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Il rischio di anticipare i desideri affossandoli nel più tetro fastidio

Elena Bottari dicembre 22, 2014

I figli non sono dei pozzi dei desideri. A forza di lanciare monetine loro fanno indigestione e non ne vogliono più sapere.

Ti piacerebbe suonare il pianoforte? E giocare a basket? Perché non leggi questo libro? Dovresti proprio, ti piacerà.
Perché non organizzare una visita al museo con il tuo amico Paolo? Perché poi non andiamo a mangiare una pizza?
La maglia blu non ti piace? Perché non la metti? Sei sicura/sicuro? E se ti iscrivessimo a danza, acquisteresti in grazia e portamento! Perché non ti fai crescere i capelli? Perché indossi vestiti che non ti valorizzano?

Domande che si sentono spesso fare ai bambini ma soprattutto agli adolescenti. Domande retoriche, a cui non ci aspettiamo che rispondano. A vedersele scritte una dietro l’altra non ci si dovrebbe poi tanto stupire dei vari Mamma piantala! e dei Papà, lasciami perdere! che i figli ci rivolgono come ultimo avvertimento prima del Non capite niente!, cui segue talvolta di peggio.
Ecco, prima di pensare Figli ingrati! converrebbe farsi un esame di coscienza e chiedersi se i marmocchi e i teenager non abbiano ragione a mandarci a quel paese. I “consigli” e le segnalazioni che diamo, rischiano di rendere antipatico ciò che auspichiamo con troppa insistenza, con troppo “attaccamento”, direbbe forse un buddista. I consigli ossessivi, a cui sembra di dover rispondere affermativamente, non sono consigli, sono ordini nemmeno tanto cammuffati, tanto è vero che tornano finché il desiderio (dei genitori, non dei figli) non viene esaudito.

Bisogna quindi chiarire bene che i desideri dei genitori non sono i desideri dei figli e che, a far crescere i bambini con questa confusione, si rischia di trovarsi dopo anni a pronunciare frasi come Non capisco! Gli abbiamo dato tutto, il pianoforte, il basket, i vestiti adatti, le amicizie migliori e adesso è apatica/o, non si sa bene cosa voglia. Per non ridursi a livelli così perversi e detestabili di manipolazione, conviene osservare e incoraggiare i talenti dei bambini e degli adolescenti a patto che corrispondano ad attività che loro amano fare, senza mai veicolare attraverso le nostre esortazioni modelli che non sono i loro. Lasciamo che scelgano da soli i propri esempi, discutiamoli assieme, ma non miniamo la loro libertà. Il baricentro della loro vita deve cadere dentro di loro non nella nostra sfera di “potere”, perché sì, di potere si tratta.

L’ideale sarebbe:

  • far provare esperienze diverse (cinema, teatro, sport) senza che diventino un impegno fisso ma dando il senso della varietà e della scoperta da intraprendere prima con i genitori, poi in autonomia. Siano poi loro a scegliere in cosa impegnarsi con regolarità.
  • segnalare autori senza pretesa di imporre letture o ascolti e magari mettere in libreria dei titoli che ritenete importanti, che si tratti di film, libri o musica. Saranno loro a scoprirli e a renderli propri.
  • l’esempio è importante ma deve essere sincero e spontaneo. Leggete per piacere o per dovere? Loro notano la differenza. Andate a teatro per far piacere ad altri? Il messaggio che arriverà ai figli è che il teatro non è niente di speciale, che non ne vale la pena.
  • parlate ai figli di quello che vi piace? Se non lo fate voi, perché dovrebbero farlo loro?

Abbiamo il dovere di educare i figli ma non si tratta di un’azione arbitraria, dobbiamo sostenere i figli, aiutarli a seguire la loro strada secondo i loro desideri. Inculcare l’idea che le cose importanti della vita vanno fatte secondo schemi altrui è una strada maestra per l’infelicità.

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La foto dei teatranti è di The National Library of Wales

 

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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