Paola

Paola, predicatrice evangelica e insegnante

Paola è una donna con una storia di vita interessante, è anche molto generosa e ha accettato di raccontarsi rispondendo a qualche domanda.

Hai vissuto per diversi anni in America. Nostalgia?
La mia famiglia materna è sempre stata spaccata in due fra Italia e America e questo, non so se sia stato positivo o negativo, ha segnato un po’ la mia infanzia: avevo certo privilegi che altri bambini non avevano. Mio nonno per esempio viziava me e mia sorella con regali spettacolari che i bambini italiani si sognavano, perché negli anni ‘70 l’America era veramente un altro mondo. Ho avuto più opportunità di altri bambini anche e soprattutto per il fatto che sono cresciuta in una famiglia meno “provinciale”, per la quale viaggiare da un continente all’altro non era nulla di strano. Il lato negativo è stato, però, che, se la famiglia di mio padre da un lato era molto tradizionale, quella di mia madre non lo era affatto, per cui in certe cose mi sentivo un po’ diversa dagli altri bambini.
Ho nostalgia di certe cose dell’America, i giorni del ringraziamento, gli spazi aperti, quel modo di fare poco formale che mi appartiene, la lingua… ma da quando mio nonno è morto (di recente), si sono spezzate un po’ quelle “radici” che mi tenevano legata alla Florida. Ho mantenuto i contatti con gli amici più cari, ma è come se giorno dopo giorno i contorni dei miei ricordi stessero svanendo. Nostalgia? Tanta, ma non so se ho più nostalgia dei luoghi, delle persone o semplicemente dei tempi passati.

Insegni inglese, sei una donna che lavora, sei sposata e sei anche predicatrice evangelica. Cosa vuol dire?
Insegno inglese, sono sposata ma purtroppo non ho potuto avere figli. Pertanto ho più tempo libero di molte donne che, oltre a lavorare, hanno una famiglia da organizzare. Questo mi ha permesso di dedicare molto del mio tempo libero ad “insegnare” nuovamente, ma in un ambito diverso dalla scuola. Terminati i miei studi teologici ho continuato a coltivare la passione per le Scritture e non ho mai smesso di approfondire gli studi biblici che tanto mi fanno sentire viva e, soprattutto, ho coltivato un rapporto personale, molto personale, con Dio, il Dio della Bibbia, che si rivela anche e soprattutto tramite le Scritture, e che è molto più attuale di quanto la tradizione voglia farci credere.

Tu hai un canale su you tube che si chiama “Vasi di terra” e hai pubblicato dei video che sono dei veri e propri seminari, delle lectiones magistrales, su Laodicea. Le abbiamo ascoltate con molto interesse e vi abbiamo trovato riferimenti di un’attualità incredibile.
Ho aperto un canale YouTube ed una pagina Facebook intitolata “Vasi di terra” dove pubblico i miei studi biblici. Essere insegnante della Bibbia significa fare continuamente ricerche scritturali, condividere con altri membri di chiesa questi studi, sia tenendo corsi in chiesa o a domicilio per chi lo desidera, ascoltare chi, fra membri di chiesa o semplici simpatizzanti, possa avere problemi di qualsiasi tipo e necessità di consiglio o consolazione, preparare coloro che vogliono essere pronti per il battesimo (che per noi viene fatto per immersione, quando il credente sceglie coscienziosamente di farlo) e, per alcune denominazioni protestanti, significa anche tenere dei sermoni nella propria chiesa (non tutte le denominazioni lo permettono; alcune decontestualizzano un versetto di Paolo per giustificare il fatto che le donne non debbano avere questo incarico). Io tengo saltuariamente sermoni nella mia chiesa locale, nonché in altre chiese fuori Torino ed è assolutamente possibile prendere parte ad una funzione religiosa in qualsiasi momento. Le funzioni religiose sono molto meno “rituali” rispetto a quelle cattoliche e variano a seconda della denominazione. Nella mia, il giorno di riposo è il sabato, come specificato nelle Scritture. Il sabato inizia con la scuola del sabato, ovvero corsi biblici a gruppi, a cui seguono annunci e, infine, il sermone vero e proprio. Anche noi spezziamo la funzione con canti, che, però, nella nostra denominazione sono più sobri dei tipici canti gospel che caratterizzano, nell’immaginario comune, le chiese carismatiche.

Ci spieghi cosa vuol dire essere Evangelici?
E’ molto complesso spiegare cosa significhi essere protestanti. Tutti conosciamo il concetto di Riforma Protestante per come ci è stata spiegata a scuola; a livello dottrinale, però, c’è infinitamente più da dire. In parole molto povere, la caratteristica principale di noi protestanti e la frase/motto che dovrebbe contraddistinguerci è “Sola scriptura”. Noi riteniamo validi solo ed esclusivamente gli insegnamenti della Bibbia, che riteniamo, come essa stessa dice, Parola Ispirata da Dio e sulla quale basiamo la nostra dottrina. Non accettiamo alcuna tradizione non supportata dalla Bibbia e nessun potere né uomo che faccia da intermediario fra uomo e Dio. Professiamo Cristo crocifisso e risorto come unico mezzo di salvezza.

Un’ultima domanda, quali sono i rapporti tra la Chiesa Cattolica e i Protestanti?
Ufficialmente i rapporti con la chiesa cattolica sono buoni. Noto, tuttavia, che alcuni singoli fedeli cattolici, hanno talvolta pregiudizi nei confronti di chi non professi la loro religione. Mi è capitato più volte, per esempio, di sentir dire da alcuni la frase “noi cristiani crediamo che… e voi?”, come se i protestanti non fossero cristiani. Credo, tuttavia, questo sia riconducibile all’ignoranza dei pochi e non alla posizione del cattolicesimo nei nostri confronti

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