violette

Fiori alternativi per San Valentino

San Valentino si avvicina a grandi passi e, per chi ci tiene a festeggiarlo e ama regalare fiori, una scelta si impone. Fiori mondializzati, affatto sostenibili e spesso avvelenati o fiori locali, magari biologici e di stagione?

Il mercato dei fiori recisi è un mercato globale in cui rose, tulipani, anemoni, gigli, tutti i fiori che troviamo in vendita normalmente, sono coltivati con metodi industriali usando mano d’opera a basso costo e poi viaggiano per il mondo in celle frigo, con un ulteriore aggravio dell’impatto ambientale.

Alternative esistono:

  • il movimento Slowflowers Italia che coltiva e distribuisce localmente fiori di stagione, coltivati biologicamente tessendo una rete con fioristi, designer e organizzatori di eventi.
  • ai banchi dei contadini al mercato, si possono talvolta trovare fiori freschi di stagione. Si può chiedere al proprio fruttivendolo di fiducia di preparare un mazzolino speciale per la data che ci interessa.
  • Mirai flowers permette di comprare fiori biologici (ma la provenienza non è specificata) stabilizzati, ovvero conservati con un liquido vegetale atossico che li mantiene “come nuovi” per mesi.
  • le piante in vaso sono meno gettonate dal marketing del dono romantico ma non escluderei che possano fare molto più piacere di rose a stelo lungo o simili evergreen. L’ottimo vivaio Priola vende violette, anche odorate, ad ottimi prezzi. Non bisogna dimenticare che un fiore senza profumo, come le rose a stelo lungo, parlano solo alla vista mentre una violetta fiorisce in inverno e regala un profumo inebriante! Al prezzo di una rosa baccarat si comprano almeno tre vasi di violetta odorosa!

Il giornale Figaro ha riportato un’inchiesta sulla salubrità e sulla sostenibilità di questo sistema che privilegia pochissime cultivar a discapito di altre, locali, meno conosciute, magari anche profumate e più salubri. L’uso di pesticidi e fertilizzanti nelle serre extra-europee è alto e nessun controllo viene fatto nell’enorme mercato olandese di Aalsmeer dove confluiscono fiori dai principali produttori, verso il mondo intero. Ecco alcuni brani tratti da «Sur le front» (France 5): les roses sont-elles toxiques pour la santé? Di seguito la traduzione.

San Valentino si avvicina e sono numerosi i francesi che per l’occasione regaleranno fiori alla propria compagna o alla propria innamorata. Nel 2021, in piena crisi sanitaria, la consegna di fiori ha persino conosciuto un boom. Hugo Clément coglie l’occasione per andare ad indagare su questi mazzi di fiori che acquistiamo regolarmente. Ancora una volta, le conclusioni sono senza appello e le scoperte inquietanti. La filiera orticola subisce  le derive della mondializzazione.
Si fa sempre più attenzione a comprare bio, locale e di stagione per i prodotti alimentari, non ci si è mai posti questa questione per i mazzi di fiori. Hugo Clément, giornalista per la rivista «Sur le frontV.

Non ci pensiamo quando entriamo dal nostro fiorista preferito ma il mercato dei fiori recisi ha, purtroppo, conseguenze disastrose sull’ambiente. «Avete notato che non si indica mai la provenienza dei fiori recisi, come invece avviene, nel caso di frutta e verdura dal fruttivendolo, per esempio?», chiede Hugo Clément.

In effetti, per capire meglio da dove vengano, Hugo Clément e la sua squadra sono andati in Bretagna, a Perros-Guirec da un fiorista, Nicolas, il giorno della consegna dei fiori. Quest’ultimo acquista soprattutto rose, perché è il fiore che vi vende meglio in ogni stagione. Un fiore venduto su due è una rosa. Possiamo immaginare che circa l’85% dei fiori che questo artigiano bretone compra vengano dall’estero e principalmente dal più grande mercato dei fiori del mondo, i Paesi Bassi. Il magazzino è situato ad Aalsmeer, nella periferia di Amsterdam. La sua superficie è più vasta di quella dello Stato del Vaticano.

Nicolas mostra alle videocamere di «Sur le front» una delle sue ordinazioni: un mazzo di ortensie bianche, dai petali immacolati, adesso, colmo per un bretone, queste ortensie, acquistate tramite Aalsmeer, arrivano dalla Colombia! E’ raggelante che nel paese dell’ortensia – un fiore che cresce ad ogni angolo di strada in Bretagna – si sia obbligati a farne arrivare da così lontano. Come accade spesso, la rivista di France 5 addita l’assurdità della mondializzazione. Non è tutto. A pochi chilometri dal negozio di Nicolas, si trovano campi  di ortensie a perdita d’occhio. E’ un olandese che ha creato questo business in Bretagna, sette anni fa. Allora, perché Nicolas non si procura i fiori a livello «locale»? Perché tutta la produzione del suo vicino va…. nei Paesi Bassi. E’ più interessante per lui vendere laggiù all’ingrosso che di rifornire i piccoli commercianti. E per sbarcare il lunario, deve fornire fiori in quantità industriale…

Chi può immaginare che la bella rosa rossa che stiamo per donare a San Valentino o in un’altra occasione venga… dall’Etiopia?

Quando compriamo un mazzo di fiori, non abbiamo modo si sapere da dove venga. Non c’è alcuna tracciabilità dei fiori che ci regaliamo. Potremmo non preoccuparci, dopotutto non è un bene che consumiamo. Sì, ma è proprio a questo punto che la cosa diventa ancora più complicata e persino inquietante. Chi può immaginare che la bella rosa rossa che regaliamo a San Valentino o per un’altra occasione venga…dall’Etiopia? Questo paese arido dell’Africa è uno dei più grandi produttori di rose! Fino al punto di disseccare i propri laghi per questa ragione. Se il mercato sembra succoso, c’è un prezzo, quello della salute di chi lavora accanto alle rose e la nostra (vedremo presto perché), acquirenti dell’altro capo del mondo perché le rose sono vendute tanto in Francia che in Asia, che nella penisola araba- L’Etiopia si è lanciata nella coltura delle rose 15 anni fa. Hugo Clément si è recato in una “fattoria delle rose” che fa lavorare più di 300 persone.

Ci si fanno crescere 5 milioni di rose all’anno. Quando le portiamo a casa, dopo averle comprate dal nostro fiorista in Francia, possono rimanere belle e intatte fino a sette giorni! Questo è impossibile e contro natura. Dopata con acido nitrico  e altri potenti fertilizzatori, questa rosa, questa rosa è fatta per durare 3 settimane (!) per sopportare i diversi viaggi che dovrà compiere fino al nostro vaso. Queste «super rose» sono irrorate di funghicidi e altri prodotti proibiti in Francia. Queste sostanze sono manipolate da lavoratori etiopi a cui non viene fornito materiale adeguato per proteggersi… Questi prodotti inquinano le falde freatiche e l’acqua dei laghi etiopi – un’acqua che un tempo era potabile. Adesso è proibito farsi il bagno, vi si trovano pesci morti ma la pesca non è proibita… E’ una catastrofe per le persone che vivono vicino a queste serre così come per l’ambiente.

Queste famose «rose eterne», dopate, quindi, con prodotti proibiti in Francia, sono spedite nei Paesi Bassi, nell’immenso mercato di Aalsmeer, dove acquirenti all’ingrosso francesi vanno a comprare. Non c’è alcun controllo sanitario dei fiori al loro arrivo sul nostro territorio. Qua sta tutta la triste ironia. Respiriamo a pieni polmoni questi prodotti chimici banditi, senza saperlo, quando immergiamo il viso in un mazzo di rose. Hugo Clément ha fatto testare la tossicità di diversi mazzi di fiori che si trovano in Francia.

«Nessuno dei laboratori specializzati in Francia ha accettato di testare i nostri campioni, precisa il giornalista, per non inimicarsi i loro clienti abituali: gli industriali del fiore. Siamo dovuti dunque andare nei Paesi Bassi per lanciare queste analisi e i risultati ci hanno disgustato!». In effetti, tra i fiori venduti dal marchio Monceau Fleurs, il bouquet più caro venduto a 17 euro e 50, batte record inimmaginabili di tossicità. Vi abbiamo rintracciato 40 tipi di sostanze pericolose! Per fare un paragone, quello di Franprix, a 4 euro, è il «meno peggio», constata Hugo Clément.

Il giornalista chiude la sua inchiesta con un elemento di speranza: «Per fortuna, c’è una presa di coscienza. Un numero sempre maggiori di consumatori è pronto ad acquistare piante locali e di stagione e dei combattenti tentano di ricreare una filiera economica per mettere in relazione gli orticoltori e i fioristi di una stessa regione». E’ la soluzione, tornare ai fiori di stagione – cosa che esclude la famosa rosa rossa di San Valentino perché le rose non sono fiori invernali – come si fa attenzione a consumare frutta e verdura di stagione. «Sur le Front» realizza il ritratto di alcuni resistenti come Bernard, che ha una serra bio nella quale gli insetti rimpiazzano i pesticidi. La sua rosa è locale e sprigiona un profumo potente e naturale, si si può affondare il naso senza temere il peggio.

Ecco alcuni indirizzi di produttori di fiori stagionali e biologici freschi e secchi:

Se cerchi un’ampia scelta di fiori prodotti in Liguria e Costa Azzurra, c’è Duferflower di Sanremo che vende anche fiori meno abusati, come agapanti, anemoni, calendule, campanule, garofani, ranuncoli ponpon, strelizie, violette. Si può telefonare al numero 3901845941.

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