La zia ha adottato un licantropo

La zia ha adottato un licantropo, i racconti di Saki

Zie e licantropi sono accostati apposta nel titolo di questa raccolta diversa da tutte le altre. Esistono molti libri per bambini in cui i cattivi in realtà sono buoni e si tratta solo di capire che è necessario guardare oltre le apparenze e poi c’è questo libro in cui il mistero dell’ombra non viene addomesticato e l’odio rimane odio, la ferinità non si ammansisce, le zie che vedono del buono dove non c’è restano ferme nella rappresentazione pastello che proiettano sul mondo e le zie crudeli rimangono despota senza cuore che peccano di presunzione.

I bambini protagonisti di La zia ha adottato un licantropo sono e resteranno sempre enigmi agli occhi degli adulti. Le loro parole e le loro azioni non potranno mai venire ricondotte nell’alveo della sensatezza matura. Più che racconti del terrore Saki ha scritto favole sull’ombra junghiana e sul nonsense nascosto sotto il senso comune, spesso usato contro i bambini come arma di coercizione fine a se stessa.

La signora De Ropp era cugina e tutrice di Conradin e, ai suoi occhi, impersonava quei tre quinti del mondo che sono necessari e sgradevoli e reali; gli altri due quinti , in perpetuo contrasto coi tre precedenti, erano rappresentati da lui stesso e dalla sua immaginazione. Ogni tanto Conradin sentiva che non avrebbe potuto resistere alla pressione delle cose noiose e necessarie… come le malattie e i divieti «per il suo bene» e il tedio esasperante. Senza l’immaginazione, che galoppava sotto lo sprone della solitudine, sarebbe dovuto soccombere già da molto tempo.

Mai la signora De Ropp, in tutta sincerità, avrebbe ammesso con se stessa di non amare Conradin, anche se forse si rendeva oscuramente conto che contrastarlo «per il suo bene» era un dovere che non le riusciva per niente fastidioso. Conradin, dal canto suo, la odiava con una disperata sincerità che mascherava perfettamente. I pochi piaceri che riusciva a concedersi acquistavano un sapore ancora più dolce grazie al fatto che sarebbero stati disapprovati dalla tutrice, e dal regno della sua immaginazione lei era rigorosamente bandita: era una cosa immonda, che mai vi avrebbe avuto accesso.

I bambini sono in sintonia con la natura e con i suoi oscuri misteri. Che si servano di essa o che la subiscano, appartengono pienamente a quel mondo da cui la buona educazione e le consuetudini della società vogliono affrancarli. L’estremo oriente risuona in questa raccolta come il richiamo della giungla: spezie, riti esoterici, nomi esotici e luoghi lontani evocano una cultura alternativa a quella occidentale, capace di accogliere l’irrazionale e l’ombra.

Saki (Hector Hugh Munro) ha avuto un’infanzia terribilmente dura. Nacque in Birmania dove il padre era ufficiale superiore di polizia. Durante un viaggio in Inghilterra la madre incinta fu investita da una mucca, perse il bambino e poi morì. Il padre di Saki decise di lasciare i figli in Inghilterra dalla nonna e dalle zie che li educarono con grande severità.

La sorrella di Saki dichiarò

Credo che zia Augusta ci abbia ipnotizzato. Lo sguardo tetro dei suoi occhi, unito alla furia della sua voce e all’incertezza della punizione, mi faceva rabbrividire.

Una volta diplomato compì diversi viaggi in Europa, entrò in polizia e tornò in Birmania dove restò per poco tempo per via della malaria contratta quasi subito. Lavorò poi come giornalista e iniziò a scrivere racconti. Fu corrispondente estero per il Morning Post nei Balcani, in Russia e a Parigi. Morì nel 1916 in Francia colpito da un cecchino tedesco durante un’azione militare.

La raccolta La zia ha adottato un licantropo pubblicata da Salani è, non a caso, illustrata da Quentin Blake, autore delle immagini dei romanzi di Roald Dahl. L’autore anglonorvegese condivide con Saki un punto di vista inusuale sull’infanzia ed esperienze biografiche difficili. Gli adulti che non praticano la fantasia e che si fermano alla superficie delle cose sono dipinti come ottusi senza speranza di riscatto e moltiplicatori di solitudine o sofferenze.

Perché regalare un libro simile a bambini o ragazzi? Perché l’ombra non sparirà solo peché non la raccontiamo ed è importante scoprire anche la narrazione di sentimenti negativi che non si ricompongono alla fine della storia. L’inquietante non si normalizza nelle ultime righe, anzi, spesso trionfa sulla banalità e non c’è morale se non le tinte fosche che la vita e l’animo umano possono assumere.

Non tutti i racconti però inquietano, alcuni prendono in giro la buona società e l’educazione a base di buoni sentimenti dichiarati e punizioni concrete. Si tratta di un libro imprevedibile in ogni aspetto e anche cattivo nei confronti della pretesa di spiegare tutto, tipica degli adulti.

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