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Quando i genitori invecchiano: come non farsi travolgere dal cambiamento?

Flavia Cavalero gennaio 8, 2015

Nella nostra era si è stabilito che la vecchiaia non ci piace, facciamo tutto il possibile per allontanarla e iniziamo a farlo molto presto. Se un tempo ci si limitava a tingere i capelli per nascondere quelli bianchi, oggi facciamo molto di più e possiamo anche ricorrere alla chirurgia plastica per nascondere i segni inevitabili dell’età che avanza. Lo facciamo per vanità, alcuni dicono addirittura di farlo spinti da “motivi di lavoro”, in realtà quello che cerchiamo di fare è di evitare l’invecchiamento.

Nel nostro tempo la vecchiaia è vista in modo negativo, è l’età in cui non si produce ma si continua ancora a consumare, è l’età che necessita di cure e di accudimento, ancor prima che un fatto personale, oggi la vecchiaia è un grande problema sociale ed è ad una svolta a livello culturale. “Il grande saggio” rappresentato dal vecchio non è più considerato come una figura importante, dalla quale attingere conoscenza e storie passate.
La vecchiaia non ci piace, non vogliamo proprio considerarla e facciamo di tutto per illuderci di poterla sconfiggere.
Con questo contorno culturale, incrementato dalla pubblicità e dalla comunicazione di massa che ci vendono continuamente un modello di gioventù eterna, in realtà noi ci apprestiamo ad assistere, in modo quasi inconsapevole, prima che alla nostra, alla vecchiaia dei nostri genitori. Succede piano piano, ci vuole del tempo e nemmeno poco, ma è come ce ne accorgessimo all’improvviso e una specie di stupore ci coglie e ci lascia attoniti: i nostri genitori invecchiano.
Questo fenomeno del tutto naturale ed auspicabile, spesso porta con sé una serie di emozioni inaspettate che vanno dall’incredulità fino alla rabbia e che possono lasciare attoniti i figli, a loro volta già abbondantemente adulti.
E’ in questo modo che ci si ritrova a faticare a comprendere le prime variazioni di abitudini che danno il preavviso di una trasformazione che è già iniziata;

  • come è possibile che quella persona che fino a pochissimo tempo fa era in grado di fare mille cose, ora inizia a lamentarsi per la stanchezza?
  • come mai quella persona che era sempre disponibile, di colpo pare avere modi più bruschi?
  • perché le novità sembrano infastidire, mentre erano addirittura ricercate come fonte di piacevolezza e di curiosità?

Di norma tutto ciò accade quando i figli sono prossimi alla cinquantina, nel pieno del turbine del loro lavoro, con prole poco più che adolescente. A questi figli farebbe piacere potersi confrontare con i genitori, finalmente da adulti, e sarebbero molto contenti di mostrare i loro progressi, le mete raggiunte o, al contrario, vorrebbero ancora un supporto per riuscire a lottare contro le difficoltà che, specie di questi tempi, non mancano. Invece succede che ci si ritrova ad essere genitori dei propri figli e qualcosa di simile anche nei confronti dei genitori. Una generazione di mezzo che deve occuparsi delle altre due e non è facile.
La qualità della relazione passata si presenta prepotente e agevola o complica a seconda di come sono stati i rapporti con i genitori. Ci si può addirittura sentire come traditi perché la nostra parte di bambini eterni per un po’ prende il sopravvento e sovrasta tutti i ragionamenti e le comprensioni concrete della situazione. Ci sembra impossibile che abbiano fatto proprio a noi una cosa così grave, sono invecchiati senza preavviso e senza chiedere il nostro parere.
Le situazioni tipiche sono generalmente tre, tutte difficili:

  • La prima è quella positiva, una bella storia relazionale passata, un sano rapporto genitoriale, una bella storia che ci ha permesso di collocare i nostri genitori nell’Olimpo degli Dei. Più che di un padre e di una madre, in questi casi si parla del Padre e della Madre, due divinità quasi inarrivabili, due figure mitizzate e intoccabili. In questo caso le prime emozioni che si provano sono incredulità e sbigottimento, si arriva a pensare che lo facciano apposta prima di accettare un semplice e naturale processo della vita.
  • La seconda è quella negativa, un brutto trascorso, un rapporto turbolento, un legame obbligatorio e non partecipato. Disaccordi, dispiaceri, brutti ricordi. La rabbia qui la fa da padrona, insieme al senso di vendetta “ecco adesso hai bisogno di me e te le faccio pagare tutte”, salvo poi provare fortissimi sensi di colpa che peggiorano di molto la situazione.
  • La terza è quella divisa tra una buona relazione con uno dei due genitori e una pessima relazione con l’altro. In questi casi ci si trova a fronteggiare sentimenti duplici, di empatia e tenerezza da una parte e di ostilità dall’altra ed è indispensabile trovare un equilibrio per il benessere di tutti.

In ogni caso, come recita un detto popolare, “Tutti i nodi vengono al pettine” e anche quando il rapporto è stato turbolento, difficile, faticoso, ci si ritrova a doversi occupare di loro.
Gli elementi in gioco sono tantissimi, le emozioni molteplici, le sensazioni che si provano sono infinite ed è necessario trovare il modo di affrontare la situazione perché quando il processo inizia, procede indipendentemente dalla nostra situazione emotiva e noi siamo comunque chiamati in causa.
Qualche suggerimento:

  • Avere tanta pazienza – rinvangare il passato è un esercizio sterile, mentre risulta molto utile munirsi di santa pazienza ed accettare i cambiamenti man mano che si presentano.
  • Farsi aiutare – se gestire da soli la situazione è troppo faticoso e mette a rischio il proprio benessere e la propria serenità, è di grande aiuto cercare la collaborazione di altri familiari. Dividersi il lavoro, alternare le presenze sono modi che servono molto ad alleggerire la fatica.
  • Abbandonare e dimenticare i rancori, i disaccordi, le liti – il tempo delle recriminazioni non è quello della vecchiaia, ciò che è accaduto fa parte del passato e spesso viene anche abilmente dimenticato dai vecchi. E’ perfettamente inutile rinvangare rancori, non serve a nessuno. E’ arrivato il momento di accettare quei difetti che tanto ci hanno fatto soffrire, se non sono stati corretti prima non lo saranno di sicuro adesso. La parola magica è qui ed ora, vivere oggi la relazione con i vecchi genitori nel modo migliore possibile.
  • Se i gesti affettuosi sono stati scarsi in passato ora è il momento di recuperare, se i gesti affettuosi non sono mancati in passato ora è il momento per continuare.Ma la vera salvezza, il vero salvagente che abbiamo a disposizione è l’ironia. Ridiamoci su ogni volta che è possibile, con loro stessi. L’ironia sdrammatizza e aiuta, è una risorsa che tutti abbiamo a portata di mano e che spesso non utilizziamo. Se non ricordano più il nome di qualcuno, se dimenticano un impegno preso, se ripetono due o tre o enne volte la stessa cosa, si può riderci sopra. Alleggerisce noi e loro. Provare per credere.

La foto del signore che fa la maglia è di US National Archives

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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