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Gravidanza: la mia esperienza

Elena Bottari settembre 24, 2012

Ora che le mie due gravidanze sono un ricordo, mi pento di non aver tenuto un diario. Una mia amica sta per avere il suo primo bambino e, attraverso le tappe della sua attesa, ho in un certo senso rivissuto anche le mie. Una buona occasione per fare il punto sulla mia esperienza!

Dopo averci pensato tanto, a trent’anni suonati , ho compiuto il passo dopo il quale ben poco sarebbe stato come prima!!
Credo, forse erroneamente, che se la gravidanza la cerchi e non capita, la mole di elucubrazioni, di idee su come sarà educare dei bambini, di fantasie e di alambiccamenti più o meno razionali, sia ancora più devastante.

Io, in teoria, ero una mamma perfetta. Avevo le idee chiarissime e vedevo le difficoltà inquadrate in un contesto comunque coerente e addomesticato.
La natura invece per nulla controllabile delle emozioni che la gravidanza porta a vivere, è stata un bel preludio dei picchi di energie positive e negative, talvolta persino legate insieme, che poi hanno caratterizzato l’essere madre davvero.

Ogni siciliano è un’isola nell’isola, ha detto Andrea Camilleri in un documentario. Ecco, sarà che sono anche un pò siciliana, ma mi sento proprio così riguardo alla maternità (e anche riguardo a tante altre dimensioni del mio essere).

Mi sembra che i miei figli siano proprio diversi dagli altri e che io anche sia diversa dalle altre madri che conosco e che la cosa abbia perfettamente senso. Chissà però perchè, quando dall’individuo si passa a dimensioni più larghe, si finisce intrappolati nelle reti a strascico dello stereotipo e di una stretta rosa di soluzioni riguardo salute della mamma e del bambino, idea di famiglia, convinzioni educative e filosofiche che, chissà perchè, devono andare bene a persone così diverse.

Quello che ho sperimentato io è che, se ti discosti anche solo un millimetro dalla prassi rodata e benedetta dal pensiero dominante, è facile incontrare ostacoli e anatemi più o meno espliciti. Parlando fuor di metafora, io ho scelto in piena coscienza e sotto controllo di professioniste che ringrazio ancora oggi, di far nascere in casa i miei due bambini.

I motivi che mi hanno spinta a questa scelta sono molto personali e possono essere ricondotti semplicisticamente alla diffidenza verso l’ospedale per il compimento di un processo naturale e non patologico come il parto e al desiderio che la nascita dei miei figli fosse un fatto intimo, da vivere a ranghi ristretti e non in modo quasi pubblico come talvolta avviene negli ospedali.

Per vivere più serenamente la gravidanza, però, ho preferito non dire a tutti che avrei partorito in casa, non avevo voglia che le persone mi scaricassero addosso le loro paure e i loro giudizi. Mi bastava l’attenzione spasmodica all’evoluzione della mia pancia e dei miei valori ematici, manco fossi un ciclista al Tour de France!!

Quando ero incinta pensavo spesso al titolo di un film, “Quando sei nato, non puoi più nasconderti” che sembra un pò strano ma comunica una grande verità. Anche le donne incinte non si possono nascondere. Portano in giro la loro mole, esposte ai commenti di tutti.

Una cosa che mi ha sorpresa, sono stati alcuni commenti da parte di signore mie conoscenti, che esprimevano la sorpresa e incredulità verso la prova inconfutabile di “vita sessuale sul mio pianeta”.  Come a dire, da te non mi sarei mai aspettata una cosa del genere.

A te è mai successo qualcosa di simile? Che consigli daresti ad una donna incinta per vivere più serenamente?

Foto di Bravibimbi da Flikr

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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