriche abbiamo tagliato il cordone ombelicale e aiutato &#8220;il materassino&#8221; di Marco ad uscire.</p>
<p>Il lavoro dei miei angeli custodi non è finito con la nascita di Marco, mi hanno aiutata ad avviare l&#8217;allattamento, cosa tutt&#8217;altro che facile nel mio caso. L&#8217;allattamento ha cominciato ad andare bene davvero verso l&#8217;ottavo giorno. Fino ad allora dovevo aiutare la montata lattea con il tiralatte, tisane e molto esercizio di poppata.<br />
Marco era parecchio vispo, talvolta anche parecchio nervoso. Con l&#8217;aiuto delle ostetriche del parto a domicilio, tutto si è risolto nel migliore dei modi e, da allora, l&#8217;allattamento ha risolto infiniti problemi : )</p>
<h2>Il secondo figlio nato, anche lui, a casa</h2>
<p>Con Luca, ho saltato tutta la fase di dubbi e incertezze vissuta la prima volta, ho subito contattato le ostetriche che conoscevo ormai bene. Mi sentivo molto più stanca rispetto alla prima gravidanza e ho avuto qualche piccolo problema che la prima volta non avevo avuto. Mi hanno dato ottimi consigli e dato tutta l&#8217;assistenza, anche psicologica, di cui avevo bisogno. Poi, per una questione burocratica, non ho potuto proseguire il percorso con loro e mi sono rivolta ad un&#8217;ottima ostetrica professionale privata che, assieme ad una sua collega esperta di allattamento, mi ha seguita egregiamente.</p>
<p>Il parto è stato super-veloce! A onor del vero, il travaglio si è svolto in due parti. Una notte ho avuto una serie di contrazioni, non perfettamente regolari, e, due giorni dopo Luca è nato. Le ostetriche hanno avuto appena il tempo di arrivare che mi si sono rotte le acque e, dopo solo 10 minuti, il piccolo è nato. Aveva anche lui gli occhi aperti e una faccia stupita davvero buffa!</p>
<p>Con lui, i problemi di allattamento, sono stati ancora più complessi perché aveva vari impedimenti alla suzione</p>
<ul>
<li>un frenulo cortissimo</li>
<li>una suzione a schiocco che non è proprio il massimo (il bambino ingurgita aria e succhia poco latte)</li>
<li>le fossette (possono essere un problema quando si creano solo al momento della suzione, avere le fossette, di per sè, non ostacola l&#8217;allattamento)</li>
</ul>
<p>E&#8217; stata dura! Io mi tiravo il latte con il tiralatte elettrico, provavo ad attaccare lui che però mangiava pochissimo e gli davo il latte mio tirato, più un pò di latte artificiale con la siringhetta e il sondino, attaccato al mignolo con il nastro adesivo. La soluzione è stata tagliare il frenulo! Fatto questo Luca ha iniziato a succhiare come un matto e tutto si è aggiustato.</p>
<p>Alla fine Marco ha preso il mio latte 21 mesi e Luca, a 18, non ha intenzione di smettere!</p>
<p>La mia storia ti ricorda particolari della tua? Raccontami la tua esperienza di parto e allattamento!</p>
<p>Foto di Marcia per l&#8217;umanizzazione del parto tratta da <a title="Foto della Marcia per l'umanizzazione del parto" href="- http://www.flickr.com/photos/foradoeixo/7719708216/" target="_blank">Flickr</p>
<p>A</a>rticolo di Elena Bottari</p>
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		<title>La placenta ridotta a moda</title>
		<link>https://psicomamme.it/placenta-lotus/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2012 10:46:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Parto]]></category>
		<category><![CDATA[articoli e pubblicità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho trovato molto interessante tutta la pagina che Repubblica ha dedicato, il 20 agosto 2012, al tema del taglio ritardato del cordone ombelicale (&#8220;La rivoluzione del cordone ombelicale &#8220;Bimbi più sani se non lo tagliate subito&#8221;, di Michele Bocci, p 21). Nella stessa pagina, c&#8217;è un piccolo articolo categorizzato come &#8220;Il caso&#8221;. Il pezzo in questione... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/placenta-lotus/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
<p>L'articolo che hai appena letto <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it/placenta-lotus/">La placenta ridotta a moda</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it">Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho trovato molto interessante tutta la pagina che Repubblica ha dedicato, il 20 agosto 2012, al tema del taglio ritardato del cordone ombelicale (&#8220;La rivoluzione del cordone ombelicale &#8220;Bimbi più sani se non lo tagliate subito&#8221;, di Michele Bocci, p 21). Nella stessa pagina, c&#8217;è un piccolo articolo categorizzato come &#8220;Il caso&#8221;.</p>
<p>Il pezzo in questione si intitola &#8220;La moda di conservare la placenta, ecco gli ultrà della nascita naturale&#8221;.<br />
Di questo articolo non apprezzo certamente il titolo che si premura immediatamente di esprimere due giudizi: che quello che stai per leggere sia una &#8220;moda&#8221; e che sia propugnata da &#8220;ultrà&#8221;.</p>
<p>Si parla di <a title="Lotus birth" href="http://www.lotusbirth.it/" target="_blank" rel="noopener">lothus birth</a>. Si può scegliere di non staccare la placenta dal bambino. La placenta viene trattata opportunamente (messa sotto sale), tenuta in un sacchetto di tela dove è avvolta in asciugamani puliti, che vengono spesso cambiati. Quando il cordone si secca, l&#8217;ombelico del bimbo si libera naturalmente del cordone e il gioco è fatto. Non c&#8217;è nessun pericolo di infezione se si cura adeguatamente la placenta.</p>
<p>Nell&#8217;articolo è scritto che il cordone si stacca dopo 10 giorni, io ho esperienza di distacchi molto più veloci (anche al terzo giorno). Lo stesso testo di Repubblica dice che il primo bambino nato con questa tecnica è stata all&#8217;Ospedale Sant&#8217;Anna. Forse sarebbe il caso di precisare &#8220;il primo bambino nato in ospedale&#8221; con questa modalità. Io ne conosco molti, nati in casa, qualche anno prima.</p>
<p>Per il mio secondo parto ho deciso anch&#8217;io di non tagliare il cordone ombelicale. Non ho avuto nessun problema e, sarà una mia arbitraria deduzione, sarà forse qualcosa di più concreto, Luca é stato fin da subito molto sereno.<br />
Io credo che il distacco dolce dal cuscino che gli ha tenuto compagnia per nove mesi sia servito ad accoglierlo meglio nella sua nuova dimensione!</p>
<p>Sul pericolo di necrosi, paventato nell&#8217;articolo, contesto una certa vaghezza. Dopo quale esatto periodo la placenta va in necrosi e secondo quale studio si può fare tale affermazione? Se il cordone cade il quinto giorno e la placenta è salata come un prosciutto (: )) , quale effettivo pericolo c&#8217;è?</p>
<p>Ci faremo spiegare questo dettaglio durante una delle nostre interviste!</p>
<p>Hai istintivamente &#8220;paura&#8221; del lotus birth o ti interessa saperne di più? Lo sceglieresti mai per il tuo piccolo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: Articolo di Repubblica, 20 agosto, 2012, p. 21. &#8220;La moda di conservare la placenta&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scarica l&#8217;articolo &#8220;La moda di conservare la placenta&#8221; in .pdf</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nascere senza paura. Il parto naturale non medicalizzato</title>
		<link>https://psicomamme.it/parto-naturale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2012 12:15:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Parto]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos&#8217;è il parto naturale Per parto naturale si intende, generalmente, parto non cesareo. Su cosa significhi &#8220;naturale&#8221; ci sarebbe da disquisire per ore e, probabilmente, ciascuno avrebbe un&#8217;idea diversa di ciò che è &#8220;secondo natura&#8221;. Si potrebbe, semplificando molto, dire che il parto naturale è un parto che, pur  rimanendo dell&#8217;alveo della piena sicurezza, cerca... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/parto-naturale/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
<p>L'articolo che hai appena letto <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it/parto-naturale/">Nascere senza paura. Il parto naturale non medicalizzato</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it">Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Cos&#8217;è il parto naturale</h2>
<p>Per parto naturale si intende, generalmente, parto non cesareo.<br />
Su cosa significhi &#8220;naturale&#8221; ci sarebbe da disquisire per ore e, probabilmente, ciascuno avrebbe un&#8217;idea diversa di ciò che è &#8220;secondo natura&#8221;.</p>
<p>Si potrebbe, semplificando molto, dire che il parto naturale è un parto che, pur  rimanendo dell&#8217;alveo della piena sicurezza, cerca di limitare al massimo la medicalizzazione.</p>
<p>Secondo noi un parto avviene naturalmente:</p>
<ul>
<li>se alla donna non viene messa fretta e non le vengono fatte iniezioni per &#8220;aiutare&#8221; il travaglio</li>
<li>se la mamma può stare nella posizione che preferisce e non viene &#8220;preparata&#8221;(rasature, clisteri e affini)</li>
<li>se la donna può bere e mangiare se ritiene che la aiuti ad affrontare il parto, se non le vengono praticate episiotomie preventive (incisioni del perineo)</li>
<li>se alla nascita del bambino il cordone non viene immediatamente tagliato</li>
<li>se il bambino viene lasciato alla madre che può provare subito ad allattarlo</li>
<li>se la &#8220;nascita&#8221; della placenta avviene spontaneamente</li>
<li>se dopo brevi controlli per accertare la buona salute del bambino, il piccolo viene restituito alla madre che può tenerlo con sè</li>
</ul>
<p>Gli attori principali del parto naturale sono la mamma e il bambino, non gli infermieri, non i medici, non le ostetriche. Il loro lavoro, preziosissmo, deve essere un lavoro di sostegno alla mamma e non di sostituzione alla sua volontà. Nessuna pratica dovrebbe essere applicata senza il suo consenso, lei deve decidere come mettere al mondo il suo bambino e non subire la decisioni altrui.</p>
<p>Molte donne vivono come una specie di abuso l&#8217;imposizione di prassi come l&#8217;episiotomia. Molte donne scelgono il taglio cesareo forse perché terrorizzate dall&#8217;idea dell&#8217;episiotomia e di un&#8217;incisione che sembra più una mutilazione genitale che un aiuto.</p>
<h2>Come prepararsi ad un parto naturale</h2>
<p>Esercizi di respirazione e &#8220;ginnastica&#8221; del <a title="Una preziosa fonte di informazioni sul perineo, sia per le donne che per gli uomini" href="http://www.guidalperineo.it" target="_blank" rel="noopener">perineo</a> possono fare molto per aiutare il parto e rendono spesso inutili interventi &#8220;preventivi&#8221;. E&#8217; su questo che converrebbe investire, anche per la salute generale della donna. Un buon tono muscolare del perineo aiuta a vivere una sessualità appagante e previene i casi di incontinenza urinaria.</p>
<p>La voce è un altro strumento prezioso per imparare a rilassare il perineo e per migliorare la respirazione.<br />
Io ho usato la voce in entrambi i miei parti e mi ha aiutato tantissimo.<br />
Durante la gravidanza ho fatto esercizi di canto carnatico, sia con le ostetriche che a casa mia. Devo ammettere che mi vergognavo anche un pò a vocalizzare in camera da letto. Dopo aver fatto qualche prova, però, ho notato che il fiato migliorava! Ora, a distanza di anni, noto che canto molto meglio!!!</p>
<p>Nascere in casa, quando la mamma e il bambino stanno bene, è un ottimo modo di arrivare al mondo naturalmente. I miei due bambini sono nati entrambi in casa e sono contenta di questa scelta.</p>
<p>Consiglio una <a title="intervista a Giuliana Musso" href="http://www.terranuovalibri.it/shopblogs.asp?type=Il+parto+in+casa" target="_blank" rel="noopener">bellissima intervista a Giuliana Musso</a>, autrice e interprete di &#8220;Nati in casa&#8221;. Cosa ne pensi?</p>
<p>Conosci qualcuno che è nato in casa? Ti incuriosisce l&#8217;argomento? Hai delle perplessità? Scrivimi!!!!</p>
<p>Articolo di Elena Bottari</p>
<p>L'articolo che hai appena letto <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it/parto-naturale/">Nascere senza paura. Il parto naturale non medicalizzato</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it">Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</a>.</p>
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