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Elogio della noia

Flavia Cavalero settembre 12, 2017

Senza pretesa di scientificità, potremmo dire che la noia è quella cosa che ti stufi e non sai cosa fare. Potremmo però esprimerci meglio e dire che la noia è quella emozione che ti stufi e che non sai cosa fare. Sappiamo di certo fare di meglio e possiamo quindi precisare che la noia è quella emozione che genera un particolare stato d’animo per cui spesso ti stufi e che, non sapendola affrontare né sapendo approfittarne come si farebbe con un’ottima occasione, non sai cosa fare. Volendo potremmo anche giocare con le parole e, con un così semplice gioco, mostrare le due facce di questa misconosciuta emozione; è sufficiente infatti cambiare l’iniziale e Noia si trasforma in Boia (che noia mortale!) oppure in Gioia (che bello, oggi non ho niente da fare!).

Seppure tutti la conosciamo e di tanto in tanto la proviamo, ne apprezziamo poco le potenzialità e molte spesso non le consideriamo del tutto. Per quanto riguarda la comunità scientifica, l’argomento ha suscitato molto interesse nella Filosofia nel secolo scorso e in quelli precedenti, ha altresì interessato molto la Letteratura dal 13° secolo in avanti. In psicologia è stata studiata, seppur in modo non approfondito, a partire dal 1903 con Janet, ma è stata spesso fusa e confusa con altri temi quali la depressione e la melanconia; negli ultimi anni l’interesse è cresciuto, ma siamo ancora molto lontani rispetto allo studio di altre emozioni. Non c’è dunque da stupirsi se viene categorizzata in modo confuso, a volte con l’etichetta di emozione, altre con quella di sentimento e altre ancora come stato d’animo.

Differenze tra emozione – sentimenti e stati d’animo

L’emozione è una risposta transitoria che determina una risposta psicofisica che porta ad agire in modo immediato allo stimolo che l’ha provocata. I sentimenti assomigliano alle emozioni, ma sono maggiormente costanti e perdurano nel tempo. Gli stati d’animo sono tratti stabili e ripetuti che dipendono molto dalla personalità, a differenza delle emozioni non generano una attivazione fisica immediata e non sempre sono attivati da stimolo specifico.

E’ necessario partire da qui: la noia è un’emozione, per l’esattezza è un’emozione secondaria cioè non è considerata di base come paura, rabbia, disgusto, gioia e tristezza e nemmeno è una reazione innata e presente fin dalla nascita. La noia, come tutte le secondarie, compare in momenti successivi dello sviluppo psicologico, non a caso vengono anche definite emozioni di autoconsapevolezza.

Autoconsapevolezza può essere la parola chiave in riferimento alla noia. Daniel Goleman, che ha formulato il costrutto di intelligenza emotiva, ci ha detto che sviluppare questa capacità vuol dire essere capaci di usare le proprie emozioni in modo intelligente (ossia riconoscendole, comprendendole e gestendole) e ciò ci permette di affrontare al meglio la vita. Una delle abilità su cui si basa l’intelligenza emotiva è proprio l’autoconsapevolezza; la noia è un medium possibile.

Come suggerisce un famoso refrain televisivo di ormai molti anni fa “che barba che noia, che noia che barba”, abbiamo da sempre imparato a considerare la noia come:

  • Tempo perso
  • Inutile
  • Negativa
  • Tediosa
  • Fastidiosa

ma se cambiamo prospettiva, possiamo iniziare a pensarla come una possibilità per:

  • Ascoltare il nostro stato d’animo
  • Approfittare per lasciarci attraversare anche dalle sensazioni sgradevoli e vedere fino a dove siamo in grado di tollerarle, di sopportarle
  • Imparare a tenere compagnia a noi stessi
  • Inseguire un bel ricordo, andando a cercarlo tra i nostri ricordi messi in archivio
  • Mettere in moto la nostra creatività

Al contrario, la cosa peggiore che possiamo fare per combattere la noia (fate caso a questo modo di dire, la noia è pensata come qualcosa da combattere, come per i nemici!) è attaccarci a smartphone, giochini virtuali, social, come si fa sempre più spesso per “cazzeggiare” un po’. Questo comportamento non va nella direzione dell’intelligenza emotiva e nemmeno nella direzione dell’autoconsapevolezza. Semmai prende dritto dritto la strada che porta verso l’incapacità di gestire le emozioni e di metterci in sintonia con noi stessi.

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L’illustrazione di McCutcheon, John T. (John Tinney), 1870-1949 è tratta da Library of Congress Prints and Photographs

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Flavia Cavalero

Psicologa psicoterapeuta torinese, scrive articoli specialistici e approfondimenti su sogni, psicoterapia e dintorni. Si occupa di psicologia dell'abbigliamento e disturbi dell'apprendimento. Collabora a progetti internazionali legati al tema del consumerismo.

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