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	<title>Interviste &#8211; Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</title>
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	<description>In aiuto a piccoli e grandi</description>
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	<title>Interviste &#8211; Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</title>
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		<title>Le origini del razzismo spiegate dal genetista Axel Kahn</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2019 19:01:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il tema del razzismo è quantomai attuale e vale davvero la pena ascoltare l&#8217;intervento del genetista Axel Kahn che ripercorre tutte le tappe del pregiudizio e propone l&#8217;antidoto a questa piaga che si nutre di falsità scientifiche ma soprattutto di sentimenti più o meno consci e preesistenti. Di seguito la traduzione integrale delle sue parole... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/le-origini-del-razzismo/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
<p>L'articolo che hai appena letto <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it/le-origini-del-razzismo/">Le origini del razzismo spiegate dal genetista Axel Kahn</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it">Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema del razzismo è quantomai attuale e vale davvero la pena ascoltare l&#8217;intervento del genetista <a href="https://axelkahn.fr/" target="_blank" rel="noopener">Axel Kahn </a>che ripercorre tutte le tappe del pregiudizio e propone l&#8217;antidoto a questa piaga che si nutre di falsità scientifiche ma soprattutto di sentimenti più o meno consci e preesistenti. Di seguito la traduzione integrale delle sue parole in una sintesi illuminante.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ctiD2ypkDYU" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Una parola, un memo su quello che ci siamo sempre detti del rebus riguardante il popolamento del nostro pianeta. I primi uomini caratterizzati da un importante sviluppo del proprio volume cranico, una certa abilità nella costruzione di utensili, appaiono circa due milioni di anni or sono, all&#8217;inizio in Africa e subito dopo in Asia.</p>
<h2>I primi uomini</h2>
<p>Questi primi uomini conquistano una prima volta l&#8217;essenziale del piantea e in particolare, passando attraverso l&#8217;Eurasia, la Georgia,  l&#8217;Europa dove essi lasceranno dei lignaggi, uno dei quali, qualche milione di anni dopo, sarà l&#8217;uomo di Neanderthal.<br />
In Africa si susseguono non diverse razze ma diverse specie di uomini e dopo 100.000 anni si verifica un secondo periodo di riconquista della Terra intera in due tempi. In un primo tempo le popolazioni africane dell&#8217;Est, del Sud-est dell&#8217;Africa, arrivano in Palestina, in Magreb, poi, 60.000 anni fa, arrivano in Europa e in Asia passando dall&#8217;Indonesia. A quei tempi, durante la glaciazione, il mare è basso, e conquistano l&#8217;Australia e conquistano la totalità del pianeta. Sono i nostri antenati. Immaginate, questi nuovi uomini, homo sapiens, giunti dall&#8217;Africa, trovano, nei diversi territori in cui arrivano, altre specie di uomini che si erano stabiliti lì da molto tempo, in particolare l&#8217;uomo di Neanderthal in Europa.</p>
<h2>I sapiens in Europa</h2>
<p>Essenzialmente, la totalità degli uomini che abitano questo pianeta, viene da una piccola popolazione, non più di qualche migliaio di Africani che hanno lasciato l&#8217;Africa tra 100.000 e 60.000 anni fa. I differenti flussi di popolazione del mondo, sono tutti venuti dall&#8217;Africa che è veramente la culla dell&#8217;umanità.</p>
<p>Attraverso fenomeni diversi, nelle diverse regioni del globo in cui arrivano, i discendenti di questa popolazione di homo sapiens, acquisiscono particolarità fisiche che permettono di distinguerle. La diversità umana è recente ma già importante, tanto che si riconosce facilmente una parsona del profondo Nord o dell&#8217;Alaska da una persona che abita a Tamanrasset o nell&#8217;Africa subsahariana.<br />
Queste diverse etnie formeranno la reltà umana sulla base della quale si costruirà il concetto di razza.</p>
<p>Cosa chiamiamo razza? Una razza è in seno ad una specie, un insieme di individui che hanno tra loro molte più somiglianze che con qualunque altro individuo nella specie e fuori dalla propria razza. Ad esempio, due pastori tedeschi o due San Bernardo si assomigliano sempre più tra loro che con un cagnolino o con un bassotto.</p>
<h2>Non si può parlare di razze umane</h2>
<p>La domanda che si pone immediatamente è scientifico-biologica. Si può parlare di razza a proposito di queste differenze fisiche biologiche delle etnie apparse per diversificazione? La risposta è No! Perché ci sia una razza animale, bisogna che ci sia un isolamento riproduttivo. Immaginate bene che se gli antenati dei bassotti e dei San Bernardo si fossero sempre riprodotti tra di loro, non avemmo dei San Bernardo accanto a dei bassotti. E&#8217; perché prima di differenziarsi, delle condizioni di stretto isolamento riproduttivo sono state create per motivi geografici o perché gli allevatori hanno voluto creare delle razze omogenee. Una razza è definita da criteri di omogeneità, stabilità e dell&#8217;attitudine ad essere definita.</p>
<p>La popolazione del globo, a partire dalla popolazione africana che lasciò l&#8217;Africa 100.000 anni fa, fa sì che ci sia un continuuum e che uomini e donne si siano sempre riprodotti tra di loro e che non ci sia mai stato isolamento riproduttivo. Non si può qundi certamente parlare di razze umane.</p>
<h2>Il caso dell&#8217;insularità non giustifica l&#8217;idea di razze umane</h2>
<p>Gli unici casi che si avvicinerebbero di più a quello di razza, sarebbero i casi di un&#8217;insularità molto antica, con un isolamento riproduttivo dovuto a questa insularità. Gli abitanti di alcune isole dell&#8217;Oceania o gli aborigeni autraliani sono senza dubbio, rispetto alla popolazione originaria, quelli che hanno avuto meno scambi genetici con l&#8217;esterno ma per un tempo molto corto. L&#8217;uomo è arrivato in Australia 50.000 anni fa. 50.000 qanni non sono niente nella scala evolutiva! La maggioranza delle razze animali sono separate geograficamente da 10 milioni di anni. Niente a che vedere!</p>
<h2>Cos&#8217;è il razzismo?</h2>
<p>Il razzismo è l&#8217;ideologia che attribuisce ad una razza un insieme di caratteristiche e di qualità superiori ad altre e che fanno che tali razze, depositarie delle migliori qualità, abbiano un diritto naturale a dominare le razze pretese inferiori. Questo è il razzismo.</p>
<p>Razze e razzismo sono due parole che hanno la medesima radice e ad una prima approssimazione si può dire che il razzismo sia un&#8217;ideologia fondata sull&#8217;esistenza delle razze e che se mai si dimostrasse che le razze non esistessero, l&#8217;ideologia dovrebbe sparire. Vi dimostrerò che non è così e che in realtà oggi, il razzismo è totalmente reso autonomo dalla realtà biologica delle razze.</p>
<p>Cerchiamo di vedere in modo più generale come si è strutturata la nozione di razza umana, quando è apparsa, quando il razzismo si è costituito. Vi ho detto che il razzismo era un&#8217;ideologia. Cos&#8217;è un&#8217;ideologia? Quintiliano la definiva così: un&#8217;ideologia è un insieme di pregiudizi che si attribuisce le virtù di una scienza consolidata per rafforzarsi. Se il razzismo è un&#8217;ideologia devono esserci dei pregiudizi interiori e un fenomeno di costruzione, di aggressione delle nozioni scientifiche in favore di tali pregiudizi per costituire il razzismo.</p>
<h2>Le forme di razzismo oggi</h2>
<p>Abbiamo molte ragioni di pensare che la base dei pregiudizi razzisti sia legata alla condizione che si edifichino e si sviluppino capacità cognitive delle prime società umane. La prima popolazione umana è molto poco densa, è costituita da gruppi, da tribù, di comunità distanziate le une dalle altre. Perché le capacità cognitive si sviluppino servono due condizioni: una condizione biologica e una condizione sociale. La condizione biologica è quella di avere un genoma umano, quella sociale è che le potenzialità biologiche codificate dal genoma riescano a svilupparsi in una comunità umana. L&#8217;esempio dei bambini selvaggi che sono sopravvissuti perché presi in carico da una comunità animale e ritrovati solo tardi nella loro vita, dimostrano che un piccolo uomo o una ragazzina umana senza lo scambio umanizzante con una società umana non accedono mai alle capacità cognitive che caratterizzano l&#8217;umanità.</p>
<p>Lo scambio tra gli esseri in un gruppo è fondamentale, è la condizione necessaria allo sviluppo delle capacità degli esseri del gruppo. Invece, i gruppi esterni, poco numerosi, sono totalmente inutili, non vi è scambio con loro. Non c&#8217;è senso a sviluppare gli scambi con loro, sono visti per la loro estraneità e per la minaccia che costituiscono. Prima la signora ha ricordato che nel creolo haitiano nègre significa les hommes e in effetti quando guardate cosa significano nel loro linguaggio i nomi che i popoli primitivi si danno, quasi sempre questo nome significa gli uomini o gli autentici o i veri o i puri. Questo significa che gli individui al di fuori della comunità non sono uomini, non sono autentici, non sono veri, non sono puri, non sono perfetti e non sono umani.<br />
Chiamiamo questo sentimento egocentrismo. Abbiamo tutte le ragioni di pensare che la base del pregiudizio razzista e la spiegazione della sua universalità sia l&#8217;egocentrismo.</p>
<h2>Aristotele</h2>
<p>Cathrine ha spiegato i pregiudizi nell&#8217;antichità e in particolare che Aristotele parlava di schiavi per natura. Aristotele parla degli europei, degli elleni, degli africani e ciascuna di queste categorie ha delle virtù particolari. Gli europei non sanno ragionare bene, gli africani sono pigri e gli elleni invece, in mezzo, sono perfetti, sono la quintessenza. Quelli che non parlano greco sono i barbari. Questo pregiudizio razzista è particolare perché dal momento che uno schiavo è liberato, smette di essere schiavo, cambia natura e inizia ad essere un cittadino. Si tratta di manifestazioni del pregiudizio ma questo pregiudizio non ha acora acquisito tutta la sua consistenza. Prende consistenza non durante l&#8217;Impero romano, al contrario, l&#8217;imperialismo romano e il messaggio di San Paolo escludono il razzismo, Cicerone è convinto che non esitano uomini che con la ragione non possano arrivare alla virtù, fino all&#8217;anno mille, quando si manifestano tendenze cha assimigliano sempre di più al razzismo moderno e non è tanto la rivalità con l&#8217;Islam, è soprattutto l&#8217;antisemitismo, l&#8217;antigiudaismo a cristallizzare il primo concetto di razzismo.</p>
<h2>Antisemitismo, padre di tutti i pregiudizi razziali</h2>
<p>L&#8217;antigiudaismo comincia ad esprimersi dopo l&#8217;anno mille con tutte le caratteristiche che fonderanno il razzismo. Nel XII secolo, per esempio, al tempo della lotta per le investiture, l&#8217;antipapa Anacleto si oppone al Papa romano. Ha un antenato ebreo. La propaganda parla della maledizione del suo sangue e della sua razza, legata a questo antenato appartenente ad una &#8220;razza maledetta&#8221;. Saint Louis che era di un antisemitismo violento, dà all&#8217;antisemitismo gli aspetti di un protorazzismo in piena regola e lo si vede molto bene attraverso la dissociazione tra razza e religione presso i converso in Spagna. I converso sono gli ebrei convertiti per effetto della pressione dell&#8217;Inquisizione. Hanno un bell&#8217;essere converiti. La propaganda dice che l&#8217;infamia della razza li perseguiterà sempre e il loro accesso ad una grande diversità di mestieri è precluso.</p>
<h2>Il primo genocidio della storia</h2>
<p>Un momento fondamentale che consolida il pregiudizio è lo spaventoso disastro rappresentato dalla scoperta dell&#8217;America da parte di Cristoforo Colombo, il primo genocidio reale della storia. Quando Cristoforo Colombo nel 1492, arriva a Ispanolia ci sono 3 milioni di Tainos che hanno un livello di cultura relativamente sviluppata di cui Bartolomeo De Las Casas parla. Si trattava di un popolo dedito ai sacrifici umani come tutte le civiltà amerinde ma tranquillo. Tre anni dopo, nel 1495, resta un solo milione di Tainos. Sessant&#8217;anni dopo ne rimangono 200 e poi spariranno tutti. Per discolparsi da questo disastro spaventoso che è vero per la totalità del continente americano, (quando gli europei arrivano in America ci sono 80 milioni di amerindi, questa cifra scenderà ad un milione) si parla di epidemie, di fragilità, di malattie ed è vero ma leggendo i testi di Bartolomeo De Las Casas ciò a cui si assiste è un comportamento di estrema violenza: li si mette al lavoro, se si rivoltano li si masscra. La loro condizione di vita è così spaventosa che le donne rifiutano di avere figli. I suicidi avvengono in massa. Vista la sorte che si infligge agli amerindi, Bartolomeo De Las Casas sostiene la loro causa nella controversia di Valladolid sul fatto se possiedano un anima e se appartengano alla specie umana. De Las Casas vince, si decide che gli amerindi hanno un&#8217;anima ma non si smette di massacrarli e il motivo per cui inizia la deportazione degli schiavi dall&#8217;Africa è che non ci sono più indiani. Sono stati largamente massacrati. Quando si scopre la canna da zucchero c&#8217;è bisogno di mano d&#8217;opera e questa mano d&#8217;opera sarà composta dagli africani sui quali questo pregiudizio razzista che prima non aveva interessato gli africani in modo particolare, va a giustificare la condizione che si va ad imporre loro. Da un punto di vista economico la necessità della tratta degli schiavi è evidente.</p>
<h2>Il XVII secolo</h2>
<p>Il termine &#8220;razza&#8221; comincia ad essere usato nel senso che i razzisti gli daranno. Prima non si parlava tanto di razza quanto di lignaggio. I due primi intellettuali che definiscono la nozione di razza sono Linneo e Henri de Boulainvilliers.</p>
<p>Linneo individua cinque razze umane: i mostruosi (i &#8220;malformati&#8221;), gli europei, gli africani, gli americani e gli asiatici e a ciuscuna di queste categorie Linneo assegna qualità particolari. Siamo nel razzismo perché ci sono le razze con una gerarchia delle qualità. L&#8217;altra origine del razzismo è Henri de Boulainvilliers che riprende una vecchia leggenda indiana per riuscire a consolidare la pertinenza dell&#8217;aristocrazia in Francia. Per lui gli aristocratici deriverebbero dalle fiere nazioni germaniche che assieme ai Franchi hanno conquistato la Gallia mentre il terzo stato sarebbe composto dai discendenti dei galli. Qui si vede evidentemente, assieme alla lotta di classe, l&#8217;idea di razza inizia a costruire il suo aspetto ulteriore.</p>
<h2>Il XIX secolo</h2>
<p>Il pregiudizio razzista si trasforma in ideologia scientifica. Il pregiudizio razzista usa la potenza e la forza della scienza consolidata per rafforzarsi. La scienza in questione è prima di tutto la teoria dell&#8217;evoluzione che indica che tutte le specie sono in lotta le une contro le altre, che questa lotta per la vita è il motore dell&#8217;evoluzione di tutti gli esseri viventi e alcune persone traspongono immediatamente la lotta per la vita nelle specie, per il successo riproduttivo, in lotta delle razze. Due uomini giocano un ruolo particolarmente importante per trasporre la teoria dell&#8217;evoluzione in un senso razzista, un filosofo inglese Herbert Spencer e un biologo tedesco, Ernst Hekel. Spencer ridefinisce la lotta per la vita in un concetto dall&#8217;efficacia tautologica temibile, il concetto della sopravvivenza del più adatto. Il più adatto sopravvive. Dire che il motore dell&#8217;evoluzione è la sopravvivenza del più adatto è evidentemente la giustificazione del vincitore, di quello che ha la meglio. Era il più adatto e quindi aveva tutte le ragioni di vincere. Trasporre questo a livello di razze avrebbe significato giustificare la dominazione coloniale degli europei sugli indiani, sui neri e d&#8217;altra parte questo induce Hekel a non distinguere tra razze e specie e a proporre l&#8217;idea che ci sia molta minore differenza tra una scimmia e un nero che tra un nero e un europeo. Ecco come questa lettura della teoria dell&#8217;evoluzione inizia a stratificare l&#8217;ideologia scientifica razzista.</p>
<p>La scoperta della genetica e la teoria dell&#8217;evoluzione si fondono e la nuova teoria dell&#8217;evoluzione propone che la lotta per la vita equivalga al successo dei geni più potenti e più performanti che avranno la meglio. Secondo questa lettura la selezione delle specie è la selezione dei geni che danno i loro doni superiori a certe specie e, perché no, a certe razze. Un&#8217;altra interpretazione mortifera della teoria dell&#8217;evoluzione sarà il genismo di Francis Galton che propone che visto che nella lotta per la vita di natura non c&#8217;è alcuna pietà, gli esseri più deboli soccombono. Nella società umana ci sono forme di carità e quindi l&#8217;efficacia della selezione è molto attenuata. Se non si fa attenzione, i cattivi geni, i cattivi lignaggi avranno la meglio e quindi bisogna che i politici rimpiazzino la durezza della selezione naturale e promuovano la riproduzione dei più adatti e impediscano la riproduzione dei meno adatti.</p>
<p>Questa teoria sarà la teoria dominante fino alla seconda guerra mondiale da tutto il mondo scientifico. Ovunque ci saranno leggi basate sul genismo (Svizzera, Canada, Usa, Germania). Tra genismo e razzismo ci sono connesioni. La nuova definizione di razzismo prevede che esistano razze portatrici di geni migliori dei geni di altre razze e visto che il genismo consiste nell&#8217;eliminare i cattivi lignaggi inferiori, il razzismo biologizzante dei nazisti prevederà di eliminare le razze cattive per far sparire i geni cattivi. Ecco come, a partire da un pregiudizio, l&#8217;agglomerazione della scienza all&#8217;ideologia, sfocia in un colpo solo in una parte della storia dolorosa della prima metà del XX secolo.</p>
<p>Allo stesso momento sono apparsi, più o meno connessi a questa stratificazione scientifica dell&#8217;ideologia razzista diversi discorsi e, in particolare, quello sull&#8217;esistenza di una sola spacie e di più specie umane. Monocentrismo, monogenismo o poligenismo? Tutti gli uomini discendono da Adamo ed Eva o no? Qui si situa la leggenda della maledizione di Cham. Noè ha tre figli: Cham, Jaffeh e Sem. I neri discenderebbero da Cham, i semiti da Sem e gli europei da Jaffeh. Di conseguenza si propone una base poligenica al razzismo.</p>
<h2>Psicometria e opinabili esperimenti</h2>
<p>Bisogna avere ben chiaro in mente che fino alla seconda guerra mondiale la convinzione del razzismo scientifico è generale. Ci sono delle opposizioni ma sono largamente minoritarie. Le società di genetica si chiama società di eugenetica. Anche dopo la guerra ci sono numerose difficoltà per sapere se mantenere o no il termine razza nei testi internazionali e in realtà lo si è mantenuto. Esiste il termine razza in tutti i testi internazionali. Una delle filiere molto usate dai razzisti, quando si è costituita questa idelogia scientifica razzista, è la differenza delle potenzialità intellettuali e la questione del quoziente intellettivo. <strong><a href="https://www.cairn.info/revue-diogene-2004-4-page-146.htm" target="_blank" rel="noopener">Brocca</a> </strong>fece degli esperimenti molto importanti (tono ironico): ha preso dei crani vuoti e li ha riempiti di sabbia. Poi ha pesato la sebbia che i crani contenevano e ha concluso che in un cranio maschile poteva essere contenuta meno sabbia che in un cranio femminile e ha dedotto senza problemi che tale dato confermava la maggiore intelligenza degli uomini rispetto alle donne. Quindi non era soltanto razzista! Poi ha ripetuto l&#8217;esperimento con altre specie e in base alla sabbia si è messo a proporre tutta una gerarchia delle potenzialità mentali rilevate dalla misurazione del volume cranico. Siamo stati imbarazzati quando alcune dissezoni di grandi geni dell&#8217;umanità hanno mostrato che avevano un cervello piccolo e che la proporzionalità suggerita dagli opinabili esperimenti di Bocca non era assoluta.</p>
<p>Questo per dirvi la forza di queste convinzioni. Avete tutti sentito parlare delle scale di Binet? Binet era un sociologo dell&#8217;educazione che lavorava alla Sorbona. Sono molto fiero che il mio attuale laboratorio si trovi nel laboratorio che un giorno era di <strong><a href="https://www.academia.edu/30224597/Alfred_Binet_et_l%C3%89chelle_m%C3%A9trique_de_lintelligence" target="_blank" rel="noopener">Binet</a></strong>. Binet ha trovato dei criteri predittivi delle difficoltà scolastiche che ebbero immediatamente un successo mondiale e soprattutto negli Usa i sociologhi e i psicometrici americani hanno iniziato ad usare il QI, quoziente di intelligenza, nel momento della leva di massa per inviare delle truppe a combattere in Europa e in Asia. Avevano milioni di persone sotto mano e hanno somministrato i test. E&#8217; un episodio particolarmente ridicolo perché hanno a che fare con anglosassoni anglofoni e poi con immigrati recenti che comprendono male l&#8217;inglese. I sociologhi hanno concluso che, secondo questi test, è chiaro che la parte alta del paniere è occupato da Svedesi, popoli del Nord, Inglesi, insomma Wasp, bianchi, anglosassoni, protestanti che sono perfettamente integrati nella cultura statunitense e capiscono perfettamente le domande che sono loro poste mentre tra i peggiori ci sono gli italiani, gli spagnoli, i cinesi. Il fatto che siano all&#8217;origine di culture tra le più ricche del mondo non li disturba affatto. E poi ci sono gli africani che sono ancora un gradino sotto. E&#8217; totalmente stupido, non ha alcun valore scientifico ma serve a promulgare l&#8217;immigration act del 1924 che limita considerevolmente l&#8217;arrivo dei popoli mediterranei, degli ebrei ecetera.</p>
<h2>Il secondo dopoguerra</h2>
<p>I pregiudizi sono straordinariamente importanti. Incontestabilmente vi è un trauma maggiore, legato alla barbarie nazista ma contrariamente a quel che si può credere questo trauma non fa che modificare l&#8217;espressione del pregiudizio razzista. Nel 1994, in una delle più grandi riviste di sociologia americana internazionale Murray e Renfield potranno pubblicare un articolo che mostra che le differenze sociali delle minoranze africane, afroamericane non sono legate a fattori culturali ma a fattori di possibilità ed è meglio creare delle riserve concepite per il livello massimo che possono raggiungere. Nel 2005 la prestigiosa rivista Science pubblica un articolo che propone che lo studio di certi geni particolari ha mostrato modificazioni accadute a due geni importanti dopo che l&#8217;uomo ha lasciato l&#8217;Africa suggerendo che gli uomini che hanno lasciato l&#8217;Africa siano più intelligenti di quelli che sono rimasti perché queste modificazioni migliorative sono avvenute 30.000 e 5.000 anni fa. Alla lettura di questo articolo uno scienziato non poteva che pensare che fosse debole, poi che fosse nullo e infatti era totalmente falso e la totalità di queste affermazioni è stata confutata.</p>
<p>La persistenza dei pregiudizi razzisti è tale che nel più importante giornale scientifico del mondo si possa ancora pubblicare un articolo molto debole di tale risma soltanto perché una gran parte dei lettori è intimamente persuasa della verità degli assunti su cui l&#8217;articolo si basa. Quando nel 2001 è stata pubblicata la sequenza del genoma umano, in un grande movimento di entusiasmo, gli scienziati hanno detto è meraviglioso, guardate, la sequenza di un africano, la sequenza di un cinese, di un giapponese, di un amerindio o di un abitante dell&#8217;Alaska sono praticamente uguali. Esiste una differenza su 10.000 basi. Sapete che l&#8217;alfabeto genetico è formato da 4 lettere A, C, G, T che formano una concatenazione ripetuta 3,4 miliardi di volte. Questo è il genoma umano. Si può paragonare questo concatenamento nelle persone per risalire alle loro origini ma anche facendo questi confronti si nota una grande omogeneità. Si prendono come campioni le persone che sono più lontane, ad esempio un aborigeno australiano e uno scandinavo e allora si può riscontrare una differenza ogni mille basi. Mi ricordo di aver letto è meraviglioso, adesso niente più razzismo. In realtà questo ottimismo era un&#8217;illusione altrettanto ideologica per due motivi, uno scientifico e uno ideologico.</p>
<p>La grande omogeneità dei genomi non fa che testimoniare quel che vi ho detto: tutte le etnie sulla Terra derivano da questa piccola popolazione che ha lasciato l&#8217;Africa poco tempo fa e in questo tempo ben poco di è modificato. Tuttavia una differenza ogni mille è basi è enorme. E&#8217; sufficiente una mutazione su 3,2 milardi di basi per causare un ritardo mentale. D&#8217;altra parte questa volontà di appoggiare l&#8217;antirazzismo su una dimostrazione scientifica ha l&#8217;inconveniente maggiore che se mai si dimostrasse un&#8217;eterogeneità genetica nelle etnie, allora si supporrebbe che il razzismo potesse essere giustificato. Le differenze genetiche sono codificate dal dna. E&#8217; normale che tali differenze fisiche corrispondano ad una differenza del dna e la reltà oggi è che con l&#8217;imporonta genetica si può ricostruire un ritratto molto più facilmente di prima. E&#8217; certo che i geni codifichino le caratteristiche e l&#8217;aspetto del corpo e quindi quell&#8217;ottimismo deriva dall&#8217;entusiasmo e dai buoni sentimenti. L&#8217;ultimo elemento è che in realtà non c&#8217;è nessun nesso tra la realtà delle razze e il razzismo. Il pregiudizio razzista è anteriore alla costituzione dell&#8217;idea di razza e alla costituzione dell&#8217;idea di razzismo scientifico. Ultimamente si sono esplicati i peggiori comportamenti razzisti senza che l&#8217;idea di razza fosse coinvolta. Ricordate la guerra in ex Yugoslavia. Gli yugoslavi sono degli slavi del Sud. Ce ne sono che si sono convertiti all&#8217;Islam, i bosniaci, altri che si sono convertiti alla religione ortodossa, i serbi, altri ancora che si sono convertiti alla religione cattolica, i croati. Si sono verificati i peggiori comportamenti, sono avvenuti i peggiori fatti, i peggiori stereotipi, le peggiori maldicenze e gli esempi di questa natura sono in realtà innumerevoli.</p>
<h2>La realta sociologica del razzismo</h2>
<p>Qui a Malakof ci sono persone molto a modo e sono certo di avervi convinto che non esistano razze umane. Non eravate razzisti in partenza ma immaginiamo che qualcuno tra di voi fosse convinto che non esistano razze umane ma tuttavia, per ragioni familiari, avesse pregiudizi razzisti. Qualcuno ad un primo colpo d&#8217;occhio potrebbe notare qualuno e dire Guarda, lui è pallido e biondo, deve venire da là, lui ha veramente un tipo mediterraneo, lui sembra veramente africano. Io potrei riprendergli dicendo Vi basate sul colore della pelle. Il colore della pelle è un fenomeno che conosciamo molto bene oggi. Non ha nulla a che vedere con la formazione di una razza. In realtà la ragione per cui la pelle ha un tono più scuro, in Europa e in Asia, quando si va dal Nord al Sud, è unicamente un fenomeo di selezione, A Nord si sono selezionate delle pelli molto chiare perché, visto che non c&#8217;è molto sole, non bisogna fermare i raggi del sole che sono responsabili dell&#8217;attivazione della vitamina d, mezzo per lottare contro il rachitismo. Quando c&#8217;è del rachitismo, i bambini hanno delle malformazioni toraciche. Dove non c&#8217;è sole la pelle è bianca, là dove c&#8217;è molto sole, progressivamente pelli più scure sono state selezionate perché c&#8217;è sole in abbondanza e bisogna proteggersi dalle scottature e dai cancri alla pelle e dunque voi avete un continuum. Non si è o pallidi o neri. Si è molto chiari ad Oslo, io sono più scuro, tra Lille e Marsiglia non hanno la stessa tonalità di pelle, tra Algeri e Tamanrasset non c&#8217;è la stessa tonalità di pelle, tra Tamanrasset e Bangui ugualmente non hanno lo stesso solore della pelle e anche tra Bangui e Kinshasa non hanno esattamente la stessa tonalità di pelle. Ciò non toglie che la persona che avrò convinto uscirà dalla conferenza e dirà di riconoscere la provenienza delle persone. Una delle basi del razzismo è la difficoltà di vivere, di sentimento di aggressione, da parte dell&#8217;altro soprattutto se questo altro si riconosce per una differenza, qualunque sia l&#8217;origine della differenza. In realtà oggi la nuova forma di razzismo ha smesso di essere un razzismo razzialista, forse non completamente. Oggi ciò che si condanna sono le culture. Si parla di guerre di civiltà. Ciò che non si ammette è la cucina, è l&#8217;odore, sono le abitudini, è la religione, le tradizioni, gli usi e i costumi degli altri indipendentemente da ogni modificazione sociale. Qual è l&#8217;elemento fondamentale per lottare contro il razzismo? E&#8217; sia storico che filosofico. Prima di tutto è ricordare cosa ha costituito le civiltà mondiali. Il mondo è evoluto solo a partire dalla notte dei tempi attraverso il meticciato fisico e culturale. E&#8217; stato un motore fondamentale dell&#8217;evoluzione del mondo.  E&#8217; perché i fenici sono stati acculturati dal contatto con ittiti, babilonesi ed egizi che, in seguito, con Cartagine, sono  stati in contatto con il mondo greco e etrusco, che gli estruschi e i greci hanno acculturato in gran parte Roma che Roma vince su Costantinopoli e riprende molta della cultura greca, è per questo che queste antiche civiltà sono nate. Quando Picasso ha scoperta l&#8217;arte africana è nato il cubismo e tutto ciò che è seguito. La musica nera e quella degli schiavi ha fecondato tutta la musica moderna. In tutta la storia, in realtà, noi siamo progrediti grazie al mescolio di differenze, grazie al meticciato. Così come il vero valore da difendere, la vera lotta al razzismo, non è nella scienza. Una volta che avremo confutato le stupidaggini della razza, non avremo combattuto davvero il razzismo. Invece, indicare quali sono i fondamenti delle nostre convinzoni profonde, del fatto che attraverso le differenze degli esseri umani, l&#8217;umanità condivide profondamente una dignità identica, questa è la base dell&#8217;azione antirazzista.</p>
<p>La foto è di Bruno Des Gayets, Paris, 2019</p>
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<p>Leggi anche:</p>
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<li><strong><a href="https://psicomamme.it/film-antirazzisti-per-la-scuola/">film antirazzisti</a></strong></li>
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		<title>Paola, predicatrice evangelica e insegnante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flavia Cavalero]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Mar 2018 12:54:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paola è una donna con una storia di vita interessante, è anche molto generosa e ha accettato di raccontarsi rispondendo a qualche domanda. Hai vissuto per diversi anni in America. Nostalgia? La mia famiglia materna è sempre stata spaccata in due fra Italia e America e questo, non so se sia stato positivo o negativo,... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/paola-predicatrice-evangelica/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Paola è una donna con una storia di vita interessante, è anche molto generosa e ha accettato di raccontarsi rispondendo a qualche domanda.</p>
<p><strong>Hai vissuto per diversi anni in America. Nostalgia?</strong><br />
La mia famiglia materna è sempre stata spaccata in due fra Italia e America e questo, non so se sia stato positivo o negativo, ha segnato un po’ la mia infanzia: avevo certo privilegi che altri bambini non avevano. Mio nonno per esempio viziava me e mia sorella con regali spettacolari che i bambini italiani si sognavano, perché negli anni ‘70 l’America era veramente un altro mondo. Ho avuto più opportunità di altri bambini anche e soprattutto per il fatto che sono cresciuta in una famiglia meno “provinciale”, per la quale viaggiare da un continente all’altro non era nulla di strano. Il lato negativo è stato, però, che, se la famiglia di mio padre da un lato era molto tradizionale, quella di mia madre non lo era affatto, per cui in certe cose mi sentivo un po’ diversa dagli altri bambini.<br />
Ho nostalgia di certe cose dell’America, i giorni del ringraziamento, gli spazi aperti, quel modo di fare poco formale che mi appartiene, la lingua&#8230; ma da quando mio nonno è morto (di recente), si sono spezzate un po’ quelle “radici” che mi tenevano legata alla Florida. Ho mantenuto i contatti con gli amici più cari, ma è come se giorno dopo giorno i contorni dei miei ricordi stessero svanendo. Nostalgia? Tanta, ma non so se ho più nostalgia dei luoghi, delle persone o semplicemente dei tempi passati.</p>
<p><strong>Insegni inglese, sei una donna che lavora, sei sposata e sei anche predicatrice evangelica. Cosa vuol dire?</strong><br />
Insegno inglese, sono sposata ma purtroppo non ho potuto avere figli. Pertanto ho più tempo libero di molte donne che, oltre a lavorare, hanno una famiglia da organizzare. Questo mi ha permesso di dedicare molto del mio tempo libero ad “insegnare” nuovamente, ma in un ambito diverso dalla scuola. Terminati i miei studi teologici ho continuato a coltivare la passione per le Scritture e non ho mai smesso di approfondire gli studi biblici che tanto mi fanno sentire viva e, soprattutto, ho coltivato un rapporto personale, molto personale, con Dio, il Dio della Bibbia, che si rivela anche e soprattutto tramite le Scritture, e che è molto più attuale di quanto la tradizione voglia farci credere.</p>
<p><strong>Tu hai un canale su you tube che si chiama “<a href="https://www.youtube.com/channel/UCTIIy3DOXH5RP-aZYESytqA" target="_blank" rel="noopener">Vasi di terra</a>” e hai pubblicato dei video che sono dei veri e propri seminari, delle lectiones magistrales, su Laodicea. Le abbiamo ascoltate con molto interesse e vi abbiamo trovato riferimenti di un’attualità incredibile.</strong><br />
Ho aperto un canale YouTube ed una pagina Facebook intitolata “Vasi di terra” dove pubblico i miei studi biblici. Essere insegnante della Bibbia significa fare continuamente ricerche scritturali, condividere con altri membri di chiesa questi studi, sia tenendo corsi in chiesa o a domicilio per chi lo desidera, ascoltare chi, fra membri di chiesa o semplici simpatizzanti, possa avere problemi di qualsiasi tipo e necessità di consiglio o consolazione, preparare coloro che vogliono essere pronti per il battesimo (che per noi viene fatto per immersione, quando il credente sceglie coscienziosamente di farlo) e, per alcune denominazioni protestanti, significa anche tenere dei sermoni nella propria chiesa (non tutte le denominazioni lo permettono; alcune decontestualizzano un versetto di Paolo per giustificare il fatto che le donne non debbano avere questo incarico). Io tengo saltuariamente sermoni nella mia chiesa locale, nonché in altre chiese fuori Torino ed è assolutamente possibile prendere parte ad una funzione religiosa in qualsiasi momento. Le funzioni religiose sono molto meno “rituali” rispetto a quelle cattoliche e variano a seconda della denominazione. Nella mia, il giorno di riposo è il sabato, come specificato nelle Scritture. Il sabato inizia con la scuola del sabato, ovvero corsi biblici a gruppi, a cui seguono annunci e, infine, il sermone vero e proprio. Anche noi spezziamo la funzione con canti, che, però, nella nostra denominazione sono più sobri dei tipici canti gospel che caratterizzano, nell’immaginario comune, le chiese carismatiche.</p>
<p><strong>Ci spieghi cosa vuol dire essere Evangelici?</strong><br />
E’ molto complesso spiegare cosa significhi essere protestanti. Tutti conosciamo il concetto di Riforma Protestante per come ci è stata spiegata a scuola; a livello dottrinale, però, c’è infinitamente più da dire. In parole molto povere, la caratteristica principale di noi protestanti e la frase/motto che dovrebbe contraddistinguerci è “Sola scriptura”. Noi riteniamo validi solo ed esclusivamente gli insegnamenti della Bibbia, che riteniamo, come essa stessa dice, Parola Ispirata da Dio e sulla quale basiamo la nostra dottrina. Non accettiamo alcuna tradizione non supportata dalla Bibbia e nessun potere né uomo che faccia da intermediario fra uomo e Dio. Professiamo Cristo crocifisso e risorto come unico mezzo di salvezza.</p>
<p><strong>Un’ultima domanda, quali sono i rapporti tra la Chiesa Cattolica e i Protestanti?</strong><br />
Ufficialmente i rapporti con la chiesa cattolica sono buoni. Noto, tuttavia, che alcuni singoli fedeli cattolici, hanno talvolta pregiudizi nei confronti di chi non professi la loro religione. Mi è capitato più volte, per esempio, di sentir dire da alcuni la frase “noi cristiani crediamo che&#8230; e voi?”, come se i protestanti non fossero cristiani. Credo, tuttavia, questo sia riconducibile all’ignoranza dei pochi e non alla posizione del cattolicesimo nei nostri confronti</p>
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		<title>Bruno Olivieri, fumettista alle prese con un Oskuro Kavaliere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2016 11:45:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo felici di ospitare qui Bruno Olivieri, fumettista di lungo corso noto ai più piccoli per la sua gradita presenza su Il Giornalino e ai più grandi per le sue vignette umoristiche e per il nuovo progetto del Kavaliere Oskuro. Gli abbiamo posto qualche domanda sul suo lavoro e sul senso dei bambini per il... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/bruno-olivieri-fumettista-alle-prese-con-un-oskuro-kavaliere/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo felici di ospitare qui <strong><a href="http://www.brunoolivieri.com" target="_blank" rel="noopener">Bruno Olivieri</a></strong>, fumettista di lungo corso noto ai più piccoli per la sua gradita presenza su Il Giornalino e ai più grandi per le sue vignette umoristiche e per il nuovo progetto del Kavaliere Oskuro. Gli abbiamo posto qualche domanda sul suo lavoro e sul <em>senso dei bambini per il fumetto.</em></p>
<p><strong>Apprendiamo dal tuo blog che hai tenuto corsi di disegno per bambini e ci interessa sapere qualcosa su questa tua esperienza e su come, attraverso Il Giornalino, loro si avvicinino alle tue storie, al disegno e ai fumetti. Ti piace lavorare con i bambini e per i bambini?</strong></p>
<p>Mi capita spesso di fare laboratori per bambini. Per lo più si tratta di laboratori di “narrazione per immagini” o, nello specifico, di “fumetto” vero e proprio anziché di semplice “disegno”. C&#8217;è una certa differenza tra le due cose, perché il <strong>saper disegnare non sempre implica la capacità di saper raccontare per immagini</strong>. I racconti a fumetti del Giornalino, come quelli di altre riviste dedicate agli adolescenti, cercano di dare proprio questo tipo di stimolo ai loro giovani lettori. Il linguaggio a loro dedicato deve essere chiaro, diretto e senza molti compromessi. La mia esperienza nel campo dell&#8217;insegnamento della materia ai bambini è molto utile perché mi permette di entrare in punta di piedi nel loro immaginario, di vedere e cercare di capire il loro punto di vista attraverso la loro interpretazione della realtà. È sempre una gran bella scoperta, ogni volta diversa e affascinante. Un costante “Do ut des” che credo sia irrinunciabile per chi, come me, fa questa professione.</p>
<p><a href="http://psicomamme.it/bruno-olivieri-fumettista-alle-prese-con-un-oskuro-cavaliere/paky/" rel="attachment wp-att-11930"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-11930 size-full" src="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/paky.jpg" alt="Paky, Bruno Olivieri" width="1500" height="1408" srcset="https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/paky.jpg 1500w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/paky-300x282.jpg 300w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/paky-768x721.jpg 768w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/paky-1024x961.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></a></p>
<p><strong>Abbiamo letto la “Tragica scomparsa di Babbo Natale” su Il Giornalino e siamo curiose di sapere se i bambini apprezzino la visione non edulcorata della realtà e l&#8217;umorismo surreale degli autori. Quali sono i modelli a cui tu e Beppe Ramello vi ispirate? Quali erano i tuoi fumetti preferiti da bambino?</strong></p>
<p>Qualcuno ha detto che “La fantasia per i bambini è una realtà necessaria”. Io sono d&#8217;accordo con questa affermazione. Nel raccontare le storie dei fumetti a loro dedicati è importante trovare il giusto metodo, scegliere il linguaggio più opportuno, cavalcare l&#8217;onda della loro fantasia. Stando in mezzo a loro, come in occasione dei laboratori, appunto, dalle storie che raccontano anche attingendo dalle loro esperienze personali, ci si rende conto di come essi siano una fonte inesauribile di ispirazione e molto spesso i loro racconti sono molto meno edulcorati di quanto si possa pensare. Così come <strong>il loro umorismo è molto più surreale di quello di alcuni adulti</strong>.</p>
<p>Nel caso specifico del piccolo Watson (il personaggio della “Tragica Scomparsa di Babbo Natale”), le cui storie sono affidate alla fantasia inarrestabile di Beppe Ramello, le ambientazioni londinesi e lo spirito investigativo di John Watson, richiamano inequivocabilmente le atmosfere evocate dallo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle. Il cognome di John, che è lo stesso del mitico assistente del famoso investigatore, il dottor Watson, del quale egli ha più volte dichiarato di essere un discendente, non lascia adito a dubbi.</p>
<p><a href="http://psicomamme.it/bruno-olivieri-fumettista-alle-prese-con-un-oskuro-cavaliere/elementare_watson/" rel="attachment wp-att-11928"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-11928 size-full" src="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/elementare_watson.jpg" alt="Elementare Watson, Buno Olivieri" width="1500" height="1655" srcset="https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/elementare_watson.jpg 1500w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/elementare_watson-272x300.jpg 272w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/elementare_watson-768x847.jpg 768w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/elementare_watson-928x1024.jpg 928w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></a><br />
Per quanto riguarda il suo aspetto grafico, personalmente mi sono ispirato ai fumetti che leggevo da bambino, ovvero quelli di scuola franco-belga che trovavo spesso proprio nelle pagine del Giornalino (Lucky Luke, Gaston Lagaffe, Spirou&#8230;), che leggevo fin dall&#8217;epoca della mia adolescenza.</p>
<p><strong>Hai voglia di raccontarci il progetto sul Kavaliere oskuro? L&#8217;anteprima che ha pubblicato fa parte di un progetto più ampio? E&#8217; il cavaliere ad essere oscuro o sono i tempi che viviamo?</strong></p>
<p>Il progetto del <strong><a href="https://issuu.com/nicosantaclauso/docs/il_kavaliere_oskuro_preview_0/1" target="_blank" rel="noopener">Kavaliere Oskuro</a></strong> (scritto con le “K”) è più che altro un&#8217;evasione personale nata dall&#8217;esigenza di uscire dai cliché di tutto ciò che ho prodotto negli ultimi anni. Infatti, il target al quale si rivolge non è propriamente quello dei fumetti per bambini, bensì è indirizzato a un pubblico ben più maturo.<br />
Il progetto è in divenire, ci lavoro da qualche tempo e man mano che procede si arricchisce di nuovi risvolti.<br />
<strong>Il mondo del Kavaliere Oskuro</strong>, per gli amici “Kav”, <strong>attinge continuamente dall&#8217;universo dei supereroi dei fumetti del quale è un&#8217;evidente parodia</strong>, ma non solo. Il suo linguaggio è molto spesso quello proprio dei social, dai quali sfrutta continuamente i meme e i vari tormentoni del momento. A volte con la stessa aggressività e frustrazione di chi commenta e scrive certi post.</p>
<p><a href="http://psicomamme.it/bruno-olivieri-fumettista-alle-prese-con-un-oskuro-cavaliere/kavaliere_oskuro/" rel="attachment wp-att-11929"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11929 size-full" src="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/kavaliere_oskuro.jpg" alt="Il Kavaliere Oskuro, Bruno Olivieri" width="1500" height="1500" srcset="https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/kavaliere_oskuro.jpg 1500w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/kavaliere_oskuro-150x150.jpg 150w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/kavaliere_oskuro-300x300.jpg 300w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/kavaliere_oskuro-768x768.jpg 768w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/kavaliere_oskuro-1024x1024.jpg 1024w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/kavaliere_oskuro-198x198.jpg 198w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/kavaliere_oskuro-75x75.jpg 75w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/12/kavaliere_oskuro-120x120.jpg 120w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></a></p>
<p>Kav, infatti, <strong>vive la stessa vita di noi comuni mortali e la sua specialità di supereroe è semplicemente quella di riuscire a passare indenne attraverso i guai</strong>, gli imprevisti, e le molteplici difficoltà quotidiane, dalla fila alle Poste per pagare una multa, al farsi largo tra i passeggeri di un autobus nelle ore di punte. Egli non riesce ad evitarle, ma cerca semplicemente di sopravvivere a tutto ciò. Un po&#8217; come facciamo tutti, insomma. Siamo tutti Kavalieri Oskuri, in tempi “oscuri”.</p>
<p><strong>La tua vignetta sulla poesia di Dino Campana è molto bella. Ha avuto successo?<br />
</strong></p>
<p>Ammetto di non essere un grande lettore di poesie. Però ho alcuni punti di riferimento e ogni tanto mi piace scoprirne di nuovi. Dino Campana è uno di questi. Ho realizzato quell&#8217;illustrazione a corredo di una strofa della bella poesia “L&#8217;Invetriata”, spinto dall&#8217;ispirazione del momento e per sperimentare l&#8217;efficacia di un simile accostamento. Devo dire che i riscontri sono stati soddisfacenti e chissà che in futuro tutto ciò non possa sfociare in qualcosa di più concreto.</p>
<p><strong>Se un editore ti desse carta bianca cosa ti piacerebbe fare?</strong></p>
<p>Nel cassetto ho un buon numero di idee e di progetti di vario genere realizzati in proprio o con la collaborazione di altri valenti sceneggiatori ma, come nel caso del Kavaliere Oskuro,<strong> mi piacerebbe privilegiare quelli che al momento sembra che possano avere una difficile collocazione editoriale</strong>, un po&#8217; <strong>per scommessa nella speranza che siano graditi al pubblico</strong>. Ma mi rendo conto che è sempre difficile essere editor di se stessi, specialmente quando si è troppo coinvolti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Arrampicate speciali al Palabraccini con Anna Herd Smith</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2016 11:19:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrampicare può dare una certa vertigine ma anche la consapevolezza che in due si possono scalare le montagne. Andare su è importante come stare giù a fare sicurezza. Non c&#8217;è ascensione senza i piedi del proprio partner ben piantati a terra . Arrampicare è per tutti, lo dimostra Anna senza tanti giri di parole, nel... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/arrampicate-speciali-al-palabraccini-con-anna-herd-smith/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrampicare può dare una certa vertigine ma anche la consapevolezza che in due si possono scalare le montagne. Andare su è importante come stare giù a fare sicurezza. <strong>Non c&#8217;è ascensione senza i piedi del proprio partner ben piantati a terra </strong>.</p>
<p><strong>Arrampicare è per tutti</strong>, lo dimostra Anna senza tanti giri di parole, nel suo modo diretto e incoraggiante di comunicare con i bambini, anche con quelli che rientrano in quella nuvola spesso fraintesa che risponde alla definizione &#8220;spettro autistico&#8221;. Siamo felici di intervistare <strong>Anna Herd Smith</strong> che è <strong>istruttrice al <a href="http://www.centroarrampicatatorino.org/category/corsi-bimbi" target="_blank" rel="noopener">Palabraccini</a></strong> e studia <strong>psicomotricità</strong> al CFP spazio psicomotorio.</p>
<h3>Ciao Anna! Ci parli del tuo amore per l&#8217;arrampicata? Come riesci ad insegnare anche ai bambini con bisogni speciali una disciplina di grande concentrazione e di totale fiducia verso il prossimo?</h3>
<p>L&#8217;arrampicata è parte della mia vita da dodici anni, un filo conduttore che mi ha portato a viaggiare e vivere sognando pareti e rincorrendo le emozioni che questa splendida disciplina regala. Insegnare arrampicata non è quindi mero lavoro d&#8217;ufficio, ma è sempre un cercare di <strong>comprendere le emozioni e le sensazioni che la persona che ho di fronte sta vivendo</strong>, cercando di condividerle per guadagnarne la fiducia. Credo parta tutto da lì, non importa se si tratti di adulti, bambini o persone con bisogni speciali: <strong>l&#8217;arrampicata è fiducia</strong>, verso il compagno, verso il materiale, verso l&#8217;istruttore. <strong>Non credo nell&#8217;insegnamento direttivo</strong>, ma cerco di instaurare un legame con le persone, cercando di far venir fuori da ognuno quella parte istintiva che portiamo dentro. È dall&#8217;istinto, dalla percezione del proprio corpo e dalla sempre maggior consapevolezza di ciò che si muovono i primi passi sulla parete verticale. <strong>La concentrazione che l&#8217;arrampicata richiede è proprio il punto cardine che mi ha spinto a proporla anche ai bambini speciali</strong> che si ritrovano così &#8220;costretti&#8221; ad agire e rispondere nel breve termine a quesiti pratici quali «Come faccio a raggiungere quella presa? Come supero questo passaggio?». La verticalità, la necessità e l&#8217;istinto di salire per non cadere sono di per sé fautori di un innalzamento della soglia di attenzione e del vivere la situazione qui ed ora, punti questi che credo fondamentali per un miglioramento, senza che questo avvenga con un approccio appunto direttivo.</p>
<h3>Prima di iniziare l&#8217;approccio alla parete cerchi di entrare in sintonia con i bambini o tutto avviene cammin facendo, con esperienze graduali?</h3>
<p>Ogni persona è diversa e di questa diversità cerco di tener conto sempre. La prima cosa che cerco quando interagisco coi bambini (così come con gli adulti), è la fiducia. Credo sia fondamentale instaurare un <strong>rapporto di fiducia che li contenga e rassicuri in una dinamica verticale</strong> che è fonte di forti emozioni. La <strong>sintonia</strong> e l&#8217;<strong>empatia</strong> sono altri due elementi fondamentali che in parte cerco fin da subito e in parte si sviluppano e si rafforzano proprio durante l&#8217;arrampicata stessa. Credo la cosa più bella, che continua ad emozionarmi ogni volta, sia proprio vedere il legame che si crea, la comunicazione verbale e non verbale che si instaura coi bambini, la fiducia che maturano e che consente loro di mettersi in gioco e liberarsi via via da quei blocchi, mentali e fisici, per raggiungere la presa successiva. A volte basta una parola, una <strong>strategia che attiri l&#8217;attenzione e sposti il focus dalla paura e dall&#8217;inibizione</strong> e vedi i bambini trasformarsi in piccoli ragnetti intenti solo ad arrampicare, pienamente padroni di se stessi e del proprio corpo: è un&#8217;emozione difficile da spiegare.</p>
<h3>L&#8217;apertura all&#8217;insegnamento a bambini &#8220;diversamente etichettati&#8221; è stata una tua idea o avete risposto all&#8217;interessamento dei genitori, delle bambine e dei bambini?</h3>
<p>Entrambe. <strong>L&#8217;arrampicata con questi bambini è già presente in altre realtà, sia a livello nazionale che internazionale</strong>. Io ho sempre vissuto l&#8217;arrampicata a livello empatico più che prestativo, non interessandomi all&#8217;aspetto puramente sportivo e agonistico, ma prediligendo piuttosto tutta la componente mentale che l&#8217;arrampicata comporta. Per questo ho deciso di imbarcarmi in questa esperienza, convinta che questa <strong>disciplina potesse essere molto utile per sviluppare sia aspetti psichici che motori in questi ragazzi</strong>. Ho proposto questa idea ai genitori di alcuni bambini che ho incontrato casualmente. Da quelle prime esperienze è stata una catena di <strong>passaparola</strong> che ha preso sempre più campo. <strong>Iniziata</strong> quindi<strong> quasi per caso, questa attività sta prendendo sempre più piede</strong>. A latere di ciò, come sempre succede quando si scopre un nuovo universo, mi sono ritrovata di fronte a genitori arrivati al Centro Arrampicata Torino che chiedevano se fosse possibile far arrampicare i propri figli &#8220;diversamente etichettati&#8221; e da lì sono partite nuove esperienze che mi stanno regalando davvero tanto.</p>
<h3>Nella tua esperienza, che evoluzione hai osservato nell&#8217;atteggiamento dei bambini e in che aspetti ti sembra che l&#8217;arrampicata li faccia divertire e li aiuti?</h3>
<p>Le dinamiche che un bambino vive sulla parete sono molteplici e vanno dall&#8217;affrontare la paura dell&#8217;altezza e del vuoto, alla fiducia sia verso le persone che lo assicurano che verso il materiale, oltre a una forte implicazione motoria imprescindibile da un incremento della soglia di attenzione necessaria per progredire in ambiente verticale e rimanere attaccati alle pareti. <strong>Arrampicare significa inoltre far parte di una cordata, quindi di un team dove si hanno delle responsabilità non solo verso di sé, ma anche verso gli altri</strong> e questo permette ai ragazzi di interagire e sviluppare capacità relazionali. Oltre a ciò nell&#8217;arrampicata è intrinseco l&#8217;aspetto motivazionale: <strong>darsi un obiettivo, raggiungere una determinata presa colorata o la vetta, e riuscirci sono fonte di gratificazione, fondamentale per aumentare l&#8217;autostima e la fiducia in sé</strong>. Tutto ciò permette di mettersi più in gioco, osare, sfidare, sfidarsi, in un contesto che è comunque di gioco e divertimento, ma che ha delle forte implicazioni psichiche.<br />
La cosa affascinante dell&#8217;arrampicata è che per ognuno agisce secondo le proprie necessità e la propria indole, quindi anche i risultati sono diversi e molteplici. Per qualcuno sarà superare la paura del vuoto, per altri aumentare la soglia di attenzione, per altri ancora migliora aspetti motori. Quello che posso affermare è che <strong>in ogni bambino con cui ho avuto a che fare ho notato dei forti miglioramenti, sia a breve che a lungo termine</strong>.</p>
<h3>Che riscontri hai avuto dai genitori?</h3>
<p>Bellissimi. Ho sempre incontrato genitori entusiasti all&#8217;idea che i propri figli scalassero vette e raggiungessero altezze che a loro stessi davano vertigine. Genitori disponibili, che hanno creduto fortemente nel mio progetto e mi hanno dato completa fiducia. Questo mi è stato di forte sostegno e<strong> sapere che i genitori credevano con me in questa attività mi ha dato una spinta in più per continuare</strong>, per credere in un progetto sviluppatosi da un&#8217;idea che a suo tempo mi sembrava un mero sogno e che invece sta prendendo sempre più vita.</p>
<p><a href="http://psicomamme.it/arrampicate-speciali-al-palabraccini-con-anna-herd-smith/palestra-roccia-palabraccini/" rel="attachment wp-att-11501"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-11501 size-full" src="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/10/palestra-roccia-palabraccini-e1477480468777.jpg" alt="Palabraccini, parete" width="1536" height="2560" srcset="https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/10/palestra-roccia-palabraccini-e1477480468777.jpg 1536w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/10/palestra-roccia-palabraccini-e1477480468777-180x300.jpg 180w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/10/palestra-roccia-palabraccini-e1477480468777-768x1280.jpg 768w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2016/10/palestra-roccia-palabraccini-e1477480468777-614x1024.jpg 614w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></a></p>
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		<item>
		<title>Ernest Egg, l&#8217;avventura in stop motion di cui puoi essere protagonista</title>
		<link>https://psicomamme.it/ernest-egg-stop-motion/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2015 13:11:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo il piacere di fare una chiacchierata con Paul e Stefano, i coraggiosi esploratori dello stop motion che hanno scelto il crowdfunding per finanziare il loro film e rischiano di essere i prossimi geniacci dell&#8217;animazione. Che film sarà Ernest Egg? Non si può rivelare troppo ma è certo che c&#8217;è Ernest, c&#8217;è Captain Bach, ci... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/ernest-egg-stop-motion/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo il piacere di fare una chiacchierata con <strong>Paul</strong> e <strong>Stefano</strong>, i coraggiosi esploratori dello stop motion che hanno scelto il crowdfunding per finanziare il loro film e rischiano di essere i prossimi geniacci dell&#8217;animazione. <strong>Che film sarà Ernest Egg</strong>? Non si può rivelare troppo ma è certo che c&#8217;è Ernest, c&#8217;è Captain Bach, ci sono i lisciarriccia e c&#8217;è un imponente quanto simpatico gigante Sileno.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/infografica-Gigante-Sireno.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-10025 aligncenter" src="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/infografica-Gigante-Sireno.jpg" alt="infografica Gigante Sireno" width="678" height="960" srcset="https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/infografica-Gigante-Sireno.jpg 678w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/infografica-Gigante-Sireno-212x300.jpg 212w" sizes="auto, (max-width: 678px) 100vw, 678px" /></a></p>
<p><strong>1) Come vi è venuta l&#8217;idea di raccontare la storia di un esploratore? Si sente la mancanza di avventura, di figure romantiche e di senso della scoperta? Sir Ernest Egg che tipo è, un Charles Darwin atletico che ama le leggende?</strong></p>
<p><strong>Paul:</strong> Avevamo voglia di narrare le gesta di un avventuriero classico, inserendolo però in situazioni surreali, mischiando alcuni temi cari alla narrazione ottecentesca con il gusto delle “comiche” alla buster keaton, filtrato attraverso una certa sensibilità che si riscontra in alcuni autori cinematografici odierni che amiamo particolarmente.<br />
Ernest è una persona che vive sognando (come i suoi autori) ma non sapremo mai se le sue avventure sono “vere” o condite da qualche iperbole da narratore di bassa lega.</p>
<p><strong>2) Avete scelto lo stop motion perché è il mezzo migliore per meravigliare i bambini e i grandi, perché è una tecnica &#8220;artigianale&#8221; ma di grande impatto sul pubblico o perché volete valorizzare la vostra infinita pazienza? </strong></p>
<p><strong>Stefano:</strong> L’abbiamo scelta perché volevamo rendere reale e fisico il mondo di <strong><a href="http://www.ernestegg.it" target="_blank" rel="noopener">Ernest Egg</a></strong>. Quale tecnica, se non una che prevede l’effettiva realizzazione di personaggi e ambienti, permette di creare e rendere tangibile un mondo?<br />
Siamo partiti da immagini realizzate scattando foto a modelli e post prodotte in digitale. Da lì alla stop motion il passo è stato breve. Molto breve <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f600.png" alt="😀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><strong>3) Captain A.Bach è bellissimo!!! Come sono realizzati i personaggi? Sono in resina? Come avete fatto i capelli? Insomma come siete giunti al mix di colori, materiali, espressioni, oggetti vintage e fantastico che caratterizza il vostro progetto?</strong></p>
<p><a href="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/Capitano-A.Bach_.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-10024 aligncenter" src="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/Capitano-A.Bach_.jpg" alt="Capitano A.Bach" width="526" height="788" srcset="https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/Capitano-A.Bach_.jpg 526w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/Capitano-A.Bach_-200x300.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a></p>
<p><strong>Stefano:</strong> I personaggi sono realizzati con Super Sculpey, stoffe, lane, legno, metallo, pelle, pelliccia e un’infinità di altri materiali. Quello che ci interessa é la resa.<br />
Utilizziamo materiali di differente natura in modo che rispondano diversamente alla luce e diano un’impronta credibile e forte al progetto. Capirete meglio di cosa si tratta quando vedrete realizzati i modelli per l’animazione. Cerchiamo uno stile che sia indissolubilmente legato alla materia, al senso del tatto. Vogliamo dare massima resa ed espressione a queste qualità.</p>
<p><strong>4) Quanta letteratura c&#8217;è nel vostro film? Chi sono i vostri ispiratori? Come vi siete conosciuti e come è nata l&#8217;idea di Ernest Egg?</strong></p>
<p><strong>Paul: </strong>I modelli letterari a cui ci siamo ispirati sono ben chiari, Verne e London in primis, ma direi tutta la letteratura ottocentesca avventurosa, che in assenza di media quali cinema, tv e internet sapeva donare alle persone dei sogni grandiosi. Poi di riferimenti autoriali  ce ne sono a decine, spesso anche non strettamente ricollegabili al progetto, penso ad alcuni rapper che amo ascoltare.</p>
<p>Come ci siamo conosciuti? Tutta colpa della mia passione per il fumetto, e per la scrittura! Un amico in comune ci ha messo in contatto e ci siamo trovati subito in sintonia, l’intesa artistica è davvero sorprendente dato che ogni idea che mettiamo in circolo diventa linfa vitale per il progetto di Ernest, che lo ribadiamo, cerca di essere cross mediale, puntando alla creazione di un universo vero e proprio legato al nostro baldo eroe che possa diventare utilizzabile su ogni singolo canale mediatico. Comunque, per ora, ci stiamo concentrando sullo stop motion, ma vi assicuriamo che ne vedrete delle belle!</p>
<p><strong>5) Quanto vi serve per realizzare le fasi del vostro film e quali sono le prossime tappe del &#8220;piano di battaglia&#8221;?</strong></p>
<p><strong>Stefano:</strong> Ehehehee domanda complessa! Ne approfitto per riportarvi la “mappa” che abbiamo creato sulla <strong><a href="https://www.indiegogo.com/projects/ernest-egg" target="_blank" rel="noopener">pagina della campagna crowdfunding di Indiegogo</a></strong> per rendere chiari i vari step con l’elenco delle varie tappe:</p>
<p><a href="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/Isola-Delicia-mappa.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-10023" src="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/Isola-Delicia-mappa.jpg" alt="Isola Delicia mappa" width="838" height="768" srcset="https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/Isola-Delicia-mappa.jpg 838w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2015/01/Isola-Delicia-mappa-300x275.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 838px) 100vw, 838px" /></a></p>
<p><strong>€ 6.000,00 (TRAGUARDO RAGGIUNTO)</strong> &#8211; Al suo interno sono compresi: il libro illustrato che narra la prima avventura del nostro eroe, cartoline, spillette, portachiavi in pelle, il poster della mappa dell’Isola Delicia, la statua in resina dipinta a mano del LisciArriccia, gli accessi al set durante le riprese e l’acquisto dello scheletro animabile per il nostro amato Ernest Egg.</p>
<ul>
<li>€ 10.000,00 (prossimo traguardo) &#8211; Il poster speciale di Ernest Egg, il modello definitivo del personaggio di Ernset Egg completo di accessori e vestiti.</li>
<li>€ 15.000,00:  una versione più grande del libro illustrato e il primo set scenografico per il cortometraggio in stop motion.</li>
<li>€ 20.000,00: il gioco da tavolo di Ernest Egg  e una prima parte di riprese di Ernest Egg con la voce doppiata.</li>
<li>€ 25.000,00: il gioco da tavolo sviluppato con ulteriori dettagli, i primi 10 secondi di girato di Ernest Egg sul set e la possibilità di acquistare i materiali di realizzazione per gli altri personaggi.</li>
<li>€ 30.000,00: il pubblico può entrare a far parte della crew di Ernest Egg:  il nome comparirà nei credit del cortometraggio e si potrà ricevere un’anteprima di una parte del trailer (circa un minuto) della storia di Ernest Egg.</li>
<li>€ 40.000,00 e più: ricevere l’intero trailer della storia di Ernest Egg e la possibilità di animare gli altri personaggi e completare la scenografia</li>
</ul>
<p><strong>Paul:</strong> tecnicamente abbiamo scelto di complicarci la vita, utilizzando la forma più costosa di cinema per realizzare Ernest, per cui direi tutto quello che riusciamo a raccogliere moltiplicato per due.  Per le tappe, gli aggiornamenti e le  indiscrezioni, non vi resta che seguire il sito <strong><a href="http://www.ernestegg.it" target="_blank" rel="noopener">ernestegg.it</a> </strong>e la pagina <strong><a href="https://www.facebook.com/ErnestEgg" target="_blank" rel="noopener">facebook</a></strong> ricordando che tutto quello che accade è #tipicodiernest.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Intervistiamo Rosaria Battiloro, illustratrice e cittadina del mondo</title>
		<link>https://psicomamme.it/intervistiamo-rosaria-battiloro-illustratrice-e-cittadina-del-mondo/</link>
					<comments>https://psicomamme.it/intervistiamo-rosaria-battiloro-illustratrice-e-cittadina-del-mondo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Apr 2014 10:44:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://psicomamme.it/?p=8360</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi siamo davvero felici di presentarvi un&#8217;illustratrice nostrana che lavora per editori e autori di tutto il mondo. Amante di Edgard Allan Poe, sperimentatrice entusiasta, Rosaria Battiloro ha avuto la santa pazienza di rispondere ad un sacco di domande e la gentilezza di inviarci una sua bellissima interpretazione della maternità. Ciao Rosaria!! Abbiamo visto che sei alle prese con una ricerca sulla colorazione digitale che non archivi gli effetti classici dell’illustrazione. Come sono andati i tuoi esperimenti e quanto conta la sperimentazione nel tuo lavoro? Ciao a tutti! Bè,... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/intervistiamo-rosaria-battiloro-illustratrice-e-cittadina-del-mondo/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
<p>L'articolo che hai appena letto <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it/intervistiamo-rosaria-battiloro-illustratrice-e-cittadina-del-mondo/">Intervistiamo Rosaria Battiloro, illustratrice e cittadina del mondo</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it">Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi siamo davvero felici di presentarvi un&#8217;<strong>illustratrice</strong> nostrana che lavora per editori e autori di tutto il mondo. Amante di Edgard Allan Poe, sperimentatrice entusiasta, <strong><a title="Il sito personale dell&#039;illustratrice Rosaria Battiloro" href="http://rosariabattiloro.blogspot.it/" target="_blank" rel="noopener">Rosaria Battiloro</a></strong> ha avuto la santa pazienza di rispondere ad un sacco di domande e la gentilezza di inviarci una sua <strong>bellissima interpretazione della maternità</strong>.</p>
<p><strong>Ciao Rosaria!! Abbiamo visto che sei alle prese con una ricerca sulla colorazione digitale che non archivi gli effetti<br />
classici dell’illustrazione. Come sono andati i tuoi esperimenti e quanto conta la sperimentazione nel tuo lavoro?</strong></p>
<p>Ciao a tutti! Bè, c&#8217;è da dire che la sperimentazione nel mio lavoro conta moltissimo, almeno per quanto riguarda il mio approccio all&#8217;illustrazione. Mi ritengo una persona naturalmente curiosa, quindi mi capita spesso di avvertire il bisogno di esplorare nuove tecniche, nuovi stili, <strong>cercare sempre qualcosa di nuovo, fosse anche semplicemente una nuova combinazione cromatica</strong>! Col digitale procedo a piccoli passi cercando di scoprire come renderlo &#8220;adatto&#8221; alla mia stilizzazione ed al mio modo di percepire le immagini. Mi piacerebbe raggiungere una bella sintesi, pulita e diretta, fra tratto manuale e colorazione digitale!</p>
<p><strong>Ci emoziona sapere che illustratrici e illustratori italiani lavorano per editori di tutto il mondo. Le tue tavole sono nelle camerette dei </strong><strong>bambini islandesi. Che effetto ti fa? Hai tarato il tuo stile e i tuoi “simboli” sull’immaginario nordico o i bambini apprezzano l’&#8221;esotismo&#8221; mediterraneo?</strong></p>
<p>Mi piace moltissimo lavorare con editori che provengono da tutto il mondo! <strong>E&#8217; sempre un&#8217;occasione per imparare qualcosa di nuovo da culture spesso diversissime dalla nostra. E&#8217; un pò come viaggiare!</strong> I libri che ho realizzato per la Odinsauga in Islanda sono a tema folkloristico, riprendono in una scrittura più &#8220;moderna&#8221; quelle che sono delle fiabe classiche, con cui sono cresciuti tanti bambini islandesi, è un lavoro molto interessante. Con l&#8217;editore ci siamo accordati per uno stile che fosse classico ed insieme semplice, diretto, con dei richiami ai colori ed ai paesaggi islandesi.</p>
<p><strong>Cosa preferisci illustrare? Storie per bambini piccoli, più grandi o per adulti?<br />
</strong><strong>Preferisci le storie classiche o le moderne? Ami di più rappresentare gli esseri umani o gli animali? Hai mai fatto un lavoro sui mostri? </strong><strong>Perchè credi che i bambini li amino tanto?</strong></p>
<p>Di solito non dipende tanto dal target di età, quanto dalle storie stesse. Mi piace creare e disegnare in generale, e credo ci siano grandi potenzialità in storie per bambini come in quelle per adulti. Sono molto legata a tante storie classiche, non solo a fiabe e favole, ma anche ai racconti mitologici ed a quelli storici. <strong>C&#8217;è un tale patrimonio di storie al mondo che aspettano di venire illustrate, raccontate, reinterpretate e riportate a nuova vita, che il solo pensiero mi rende felice</strong>!</p>
<p>Mi diverte molto rappresentare gli animali, soprattutto quando posso dar loro qualche tratto &#8220;umano&#8221; o esaltare le loro caratteristiche più buffe, e per quanto riguarda i mostri, non mi è ancora capitata l&#8217;occasione di lavorare su qualche storia davvero &#8220;paurosa&#8221;, ma ne sarei entusiasta! Da piccola adoravo le storie del terrore (bè, le amo ancora oggi, mi sono casualmente ritrovata nel mondo di Poe all&#8217;età di 11 anni e da allora non ne sono più uscita!), e credo che <strong>il motivo per cui i bambini amino tanto i mostri e tutto ciò che è &#8220;pauroso&#8221; sia che in un certo qual modo questo tipo di racconti riesce ad appagare quel naturale bisogno di &#8220;meraviglia&#8221; che culliamo dentro di noi sin da quando siamo piaccoli, ed allo stesso tempo può ad esorcizzare certi terrori tipici dell&#8217;età infantile</strong>: un mostro che viene fuori dall&#8217;angolo buio della stanza, se disegnato e trasportato sulle pagine di un libro non fa più spavento, ma entra a far parte di un mondo immaginario!</p>
<p><strong>Che storia vorresti illustrare?</strong></p>
<p>Ne ho davvero tantissime che mi piacerebbe realizzare! Progetti personali e non. Adorerei lavorare ad un testo di Shakespeare, o ad un adattamento de &#8220;Il Lago dei Cigni&#8221; o di un&#8217;altra opera teatrale/lirica, genere che amo moltissimo! O ancora adorerei lavorare ad una edizione di qualcuno dei miei libri classici preferiti, in particolar modo qualcosa delle sorelle Bronte sarebbe fantastico!</p>
<p><a href="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2014/04/maternita-illiustrazione-rosaria-battiloro.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8362 aligncenter" src="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2014/04/maternita-illiustrazione-rosaria-battiloro.jpg" alt="Maternità di Rosaria Battiloro illustratrice" width="386" height="474" srcset="https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2014/04/maternita-illiustrazione-rosaria-battiloro.jpg 386w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2014/04/maternita-illiustrazione-rosaria-battiloro-244x300.jpg 244w" sizes="auto, (max-width: 386px) 100vw, 386px" /></a></p>
<p><strong>Tu abiti a Napoli. Sei nata sotto il Vesuvio o provieni da altre italiche lande? Come si lavora a Napoli in ambito creativo? Sei contenta per l’exploit dell’Arte della felicità? Secondo te porterà i committenti dell’animazione e della narrativa per ragazzi a considerare più favorevolmente la città, già comunque ben posizionata come capitale della creatività?</strong></p>
<p>Vivo a Napoli e sono napoletana di nascita, ma come appunto dicevo prima oggi, <strong>con questo lavoro come con molti altri, ormai è più facile sentirsi cittadini del mondo più che di un&#8217;unica città!</strong> Napoli è una splendida città, difficile sotto molti aspetti, estremamente contraddittoria, ma proprio per questo profondamente viva e stimolante, e credo che soprattutto abbia una quantità di giovani talenti pronti ad esprimersi al meglio in tanti e differenti campi artistici!</p>
<p><strong>Il grande successo de l&#8217;Arte della Felicità ne è l&#8217;ulteriore dimostrazione e la mia più vivida speranza è che se ne accorgano presto anche gli &#8220;addetti ai lavori&#8221;</strong>, e che venga dato modo ai giovani creativi partenopei di farsi spazio in un ambito lavorativo che non è sempre di semplice accesso.</p>
<p>Come si lavora per gli e­book? Come ti trovi? Anche lì il tuo lavoro arriva lontano, in Australia ad esempio per lo scrittore Ander Louis (A fanny thing). Che effetto fa avere contatti con scrittori di tutto il mondo?</p>
<p>Il mercato degli e­book è senza dubbio uno di quelli in espansione ultimamente, e <strong>mi piace che, nella versione &#8220;tecnlogica&#8221; ed aggiornata del libro possa comunque rimanere qualcosa di &#8220;tradizionale&#8221; come una copertina realizzata in acquerello o in acrilico</strong>. Mi piace molto lavorare alle copertine perchè devono servire da sintesi, invito alla lettura, ed allo stesso tempo cercare di non svelare troppo di ciò che si sta per leggere, ma soprattutto, da avida lettrice quale sono, mi piace leggere i racconti che poi le ispireranno!</p>
<p><strong>Lavorare con autori che vengono da tutto il mondo è bellissimo, c&#8217;è molto da imparare anche dal modo con cui ogni scrittore si pone diversamente nei confronti dell&#8217;illustratore</strong>: alcuni si affidano completamente all&#8217;interpretazione per la copertina del loro racconto, altri preferiscono dare tante direttive e dettagli.</p>
<p><strong>Cosa rappresentano gli uccellini nella tua iconografia? Abbiamo visto pettirossi, passeri, gufi, merli, corvi, ali da pipistrello. Parlaci di questi simboli della tua arte.</strong></p>
<p>Credo la mia predilizione per rappresentare uccellini sia meramente una scelta estetica! Trovo i gufetti molto buffi e teneri contrariamente alla comune credenza che siano animali legati alla sfortuna, e mi diverte tanto disegnarli calcando su alcune loro peculiarità come gli occhioni e la forma tondeggiante e paffuta!</p>
<p><strong>Come è stato rappresentare in fumetto Houdini, Tesla, Wells, Conan Doyle e Bat Masterson nel libro Strange Detective Mysteries. Ti piace il noir? Che difficoltà e che soddisfazioni ti ha dato questo lavoro?</strong></p>
<p>L&#8217;esperienza del fumetto è stata sicuramente molto dura quanto molto soddisfacente.</p>
<p>I tempi lavorativi di un graphic novel spesso sono molto più serrati di quelli per l&#8217;illustrazione, e tenere il passo è stata a volte una vera impresa, ma disegnare alcuni dei miei personaggi storici preferiti è stato divertentissimo! Ho sintetizzato i loro tratti partendo dalle fotografie originali dell&#8217;epoca, ed ho avuto modo di scoprire di più sulle loro storie. Soprattutto<strong> il fatto che il fumetto ruotasse intorno ad un mistero legato alla morte di Edgar Allan Poe, che è uno dei miei scrittori preferiti sin da quando ero ragazzina, è servito da grande stimolo</strong>! Mi piace molto il noir, e faccio incetta di film del genere quando posso.</p>
<p><strong>Strange Detective Mysteries</strong> è ancora in cerca di editore in America, <strong>speriamo di vederlo presto pubblicato</strong>!</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi autori gialli preferiti? Hai letto Nel nome dello zio? Ci voleva un giallista napoletano <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong></p>
<p>Mi piaccoino moltissimo i gialli classici! <strong>Sono un tipo da Conan Doyle e Agatha Christie</strong> sostanzialmente. Mi piacciono i racconti gialli dove come ausilio alla risoluzione del caso non ci sono computer e altri mezzi supertecnologici, ma solo spirito di osservazione e geniali capacità deduttive! Non ho letto Nel nome dello zio, ma spero di rimediare appena avrò un pò di tempo. Credo che gli autori napoletani siano sicuramente fra i più indicati a scrivere gialli e romanzi del mistero: Napoli è una città che ha anche degli aspetti molto oscuri ed esoterici ed in cui il legame col mistero e con l&#8217;occulto è molto vivo e presente. Se fossi uno scrittore mi piacerebbe non poco esplorarne questo aspetto!</p>
<p><strong>Cosa ti affascina particolarmente della favola di Mignolina? Hai scritto sul tuo blog che è una delle tue preferite. Quali storie dimenticate meriterebbero di essere riscoperte e ridisegnate?</strong></p>
<p><strong>Mi piacciono moltissimo le storie di formazione, e credo che Mignolina ne sia un esempio insieme molto originale e perfettamente classico</strong>: bambina che deve affrontare delle difficoltà, riesce a vivere la propria diversità, ed alla fine trova il proprio posto nel suo &#8220;piccolo&#8221; mondo. Come ho già detto esiste un enorme patrimonio di storie che meriterebbero di essere riscoperte. Mi piacciono molto le storie &#8220;nordiche&#8221; e lo stile narrativo degli scrittori del nord Europa. Ci sono delle fiabe di Strindberg molto belle per quanto cupe, forse non adatte direttamente ad un pubblico di bambini, o storie folkloristiche irlandsi e russe. Ancora i racconti meno noti di Andersen&#8230; Insomma, c&#8217;è davvero l&#8217;imbarazzo della scelta!</p>
<p><strong>Hai mai illustrato un libro di viaggi? Al tempo di Google Earth, quanta magia può suggerire l’illustrazione? La voglia di partire o di studiare viene leggendo il dato esatto o lasciandosi suggestionare dalla meraviglia dei posti?</strong></p>
<p>Non mi è mai capitato di illustrare un libro di viaggi, ma credo sarebbe un&#8217;esperienza molto interessante. Mi vengono in mente i tacquini di <strong>artisti e scrittori, viaggiatori dell&#8217;ottocento</strong>, molti dei quali si sono soffermati in Italia ed in particolare a Napoli, e che <strong>avevano l&#8217;uso di fermare, con piccoli e rapidi schizzi in acquerello, le impressioni e le immagini dei nuovi posti che visitavano</strong>!</p>
<p>Google Earth sarà sicuramente utilissimo, ma la magia ed il potere evocativo delle immagini illustrate è insostituibile.</p>
<p><strong>Cosa pensi del 3d? Lo hai mai sperimentato? Ti interessa o pensi che non aggiunga poi tanto ad una storia o alla descrizione di un luogo?</strong></p>
<p>Non ho mai avuto modo di sperimantare il 3d, anche se mi incuriosisce ed affascina soprattutto da un punto di vista &#8220;tecnico&#8221;&#8230; Mi considero un pò &#8220;vecchia scuola&#8221; e <strong>ammetto di non essere una grande fan del 3d applicato al cinema</strong>, mi sembra lo si stia abusando ed utilizzando spesso quando davvero non è così necessario, ma nell&#8217;ambito dell&#8217;animazione credo possa portare a sviluppi molto interessanti!</p>
<p><strong>A che progetti stai lavorando? Siamo curiose  <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong></p>
<p>Sono lavori che stai realizzando a mano, in digitale o con l’utilizzo di diverse tecniche tradizionali e moderne? Le tua tavole dove voleranno?</p>
<p>Sto attualmente lavorando ad un <strong>nuovo libro per un editore Americano</strong>! Si tratta di una fiaba classica, tutto realizzato in acrilico, diretto sempre ad un pubblico di bambini molto piccoli&#8230; E per ora non posso aggiungere altro! Finito questo lavoro passerò a dedicarmi ad un <strong>nuovo progetto per il mercato islandese, e questa volta si tratterà di mitologia</strong>, un argomento affascinantissimo e ricchissimo di aspetti interessanti! Non vedo l&#8217;ora!</p>
<p>Anche noi non vediamo l&#8217;ora!! Sarà la volta di Thor? Lo scopriremo presto su http://rosariabattiloro.blogspot.it/ <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cos&#8217;è la psicologia dell&#8217;abbigliamento? Intervista a Flavia Cavalero, psicoterapeuta</title>
		<link>https://psicomamme.it/cose-la-psicologia-dellabbigliamento-intervista-flavia-cavalero-psicoterapeuta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2014 07:45:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La psicologia dell&#8217;abbigliamento è una materia ormai abbastanza &#8220;antica&#8221; ma relativamente poco studiata. Flavia Cavalero, psicologa psicoterapeuta e Psicomamma 🙂 ci introduce nella comprensione dei messaggi e dei significati che i vestiti che indossiamo veicolano, che ne siamo consapevoli o meno. E&#8217; quindi importante prendere coscienza dei simboli e dei mondi evocati da un capo... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/cose-la-psicologia-dellabbigliamento-intervista-flavia-cavalero-psicoterapeuta/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>psicologia dell&#8217;abbigliamento</strong> è una materia ormai abbastanza &#8220;antica&#8221; ma relativamente poco studiata. Flavia Cavalero, psicologa psicoterapeuta e Psicomamma <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ci introduce nella comprensione dei <strong>messaggi</strong> e dei <strong>significati</strong> che i vestiti che indossiamo veicolano, che ne siamo consapevoli o meno.</p>
<p>E&#8217; quindi importante prendere coscienza dei <strong>simboli</strong> e dei <strong>mondi</strong> evocati da un capo di abbigliamento, dei codici e dei valori che spesso esso rappresenta. La storia di un vestito, i suoi colori, la lunghezza di una gonna, l&#8217;amido nei colletti ci parlano, sono elementi semioticamente rilevanti e &#8220;vestirsi&#8221; o &#8220;travestirsi&#8221; diventano azioni vissute pienamente se sappiamo destreggiarci con queste categorie senza farci travolgere.</p>
<p>I vestiti hanno una funzione comunicativa e anche &#8220;magica&#8221;. Sono a volte talismani portafortuna, a volte nascondigli. Sono quello che siamo noi solo se scegliamo liberamente e non ci facciamo fagocitare inconsapevolmente dal dovere di mostrare appartenenza ad un gruppo sociale o dal messaggio che i nostri vestiti trasmettono alle altre persone.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="//www.youtube.com/embed/zatlKyEFy9E" width="640" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
Secondo John Carl Flügel, i <strong>vestiti</strong> sono un&#8217;<strong>estensione del nostro io corporeo</strong>. Con la scelta di come abbigliarci facciamo i contri con il nostro bisogno di omologarci e il nostro desiderio di distinguerci. Mimetismo e ostentazione ci strattonano in direzioni diverse.</p>
<p>Come gli uomini primitivi, ci vestiamo per affermare aspetti e tensioni della nostra personalità. Oggi però intervengono altri fattori come:</p>
<ul>
<li>la comunicazione di massa</li>
<li>&#8220;la moda&#8221; e la sua industria</li>
<li>l&#8217;oggettivazione che sposta sempre più l&#8217;attenzione dalla persona al vestito</li>
</ul>
<p>Come tutte queste riflessioni si itersecano con la nostra scelta di un vestito o di un altro? Sulla preferenza di un colore?<br />
Lo vedremo con Flavia, molto presto <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Leggi anche:</p>
<ul>
<li class="first-item"><strong><a href="http://psicomamme.it/lo-shopping-compulsivo-lo-sballo-che-puo-costare-caro/?preview=true&amp;preview_id=10687&amp;preview_nonce=eedc2e943a" target="_blank">Lo shopping compulsivo</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://psicomamme.it/psicologia-dellabbigliamento-il-cambio-dellarmadio/" target="_blank">Il cambio dell’armadio</a> </strong></li>
<li class="last-item"><strong><a href="http://psicomamme.it/coprire-per-proteggere-per-nascondere-mimesi-invisibilita/" target="_blank">Il senso degli esseri umani per il vestito</a> </strong></li>
</ul>
<p>L'articolo che hai appena letto <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it/cose-la-psicologia-dellabbigliamento-intervista-flavia-cavalero-psicoterapeuta/">Cos&#8217;è la psicologia dell&#8217;abbigliamento? Intervista a Flavia Cavalero, psicoterapeuta</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it">Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cos&#8217;è lo psicodramma?</title>
		<link>https://psicomamme.it/cose-lo-psicodramma-latella/</link>
					<comments>https://psicomamme.it/cose-lo-psicodramma-latella/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Cavalero]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 09:50:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos&#8217;è lo psicodramma? Si parla spesso di psicodramma un po&#8217; a sproposito, come di qualcosa di simile ad un incubo o ad un&#8217;esperienza particolarmente stressante. Cosa davvero poi sia, non ci è così chiaro. Abbiamo intervistato Francesca Latella, psicodrammatista, per porle qualche domanda chiarificatrice e per indagare questo metodo, cugino del teatro. Lo psicodramma è... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/cose-lo-psicodramma-latella/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cos&#8217;è lo psicodramma? Si parla spesso di <strong>psicodramma</strong> un po&#8217; a sproposito, come di qualcosa di simile ad un incubo o ad un&#8217;esperienza particolarmente stressante. Cosa davvero poi sia, non ci è così chiaro.<br />
Abbiamo intervistato <strong>Francesca Latella</strong>, psicodrammatista, per porle qualche domanda chiarificatrice e per indagare questo metodo, cugino del teatro.</p>
<p>Lo psicodramma è infatti una tecnica che si avvicina molto alle <a title="Scene teatrali, improvvisazione" href="http://psicomamme.it/sabrina-olivieri-psicologa-psicoterapeuta-improvvisazione-teatrale/" target="_blank" rel="noopener">scene teatrali </a>(psyco-drama significa teatro della mente). Si tratta di uno strumento strutturata da Moreno e poi resa &#8220;analitica&#8221; da Jung. <strong>Scene cruciali del passato dei partecipanti vengono rivissute e attualizzate</strong>. C&#8217;è un protagonista e ci sono dei &#8220;comprimari&#8221; che rendono possibile questa sorta di macchina del tempo.<br />
Il protagonista può assumere anche il ruolo degli attori secondari, avendo così l&#8217;opportunità di cambiare punto di vista e di raggiungere una visione più ampia dell&#8217;accaduto.<br />
<iframe loading="lazy" src="//www.youtube.com/embed/JmB_dh9BZW0" width="640" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
Il <strong>conduttore</strong> (psicoterapeuta) decide, a seconda del trasporto emotivo dei pazienti e in base a giochi sociometrici,  chi debba mettere in scena la propria emozione. Egli farà in modo che la persona scelga altri soggetti a cui verranno dati dei ruoli e si recita insieme, entrando nei panni dei vari personaggi.</p>
<p><strong>Il protagonista dà le battute</strong>, in modo da rivivere le emozioni vissute in passato. I <strong>neuroni specchio</strong> sono la chiave di questa magia. I neuroni rivivono esattamente l&#8217;esperienza e <strong>il soggetto può ristrutturare le emozioni</strong>, sentendo restituito il punto di vista differente e riuscendo così ad ampliare la propria visione del ricordo.</p>
<p>E&#8217; un&#8217;<strong>esperienza molto emozionante</strong> e i gruppi terapeutici vanno ben selezionati per poter sortire un effetto benefico. Bisogna che <strong>i partecipati entrino bene in sintonia uno con l&#8217;altro</strong>. Occorre inoltre <strong>evitare</strong> che possano emergere <strong>fratture o traumi</strong> derivanti dalli diversi caratteri o dalle diverse esperienze di ciascuno.<br />
<iframe loading="lazy" src="//www.youtube.com/embed/nwSpA6Iaezc" width="640" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
Lo psicodramma mette a nudo l&#8217;emozione che si vive attraverso il corpo, non solo come esperienza mentale. E&#8217; una tecnica da sperimentare per capire davvero le sinergie che i componenti del gruppo possono far emergere. Ogni gruppo porta a sviluppare scene e tematiche differenti. <strong>L&#8217;inconscio gruppale si manifesta nello psicodramma</strong> che è capace di far emergere anche le nostre ombre, permettendoci di analizzarle davvero.</p>
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<p>Articolo di Flavia Cavalero</p>
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		<title>Ocram: emozioni in rap</title>
		<link>https://psicomamme.it/ocram-emozioni-rap/</link>
					<comments>https://psicomamme.it/ocram-emozioni-rap/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2014 09:46:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dare voce alle emozioni non è facile. Uno dei modi più diretti è usare la musica che spesso ascoltiamo, pensando che interpreti bene i nostri stati mentali. I ragazzi vanno oltre, scrivono testi di canzoni e le mettono in musica utilizzando la cruda immediatezza e la metrica del rap. Così ha fatto Ocram di cui... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/ocram-emozioni-rap/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dare <strong>voce alle <a title="Riconoscere e verbalizzare le emozioni" href="http://psicomamme.it/il-gioco-delle-emozioni-magnetico/" target="_blank">emozioni</a></strong> non è facile. Uno dei modi più diretti è usare la musica che spesso ascoltiamo, pensando che interpreti bene i nostri stati mentali. <strong>I ragazzi vanno oltre, scrivono testi di canzoni</strong> e le mettono in musica utilizzando la cruda immediatezza e la metrica del <strong>rap</strong>. Così ha fatto <strong>Ocram</strong> di cui oggi scriviamo e a cui auguriamo di continuare su questa strada <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Ocram è un ragazzo di 18 anni che frequenta l’ultimo anno di liceo scientifico a Roma, una vita come quella di tanti ragazzi: casa, studio, musica, uscite con gli amici.<br />
Un bel giorno decide di incidere un disco. Fa tutto da solo <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br />
Scrive i suoi testi e per la musica si aggiusta con quanto è possibile trovare su Internet, gratuitamente e senza problemi di SIAE. Ha inventato il suo pseudonimo <strong>OCRAM</strong> (che è poi il suo nome visto allo specchio) e la grafica.</p>
<p><a href="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2014/02/ocram.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-7863" alt="Ocram giovane rapper" src="http://psicomamme.it/wp-content/uploads/2014/02/ocram.jpg" width="674" height="960" srcset="https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2014/02/ocram.jpg 674w, https://psicomamme.it/wp-content/uploads/2014/02/ocram-211x300.jpg 211w" sizes="auto, (max-width: 674px) 100vw, 674px" /></a></p>
<p>Marco Dei Giudici ha cominciato a frequentare corsi di canto quando aveva nove anni, ha iniziato in un coro e ci è rimasto fino ai 14 anni.</p>
<p><strong>Ma come si inizia a scrivere canzoni?</strong><br />
Ho iniziato in terza liceo a scrivere i primi pezzi e a registrarli.</p>
<p><strong>Da dove è arrivata l’ispirazione, cosa ti ha fatto scegliere di scrivere e incidere?</strong><br />
Non lo so di preciso, ma penso sia stato il modo di reagire ad alcune delusioni.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è il rap per te?</strong><br />
Il Rap è armonia, anche se fatto di suoni bassi e martellanti. E&#8217; quiete, è l’unico genere che, per ora, riesce sia a rattristarmi che a darmi forza; ma questa è un’immagine irrisoria rispetto a quello che mi fa provare.</p>
<p>Ecco qui un suo pezzo,</p>
<p><iframe loading="lazy" src="//www.youtube.com/embed/aE3tJKHg3dg" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Ecco un estratto dal testo di &#8220;Un tipo complicato&#8221;</p>
<p>Ma qualcosa di bello mi ha reso più contento /In un unico momento sono uscito dal mio tempo/Ritrovandomi in una pace che non immaginavo/Cosi sono andato dove prima non volavo/ Nuvole di ispirazione dove non c&#8217;era cattiva intenzione/Era il panorama che stava sotto quel sole/ Stelle che prima mancavano di illuminazione/Ora ho aperto gli occhi e tutto ha una diversa colorazione/Ma presto finisce e un altra botta mi ferisce/Ritorno dov&#8217;ero e il sapore diventa triste/ Ho sognato un mondo che purtroppo non esiste/Ora Devo dire addio a tutte le mie conquiste/</p>
<p>Un tipo complicato è entrato in un gioco che non mi aspettavo/Con il rap puó liberare quello che non riusciva ad urlare / Un tipo complicato aspettava invano di parlare/ Ora solo il microfono lo fa Comunicare/ Un tipo complicato aspetta una chance da usare/Solo Ora si è deciso di voler Provare a rischiare/ La porta l&#8217;ha aperta deve solo entrare/ Non deve più scappare fatelo gridare/</p>
<p>Da Frankie-Nrg a Rocco Hunt, il rap ha sete di verità sul mondo e su noi stessi.<br />
Può essere una bella terapia di sostegno e di relazione ed è uno dei generi più vitali in tutto il mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Victoria, un capitano di lungo corso da Harvard a Torino</title>
		<link>https://psicomamme.it/victoria-capitano-lungo-corso-harvard-torino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Bottari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2014 07:48:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi incontriamo Victoria, un capitano di lungo corso approdato a Torino dopo molti viaggi e dopo un&#8217;indimenticabile esperienza di studio ad Harvard. Le abbiamo fatto qualche domanda sulla sua giovinezza e sulla sua vita in Italia. Ci sembra un&#8217;intervista importante anche per la forte carica ideale che in lei non si è mai attenuata 🙂... <a class="moretag" href="https://psicomamme.it/victoria-capitano-lungo-corso-harvard-torino/"> Leggi tutto &#187; </a></p>
<p>L'articolo che hai appena letto <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it/victoria-capitano-lungo-corso-harvard-torino/">Victoria, un capitano di lungo corso da Harvard a Torino</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it">Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi incontriamo <strong>Victoria</strong>, un <strong>capitano di lungo corso</strong> approdato a Torino dopo molti viaggi e dopo un&#8217;indimenticabile esperienza di studio ad Harvard.<br />
Le abbiamo fatto qualche domanda sulla sua giovinezza e sulla sua vita in Italia. Ci sembra un&#8217;intervista importante anche per la forte carica ideale che in lei non si è mai attenuata <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><strong>Ci racconti i tuoi ricordi di studentessa di Harvard e di capitano di lungo corso?</strong><br />
Mi ricordo bene la gioia che ho provato mettendo piede nel bellissimo campus di Harvard nel settembre di 1970 per iniziare i miei studi per un dottorato in storia.  Avevo grandi aspettative di ricevere stimoli intellettuali e di poter studiare con professori famosi  e in gran parte le mie attese sono state realizzate.  Ho completato i primi due anni del percorso, ricevendo il Master (MA) da Harvard.  Era emozionante. La quantità di lavoro richiesta era enorme, ma ho imparato molte cose sulla storia europea.  Ed eccomi qui in Europa, ormai da 29 anni.</p>
<p>Per quanto riguarda i miei ricordi di viaggi in barca vela, sono tanti e molto belli.  Per parlare di uno in particolare, (anche se la stessa situazione si è ripetuta tante volte) mio marito ed io stavamo facendo un passaggio a largo della costa e dovevamo fare dei turni di 3 ore al timone.  Erano le 2.45 di mattina ed ero  nel mio letto sotto tetto, al caldo, dormendo tranquillamente.   Mio marito è venuto a svegliarmi con una tazza di tè in mano dicendomi  dolcemente:  “Tesoro, tocca a te, adesso. Devi svegliarti.” Ma io non avevo nessun voglia di svegliarmi, di andare in coperta o di vestirmi per andare a stare al freddo. “Tesoro” ripeteva lui.  Eh bè, devo andare.  Contrariata e ancora mezza addormentata, cercavo di vestirmi più in fretta possibile perché se no c’era il rischio di avere il mal di mare lì in cabina dove si sentiva di più il movimento delle onde. Una volta sul ponte, col timone in mano, stavo scambiando qualche parola con mio marito che rimaneva anche lui con me per un po’, in parte per farmi compagnia in parte per essere sicuro che io fosse veramente abbastanza sveglia. Ad un certo punto mi ha salutata ed è sceso sotto ponte.  Io mi lamentavo dentro di me.  (“Ma chi mi lo fa fare?  Ma perche’ sono qui? Che barba tutto questo,” ecc.) E poi pian piano, mi sono resa conto del magnifico silenzio, a parte il sussurro delle onde e il suono del vento.  Ho alzato i miei occhi e ho visto un cielo stellato, stelle che brillavano intensamente.  La mia mano sentiva il timone che rispondeva all’azione delle onde, alla forza propulsiva del vento nelle vele.  Ho sentito tutto questo e ho provato una grande, serena felicità.</p>
<p><b> Com’era l&#8217;atmosfera negli Stati Uniti quando studiavi?<br />
</b>Io avevo 20 anni nel ’68 e studiavo nel New England.  Mi piacevano i miei studi di storia e letteratura europea ma dovevo anche dedicare un tempo dovuto a “cambiare il mondo.”  Quasi tutti di noi pensavamo che fosse possibile e che fosse il nostro dovere agire su molti fronti. Eravamo sicuri di noi stessi e credevamo che un mondo migliore fosse possibile.  Come tutti sanno, questa idea è sempre stata una parte della mentalità nostra statunitense, ma in quell’epoca era sentita con grande intensità.  Potevamo forzare il governo a ritirarsi dalla guerra in Vietnam.  Potevamo realizzare un’uguaglianza totale per gli Afroamericani, anche nel vecchio Sud.  Dopo d’aver fatto tutto questo, pensavamo di prendere le nostre lauree e lanciarci nel mondo di lavoro dove, senz’altro, potevamo aspettare di intraprendere delle belle carriere, forse come insegnanti o nei servizi sociali.  A 20 anni, non mi è mai venuta in mente l’idea di non poter trovare un lavoro.  Mi dispiace tanto per i giovani Italiani che studiano, si impegnano, fanno tanti sacrifici per arrivare alla laurea e poi passano 4, 6, 8 anni con contratti a termine, senza poter entrare veramente nel mondo di lavoro con un posto di lavoro sicuro.<b style="line-height: 1.5em;"> </b></p>
<p><b>Cosa varrebbe la pena ricordare ai ragazzi di oggi?<br />
</b>Forse i nostri sogni e le nostre aspettative erano grandiose e gonfiate, ma dall’altra parte io sono contenta d’aver vissuto quella stagione d’impegno insieme agli altri, facendo le nostre proteste (sempre pacifiche nel mio caso), sempre alimentate dal nostro idealismo.  Il senso d’appartenenza, il senso di fare parte di un grande movimento, sono cose molto arricchenti per una persona giovane, a mio avviso. E alcune delle nostre iniziative hanno portato dei risultati.  Io spero che la vostra generazione, di fronte  ad un mondo dove va sempre avanti la disuguaglianza e persistono molte situazioni di  ingiustizia, possa trovare delle cause da portare avanti con vigore e fantasia.<b> </b></p>
<p><b> Quali erano le tue autrici e i tuoi autori preferiti?</b><b><br />
</b>Trovavo interessanti i racconti dei ricchi Inglesi intorno a Firenze nel fine ottocento, gente colta e un po’ viziata che viveva in un’Italia in parte immaginaria.  Poi all’Università, nei corsi d’italiano, mi hanno fatto leggere Cesare Pavese, il cui lavoro ho trovato affascinante. Spinta dal senso di dovere, ho letto I Promessi sposi che apprezzavo per i suoi aspetti storici ma non tanto per quelli letterari. Forse non ero all’altezza di farlo <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><b>Come hai deciso di stabilirti in Italia?<br />
</b>Verso la fine del ’84, ho ricevuto una telefonata da un ragazzo che prima lavorava nella piccola azienda che mio marito ed io abbiamo messo in piedi nel ’73.  Mi diceva: “Sai, Victoria, c’è un’azienda Italiana del settore nautico che sta cercando qualcuno che conosce bene il settore nautico negli Stati Uniti, sa qualche cosa di pubblicità’ e copywriting e parla un po’ di Italiano. “Presente!”, ho detto, dentro di me.  Ho fatto due colloqui per telefono e mi hanno offerto un lavoro.  Ho fatto i bagagli e poi l’11 di gennaio del 1985, sono arrivata in una Torino gelida, sommersa nella neve.  Vengo dal nord degli Stati Uniti, ma a quel punto ero reduce di 12 anni a Key Largo, al sud della Florida.  All’inizio, le temperature invernali erano scioccanti, ma mi sono detta: “Che bello avere la possibilità di passare un paio di anni a lavorare nella bella Italia!” E eccomi ancora qui, non più a Torino, dove sono stata per 25 anni, ma sempre in Piemonte in un contesto e dentro una cultura dove mi trovo bene.  Dico “dentro una cultura” perche’ ormai sono abbastanza “acculturata”, ma una parte di me rimane radicata nella mia cultura d’origine, quella protestante, del nord est degli stati Uniti. Trovo interessante e stimolante la mia condizione d’essere per tanti versi “dentro” ma per altri sempre un po’ “fuori”.</p>
<p><b>Cosa ti aveva affascinata?<br />
</b>La bellezza, come prima cosa.  La bellezza delle città, la bellezza dei paesaggi Piemontesi e anche, dopo, quelli della Toscana e dell’Umbria. E poi, la gentilezza, l’apertura e l’ospitalità delle persone. So bene che questo va a contrasto degli stereotipi dei Piemontesi, ma per me è stato così. Qui ci vuole un po’ di tempo per stabilire un rapporto d’amicizia ma una volta stabilità, si tratta di un’amicizia vera. Inoltre, per me, come per innumerevoli altri stranieri, la gioia di avere una piccola trattoria sotto casa dove si mangia e si beve divinamente, questo è un elemento da non svalutare. Brasato al Barolo, risotto ai fughi, la polenta concia….La gola ha la sua parte.</p>
<p><b>Come si vive in Italia e come è cambiata l&#8217;Italia in questi anni, dal tuo punto di vista?<br />
</b>Per certi versi, l’Italia è diventata più “Americana” in un aspetto negativo:  quando sono arrivata nel ’85, c’era un equilibrio sano e giusto fra lavoro e vita privata, vita di famiglia. Ora, come negli States, chi ha un lavoro lavora tutte le ore possibili immaginabili mentre il numero di chi non ha lavoro è sempre in crescita’. Un cambiamento positivo, invece, si vede nella capacita’ di alcuni giovani di inventarsi un lavoro in proprio. Anche questo mi sembra “Americano”, ma si tratta di un aspetto bello della nostra cultura.<b> </b></p>
<p><b>Ci puoi parlare del tuo impegno nella campagna elettorale di Obama?<br />
</b>L’emergere del candidato Barack Obama verso la fine del 2007 mi ha folgorato. Finalmente, un uomo intelligente, che parla bene, che parla delle cose che io ho ritengo essenziali per il mantenimento delle nostre tradizioni democratiche più importanti si e’ presentato alla nazione.  Parlava “la mia lingua”, esprimeva i miei valori, vedeva il mondo come lo vedevo io.  Dopo 8 anni di un governo Repubblicano, le cui politiche spesso mi hanno fatto  provare una vergogna profonda, e’ arrivato qualcuno che prometteva di rimettere il nostro paese sulla strada giusta, seguendo i passi di Lincoln, di Roosevelt, di Dr. Martin Luther King.  Dopo anni di inattività politica, mi sono messa in azione.  Mi è stata chiesto di fare da coordinatrice per il Piemonte del gruppo Americans in Italy for Obama, all’inizio del 2008.  Con un gruppo di connazionali, anche loro residenti qui da tanti anni, abbiamo cercato di contattare tutti gli americani residenti nella Regione per spiegargli com’è diventata facile votare nelle elezioni presidenziali dall’estero.  Abbiamo organizzato degli eventi vari e, coordinati da un gruppo di lavoro del Partito Democratico negli Stati Uniti, abbiamo fatto delle telefonate agli elettori democratici negli Stati Uniti, spesso quelli nel nostro stato d’origine, per dire loro come fosse importante votare questa volta.</p>
<p><b>Quali sono stati gli aspetti più esaltanti di questa avventura?<br />
</b>Il momento più esaltante è stato la mattina dopo l’elezione. Guardavamo il televisore per vedere la grossa folla di persone, Afro-Americani , “Bianchi” ma anche Americani di tutti i colori e tutte le origini tutti insieme a festeggiare la vittoria di qualcuno che esprimeva una visione di giustizia, uguaglianza, e pari opportunità al livello nazionale e cooperazione al livello internazionale.  Ho pianto di gioia per quasi mezz’ora.  Obama non è riuscito a fare tutto quello che ci ha promesso ma ha cercato di fare del proprio meglio, nonostante il feroce ostruzionismo Repubblicano  e inoltre ci ha fatto ricordare quello che è più bello nelle nostre tradizioni, senza farci dimenticare o glissare sopra i nostri sbagli e errori, le ingiustizie che abbiamo commesse a casa e altrove.  (Vedete che non ho una visione ”bipartisan”.  Sono sempre dalla parte del mio Presidente).</p>
<p><b>Su cosa l&#8217;Italia dovrebbe puntare, dal tuo punto di vista, per tirarsi fuori dal pantano?<br />
</b>Nel corso dei miei 29 anni come ospite qui nel Bel Paese, ho sempre evitato di dire agli Italiani cosa dovrebbero fare. Non sarebbe un comportamento appropriato per un ospite, a mio avviso.  Avrò delle speranze per questo vostro paese, però.  Spero che in qualche modo gli italiani possano ritrovare quegli istinti per l’ospitalità, la solidarietà e la generosità che fanno parte della vostra cultura profonda. Rappresentano dei valori che sono parte della vostra DNA, secondo me. Mi rendo conto, però, che tali qualità sono difficili da esprimere in un momento di crisi economica profonda. Ma molti di voi giovani italiani e italiane state già reagendo al piano economico con un’ ingegnosità’ e una  creatività del tutto italiana.  Avete capito che una risposta vincente alla crisi economica (che sicuramente non avete creata voi ma con la quale dovete convivere) è quella di mettersi in proprio, di lanciare piccole attività di nicchia con prodotti e/o servizi di grande qualità. E poi, una cosa che mi ricordo dei miei studi storici: tutto va secondo cicli: prima o poi queste insistenze sull’Austerity debbono cessare e nuove strade aprirsi davanti a voi. Ve lo auguro con tutto il cuore.</p>
<p>La foto delle <a title="Barche a vela" href="http://www.flickr.com/photos/31846825@N04/8516004390/in/photolist-dYwKpU-9Pykvb-8mkptu-dyjJV4-a9BmvK-a646Jj-8cGFwT-cvYyLY-8ny56k-cyiVMQ-cyiVP5-bhGdH8-cgFago-c3xnvC-8nxQV6-8cGJL8-e19ouA-e19m6Q-cgGjQs-a9HiKy-7HrXBu-chUa39-7Zz8se-7Zz8uH-7ZCiH5-7ZCiFj-dtoNqs-9yNdmG-cWLAdW-e8cUMv-ddYiqr-e8iQ2C-8cL3QG-cyiUnY-dzNYup-cvYM6j-7ZCZW1-7ZCZXd-7ZzPLK-7ZCZVd-dNrqo5-duRMfa-bv8FFa-bVqygW-9VbbY4-cRwTzu-7Zz8tV-7ZCiFW-dNWfnV-7XhZD6-7ZzPJc" target="_blank" rel="noopener">barche a vela</a> è di <a id="yui_3_11_0_3_1391609121492_956" href="http://www.flickr.com/photos/floridamemory/" data-track="photoAttributionNameClick" data-rapid_p="3" target="_blank" rel="noopener">Florida Memory</a></p>
<p>L'articolo che hai appena letto <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it/victoria-capitano-lungo-corso-harvard-torino/">Victoria, un capitano di lungo corso da Harvard a Torino</a> è stato pubblicato su <a rel="nofollow" href="https://psicomamme.it">Psicomamme: genitorialità, consapevolezza e creatività</a>.</p>
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