La plastica uccide

10 regole quotidiane per inquinare meno

Comprare meno, comprare meglio, recuperare dovrebbero essere i principi ispiratori di un buon consumo. Cosa significa comprare meglio? Significa seguire semplici regole per inquinare meno, considerare i costi nascosti  in un oggetto (acqua, energia, diritti umani, impatto ambientale), il  valore  affettivo o simbolico che gli attribuiamo, la prospettiva d’uso (la durabilità), la qualità oggettiva dell’oggetto, la sua recuperabilità o la possibilità di smaltirlo senza troppi costi per l’ambiente.

Questo vale per i vestiti, per gli elettrodomestici, per gli oggetti di uso comune ma anche per gli alimenti. Sono da preferire alimenti freschi o secchi non raffinati, non industriali, a filiera corta e tracciata, con etichette chiare (etichette parlanti), prodotti nel rispetto dell’ambiente e dei diritti umani. Investire soldi in alimenti di qualità e tempo nel cucinarli di persona è un buon modo per mangiare meglio e ridurre la nostra impronta ecologica. Il miglior rapporto qualità-prezzo possibile resta, oggi come negli anni ’60, fare una spesa di qualità e spiattellare ai fornelli per il tempo necessario, che non è poco ma è parte di quel famoso tempo per noi stessi che la pubblicità ci invita ad usare per spendere.

Spostarsi a piedi, in bibicletta o con i mezzi pubblici è la soluzione meno costosa per l’ambiente. Comuni e Regioni dovrebbero favorire queste modalità offrendo abbonamenti vantaggiosi e incentivando il trasporto pubblico, i pedibus, l’uso di piste ciclabili sicure. Nella scelta degli abbonamenti ai mezzi pubblici ci dovrebbero essere fasce di prezzo diverse per età, per invogliare anche ragazze e ragazzi delle medie a prendere la metropolitana o l’autobus. I più piccoli usano i mezzi pubblici quasi solo per andare a scuola, magari assieme ad un genitore o un fratello e il prezzo dell’abbonamento pieno non è una cifra indifferente nel bilancio annuale di una famiglia.

Decalogo per un consumo attento all’ambiente e ai diritti dell’uomo

  • Fare una spesa di qualità e sostenibile (comprare prodotti che non ricorrano allo sfruttamento della mano d’opera e che non inquinino)
  • Mangiare meno carne e più cereali, frutta e verdura
  • Preferire i prodotti di filiera corta
  • Ripudiare la fast fashion
  • Usare i mezzi pubblici e spostarsi a piedi per gli spostamenti quotidiani
  • Usare le lampadine a led
  • Ripudiare gli imballaggi in plastica e le bottiglie di plastica
  • Limitare il consumo energetico e di acqua
  • Riciclare e aggiustare
  • Isolare termicamente le abitazioni

Ogni bene sarà spazzatura

Se provi a considerare il marketing per quello che è se lo riduci all’osso, ovvero una disciplina mirata a farti desiderare con passione quello di cui non hai bisogno, ti accorgi che ogni volta che clicchi sul pulsante compra o che decidi di fare un acquisto in un negozio, stai comprando spazzatura. Prova a guardare oltre la tua brama di possesso e vedrai che ogni bene di consumo ha un tempo di vita che spesso noi accorciamo per ragioni di moda o perché sentiamo di essere migliori possedendo altri oggetti che la pubblicità ci presenta come occasioni per riqualificare la nostra persona, come se compiendo l’acquisto ci rivalutassimo come fanno i marchi che attuano strategie di rebrandig. Quando un oggetto non è più utile o ha un’apparenza un po’ frusta lo mandiamo in pensione mettendolo da parte o buttandolo. Quello che viene messo in cantina o nello sgabuzzino sarà con buona probabilità gettato in qualche cassonetto da te o dai tuoi eredi che si troveranno a dover smaltire una montagna di oggetti una piccola parte dei quali avrà per loro significato o valore affettivo. Anche se non è glamour, dobbiamo sforzarci di vedere i beni di consumo anche come oggetti che occuperanno uno spazio nelle nostre case e che dovranno un giorno essere smaltiti o recuperati.

I livelli di Co2 mondiali aumentano ancora e il cambiamento climatico accelera. Gravi conseguenze sono ormai inevitabili ma, anche in Europa, ancora nessuno rispetta l’accordo di Parigi con cui 197 paesi si sono impegnati a contenere il surriscaldamento globale entro i 2 °C.

Come consumatori ci conviene, sia economicamente che dal punto di vista ambientale, puntare sulla durabilità dei prodotti, sulla loro riparazione e sul loro riutilizzo. Ci conviene pretendere dai politici il rispetto degli accordi. Consumo, giustizia climatica, sicurezza alimentare e giustizia sociale sono strettamente connessi. C’è sempre qualcuno o qualche ecosistema che paga il prezzo dei prodotti sottocosto, lo paghi anche tu vivendo in un mondo con meno diritti e con più inquinamento il cui cambiamento climatico può essere mitigato solo da una presa di coscienza globale.

La foto è di Us National Archive research.archives.gov/description/546138

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