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Il familismo amorale: quel tanto di mafia che inquina la famiglia

Elena Bottari Giugno 3, 2015

La mafiosità è un concetto culturale, è un’ombra di cui siamo tutti portatori più o meno sani nel paese dell’arte e del familismo amorale, teorizzato da Edward C. Banfield e da Laura Fasano. Quando la degenerazione dell’attaccamento familiare diventa nettamente amorale? Quando si contrappone al bene della comunità, ostacolandone il progresso e il miglioramento come collettività.

Il familismo amorale promuove il benessere economico del nucleo familiare e fa l’interesse, soprattutto materiale, esclusivo del clan a discapito (e spesso sulla pelle) del gruppo di appartenenza geografica. Ai legami di solidarietà e di spontaneo affiatamento tra individui di una comunità allargata si sostituiscono i legami di sangue. In una società dove questo modo di ragionare va per la maggiore non è difficile capire come si instaurino vere e proprie faide, non necessariamente violente e come chi esce da questa logica sia emarginato e reso impotente.

Il familismo amorale interseca il familismo mafioso e la tolleranza che si registra in Italia, da nord a sud, per casi di nepotismo, clientelismo e corruzione conferma come la questione “famiglia contro società” sia un nodo gordiano del nostro Io collettivo.

Quali concetti associamo a “famiglia” e quali a “società”? Sarebbe utile fare un elenco e verificare se davvero la nostra esperienza avvalori la giustezza dei nostri giudizi immediati o se non ci sia sotto un pregiudizio. Davvero ci rifugiamo nella famiglia perché ci sostiene e ci protegge o lo facciamo per con doverci confrontare con l’ignoto, con rapporti in cui non conta la parentela ma le scelte, la stima, i percorsi della vita autonoma (non protetta dal clan) hanno un ruolo preponderante?

Quanto è forte Il noi della comunità e quanto quello della famiglia e chi sono gli interlocutori di questi due soggetti?
La famiglia spesso si contrappone a gruppi generici “gli altri”, “loro” mentre una sana collettività cerca il dialogo con altre identità comunitarie, sfuggendo al tranello della contrapposizione, salendo in ordine di grandezza fino a dialogare, senza sentirsi schiacciata, con il mondo intero.

Anche la cultura mafiosa agisce a livello globale ma non è certo il dialogo la sua forza. La mafiosità usa la violenza, il potere del denaro, la lottizzazione dei mercati in una logica che depotenzia la collettività e rafforza il favore e la gerarchia vassallatica, il debito d’onore.

Qual è il vero, profondissimo, punto di sutura tra familismo amorale e familismo mafioso? La scomparsa degli affetti a favore del bene materiale del gruppo ristretto. Non c’è amore nel familismo. Non contano i singoli (che nel caso mafioso sono sacrificabilissimi) ma il prosperare degli affari e del nome.

Foto di famiglia di George Eastman House via Flickr

 

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