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Senso materno

Elena Bottari settembre 25, 2012

Perché quando sei incinta le donne ti raccontano, a due giorni dall’evento, il loro parto? E perché quelle che hanno avuto un parto normale non dicono niente?

Proprio quando tu stai morendo di paura, perché comunque il terrore ti assale, arriva la tua vicina di casa che si sente in dovere di raccontarti che sua zia ha avuto tre giorni di travaglio e poi le hanno dovuto fare il cesareo, ma lei era allergica all’anestesia quindi ha avuto una crisi anafilattica…e anche il bambino ha patito, hanno dovuto tenerlo sei mesi in incubatrice e lei che andava avanti e indietro dall’ospedale (che era a 30 Km da casa sua) per allattarlo!!!! Una vera tragedia.

Perché non vi fate i cavoli vostri? Io ero tranquilla, quando mi veniva la paura facevo un po’ di training autogeno e mi passava, ma adesso mi vengono in mente la zia della vicina di casa, la verduriera, quella che ho incontrato dalla pettinatrice e tutte le altre lingue lunghe che mi hanno fatto partecipare, perlomeno gratuitamente, a questa specie di corso di impreparazione al parto e…..vorrei delegare qualcun altro.
Quando ti vedono impallidire e sudare freddo si accorgono di aver esagerato allora ti consolano dicendo che passa in fretta, ti dimentichi tutto subito perché la gioia che provi per aver dato alla luce un figlio ti farà scordare il dolore.

Comunque sia andata, ti ritrovi a casa con questo fagotto; piccolo, delicato, con mille necessità e tutto passa in secondo piano.
Almeno dieci volte al giorno piange perché ha fame, poi piange perché deve essere cambiato, poi piange perché ha sonno, mentre dorme piange perché ha gli incubi, quando si risveglia piange per attirare la tua attenzione. Ad un certo punto, inizi a piangere anche tu e gareggiate a chi strilla più forte.
Non è finita qui, c’è l’allattamento che ti coglie nuovamente di sorpresa perché nessuno ti aveva detto che fa un male cane, ti si attacca questa specie di ventosa al capezzolo e succhia come un dannato, e tira come un dannato. Ma il dolore non si placa quando non allatti perché anche la montata è dolorosa, ti senti come una specie di rubinetto con le guarnizioni guaste, perdi latte in continuazione. Questa è la migliore delle ipotesi perché se per qualunque motivo, devi “mungerti” con quella macchinetta infernale che si chiama tira latte allora sì che vedi le stelle!

E c’è di più. Il tuo pargolo d’oro fa pipì in continuazione e produce chili di cacchina puzzolente, il pannolino è sempre da cambiare e stai certa che non è una passeggiata in un campo di margherite. L’odore ti prende allo stomaco, il disgusto ti assale.
Mi chiedo da dove originerà mai la depressione post parto.

Arriva il periodo dello svezzamento, ritirate le tette nei reggiseni si comincia a combattere con pappette che solo a prepararle viene il volta stomaco; frullatore sempre a portata di mano e la cacchina sempre più puzzolente e consistente.
Ma il tempo passa in fretta, i pargoli crescono e con loro cresce lo sconforto, adesso causato dalle malattie esantematiche. Una bella mattina in casa c’è un mostriciattolo, un affarino a pois che non capisci se ti faccia pena o senso, e magari l’alieno riesce anche a trasmettere a qualche adulto la malattia, nel qual caso c’è poco da ridere.

Inizia la scuola, pomeriggi interi trascorsi a fare i compiti mentre ti chiedi se lo scemo sia tuo figlio o la maestra che lo riempie di compiti malgrado sia rimasto a scuola fino alle quattro del pomeriggio.
Poi le medie, le superiori e, nel frattempo, crisi di adolescenziali, bocciature, amici suoi che girovagano per casa tua a tutte le ore, le prime uscite serali che compromettono definitivamente la serenità familiare.
Dimenticavo, la lettura di questo brano è controindicata in caso di gravidanza.

Vorrei che mi raccontassi la tua esperienza e, magari, mi scrivessi cosa sarebbe meglio fare per dare forza e coraggio alle donne, invece che depotenziarle con le proprie paure. Perché, secondo te, s’ innescano questi meccanismi di proiezione? Hai avuto una gravidanza e un parto normalmente sereni? Parlane con noi, così  contrastiamo la “strategia del terrore” : )

 

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Elena Bottari

Fondatrice di Psicomamme.it e giornalista pubblicista, mi interesso di psicologia e temi sociali. La creatività e le storie sono la mia passione. Mi piace scrivere di progetti interessanti che spaziano dall'editoria al teatro. Dopo la laurea in lingue e un master in comunicazione e tecnologie multimediali del Corep, ho lavorato dieci anni in un ufficio stampa. Ho due figli, troppi computer e una dolce metà alacremente impegnata a curare i siti della concorrenza.

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