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La donna vampira di Max

Elena Bottari ottobre 22, 2012

Ecco una copertina che ci si poteva risparmiare. Risale a quest’estate ma crediamo che mostrarla ora, fuori dalla temperie per cui è stata concepita, aiuti a guardarla davvero, senza filtri “stagionali”.
La rivista Max ci manda questa cartolina estiva raccomandandoci di sfogliare con cura e di stare in campana perché dà assuefazione.

E infatti, come un veleno inoculato un po’ alla volta e in dosi sempre maggiori, ecco serviti cattivo gusto e abuso dello stereotipo della donna oggetto, notevole soprattutto per il generoso décollté e per l’aria estatica di fronte ad un ghiacciolo falliforme color rubino.

La donna vampira tiene gli occhi chiusi assaporando inimmaginabili delizie davanti ad un mare tropicale. Il ghiacciolo si squaglia o lei ha preso male la mira, fatto sta che una materia sciropposa fa bella mostra di sè sotto la bocca della donna, aperta.

Lasciamo perdere le metafore sottese a questo scatto, che ci arriva pure un italiano medio (quello di Maccio Capatonda) e, infatti, proprio all’italiano medio parla questa copertina ma proviamo a approfondire i sensi profondi e non solo quelli doppi, di questa immagine.

La donna ha gli occhi chiusi solo per supposto estremo godimento? O si presume che le donne preferiscano non guardare e rimanere nella caverna del mito platonico? E’ meglio non sapere, è meglio non farsi troppe domande? E’ meglio far finta di godere e  andare avanti?

O ancora è meglio che la donna non guardi, perché sia ha paura del suo sguardo? Del suo punto di vista?

Il motto della rivista è “Le passioni maschili giocano tutte nella stessa squadra”. Quale squadra? Quella del piacere? La donna è un oggetto del piacere maschile?
O forse vuol significare che l’uomo non sia nulla al di sopra della cintura? Non è un po’ degradante per gli uomini?

Cosa ne pensi? Ti senti offesa da queste rappresentazioni? Perché gli uomini, adulti, intelligenti, evoluti, gongolano comunque davanti a queste immagini? Se di gioco si tratta, non si può giocare in due, alla pari?
O ancora forse non è nemmeno vero che gli uomini apprezzino questo tipo  di immagine. Non è che anche loro non sono cattivi, è che li dipingono così (come diceva Jessica Rabbit)?

La riflessione finale che viene da fare, è che il rischio sia quello di considerarci degli organismi, delle macchine e non delle persone con infinite possibilità! Ma, soprattutto, il rischio è di farsi idee false e pericolose sull’altro sesso.

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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