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Differenze individuali: stili di pensiero e approcci di studio

Ci sono differenze su cui si scrive e si parla molto, purtroppo anche a sproposito e ci sono differenze quasi sconosciute ma fondamentali per capire se stessi, per studiare e per insegnare: gli stili di pensiero e gli approcci all’apprendimento. Quante differenze ci sono tra le persone? Infinite, anche se nella narrazione quotidiana sentiamo parlare soprattutto di differenze sessuali, religiose, somatiche, culturali, di salute fisica o psichica.

Un’importante differenza tra le persone è data dalla diversa capacità e dall’efficienza del sistema di immagazzinamento dei dati nella memoria a lungo termine nonché dal tipo di conoscenza che si acquisisce in ambienti e contesti diversi. Si potrebbe parlare di hardware e di contenuti ma sarebbe un’eccessiva semplificazione. Sta di fatto che le differenze in questo ambito generano il prevalere di precisi stili di pensiero che vanno d’accordo in modo personalissimo, e per i motivi più vari, con determinati approcci allo studio.

Gardner, creatore della teoria delle intelligenze multiple, afferma che

Non esistono due persone che abbiano esattamente la stessa combinazione di intelligenze. Qualcuno è più forte nell’intelligenza linguistica, qualcuno in quella spaziale. Anche il modo in cui combiniamo le intelligenze o non le combiniamo è differente fra le persone, e qui entrano in gioco le implicazioni didattiche. Perché o noi possiamo trattare tutti come se fossero uguali, il che semplicemente indirizza un tipo di intelligenza, o possiamo cercare di capire le intelligenze dei bambini e personalizzare e individualizzare l’educazione il più possibile. Il mio pensiero è che anche se si vuole che ognuno impari lo stesso materiale, si può insegnarlo in molti modi, e si può anche stimare o valutare in molti modi ciò che lo studente sta imparando. Gardner

Ogni stile di pensiero è bipolare, possiede infatti due estremi. I due poli assumono un significato diverso in rapporto al contesto in cui ci si trova. Non si può dire che una polarità sia in assoluto migliore dell’altra. Gli stili di pensiero vanno valutati nella loro flessibilità e come parte della metacognizione, ovvero della consapevolezza dei propri processi mentali di natura cognitiva.

Ogni individuo appartiene a più stili di pensiero e non si può “spiegare” una persona con uno stile solo e nemmeno con una sola polarità. Ognuno di noi si caratterizza rispetto a tutti gli stili.

La ricerca, con Cornoldi e De Beni, ha individuato 6 stili diversi:

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  • Campodipendenti: sono legati all’organizzazione del campo e alle informazioni date senza che queste vengano trasformate.
  • Campoindipendenti: non sono legati al campo. Riorganizzano e ristrutturano flessibilmente i dati secondo il loro punto di vista.
  • Verbalizzatori: prediligono il codice linguistico
  • Visualizzatori: prediligono il codice visuospaziale
  • Globali: tendono a formarsi rappresentazioni complessive, gestendo diversi elementi contemporaneamente
  • Analitici: considerano i dettagli focalizzandosi su singoli aspetti
  • Sistematici: procedono gradualmente nei ragionamenti, procedono per ipotesi da confermare o smentire
  • Convergenti: producono risposte prevedibili
  • Divergenti: producono risposte atipiche e creative. La polarità convergente-divergente richiama il ciclo letterario distopico iniziato con il romanzo Divergent in cui vige una dittatura che opera la divisione per classi, basata proprio sugli stili di pensiero.
  • Impulsivi: agiscono senza analisi
  • Riflessivi: riflettono prima di agire

Secondo la teoria triarchica di Sternberg, l’intelligenza dipende da tre aspetti che interagiscono dinamicamente: analitico, pratico e creativo (capacità di elaborare informazioni, applicazione nei contesti, capacità di riferirsi alle proprie esperienze). Gli individui globalmente intelligenti ottimizzano i propri punti di forza e compensano le proprie debolezze, stabilendo un equilibrio armonioso tra abilità e stili. Perché questo avvenga, la scuola deve riconoscere ed apprezzare lo stile prevalente adottato dagli studenti senza negare le consuetudini scolastiche e, in un secondo tempo, favorire la flessibilità verso altri stili sostenendo questo sforzo con apprezzamenti.

Non esiste un modo giusto di insegnare o di imparare che funzioni per tutti gli studenti. Bilanciando i generi di istruzione e di valutazione si raggiungono tutti gli studenti e non solamente alcuni. Sternberg

È indispensabile che l’insegnante acquisisca la consapevolezza che esistono diversi stili e che questi non si identificano con le abilità. Dovrebbe inoltre imparare a riconoscere i propri stili e quelli che caratterizzano i vari studenti, in modo tale da variare in maniera flessibile il proprio atteggiamento nei confronti degli argomenti da insegnare e in modo da sviluppare flessibilità cognitiva negli studenti. Gli apprendimenti più profondi e duraturi si hanno quando vi è corrispondenza tra stile del discente e modalità di insegnamento del docente. Cadamuro

Gli stili di pensiero e le molteplicità di intelligenze esistenti hanno pesanti ripercussioni sulla scuola che deve puntare ad una relazione fruttuosa tra specificità individuale e situazione di apprendimento. Meyer ha elencato tre capisaldi dell’insegnamento capace di sviluppare l’intelligenza:

  • insegnare abilità cognitive specifiche
  • calare l’insegnamento in contesti che evidenzino l’applicabilità e l’utilità dei concetti
  • insegnare subito come si apprende in un dato dominio

Per Meyer è necessario inoltre:

  • individualizzare l’insegnamento (creare gruppi in base e diversi livelli di abilità)
  • adottare più metodi per tutti
  • realizzare potenziamenti per chi ne abbia bisogno

Consolidare l’uso di uno stile preferito e sperimentarne di nuovi ed eventualmente più adatti a situazioni via via diverse è possibile se gli insegnanti adottano più metodi di insegnamento e permettono alla classe di accedere alla conoscenza da più vie, come teorizzato da Gardner. Provare diverse porte che conducono al sapere è un antidoto al pensiero stereotipato.

Ecco gli approcci, proposti da Gardner, ovvero le porte attraverso cui raggiungere la conoscenza

  • approccio narrativo
  • approccio logico-quantitativo
  • approccio filosofico
  • approccio estetico
  • approccio esperienziale

Secondo il famoso cono dell’apprendimento del pedagogista americano Edgar Dale, ricordiamo il:
• 10% di ciò che si legge
• 20% di ciò che si ascolta
• 30% di ciò che si vede
• 50% di ciò che si vede e si ascolta
• 70% di ciò che viene detto e di cui si discute
• 90% di ciò che viene detto e che viene fatto

Ecco spiegata l’importanza dell’esperienza didattica a scuola.

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